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immagine da pixabay

La scelta di Draghi di coinvolgere McKinsey, multinazionale della consulenza, nell’elaborazione del Recovery Plan ha suscitato non poche perplessità. Sia perché si era fatta una guerra per tenere i “tecnici” alla larga del PNRR, sia perché la società statunitense è un vero rebus

Pochi giorni fa, Draghi ha deciso di “ingaggiare” la multinazionale di consulenza strategica McKinsey & Company nella squadra di Governo che definirà il PNRR. Una notizia importante, ma che ha ricevuto ben poca considerazione finora, anche perché si sa piuttosto poco in merito. Addirittura sembrerebbe che al tavolo siederà anche la Ernst & Young, un altro colosso della consulenza globale. E alla fine, il Governo è stato costretto a pronunciarsi su un tema tanto delicato e che riguarderà il futuro del Paese per gli anni a venire. Con una nota ufficiale, il MEF ha escluso ogni coinvolgimento di McKinsey o di altre multinazionali nella definizione del Recovery Plan.

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Si precisa che la governance del PNRR italiano è in capo alle Amministrazioni competenti e alle strutture del MEF che si avvalgono di personale interno degli uffici” recita la nota. “McKinsey, così come altre società di servizi che regolarmente supportano l’Amministrazione nell’ambito di contratti attivi da tempo e su diversi progetti in corso, non è coinvolta nella definizione dei progetti del PNRR“. Ma allora qual è il ruolo della multinazionale statunitense? A spiegarlo è lo stesso MEF: McKinsey offrirà supporto tecnico e uno studio di benchmark.

Una differenza sottile ma sostanziale

Come spiega lo stesso MEF, tutti gli aspetti decisionali, gli investimenti e le riforme previsti nel Piano restano unicamente in mano alle Amministrazioni competenti, che si avvalgono del personale interno. Il MEF si avvale di consulenti esterni, come McKinsey solo in casi particolari. Tipo quando serve una consulenza specialistica, quando i tempi sono stretti e quando il carico di lavoro è anomalo. E cioè, come nel caso del Recovery Plan. “In particolare, l’attività di supporto richiesta a McKinsey riguarda l’elaborazione di uno studio sui piani nazionali “Next Generation” già predisposti dagli altri paesi dell’Unione Europea e un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano“. In altri termini, alla società di consulenza sarebbe stato chiesto di studiare i piani realizzati da altri paesi europei e di valutare i progetti elaborati dall’Italia.

Quasi a voler sgombrare il campo da ogni dubbio e ombra proiettata da questa vicenda, il MEF ci fasapere anche l’entità del contratto posto in essere. “Il contratto con McKinsey ha un valore di 25mila euro +IVA ed è stato affidato ai sensi dell’art. 36, comma 2, del Codice degli Appalti, ovvero dei cosiddetti contratti diretti “sotto soglia”“. E qui casca l’asino: possibile che un colosso come McKinsey abbia accettato per una cifra così bassa? Ed essendo un contratto sotto soglia, ovviamente il MEF ha agito per l’affidamento diretto. Pur non sussistendo l’obbligo di bandire una gara pubblica, non era forse il caso di informare almeno il Parlamento? Dopotutto il PNRR è un piano altamente strategico che riguarderà il futuro del Paese, la trasparenza è d’obbligo.

L’affaire McKinsey imbarazza il MEF

Più che fare chiarezza, la nota diffusa dal MES conferma che intorno al PNRR c’è ancora troppa poca trasparenza. Più che fare chiarezza, il MEF sembra voler mettere le mani avanti dicendo di non aver fatto nulla di illegale o scabroso. Ma il punto rimane: perché allora non farlo sapere pubblicamente? Forse perché McKinsey e le società del settore non godono di molta popolarità. E forse perché è difficile spiegare ai cittadini certe cose. Tipo che in questo modo le società di consulenza possono accedere ad informazioni sensibili, utilissime ad altri. Senza contare che sia il MEF che Bankitalia hanno dei centri di studio altamente qualificati, che non hanno niente da invidiare a McKinsey. In ultimo, questa società non è certamente apolitica, anzi, interpreta un pensiero socioeconomico fortemente liberista. La sua scelta implica che il Governo intende muoversi in un solco ben preciso.

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