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Per salvare l’Italia, la riforma del MES sembra indispensabile. Anche a costo di salvare la Germania per prima

Una riforma che, a tutti, sembra anti-nazionalista. Quella del MES è una partita aperta e molto importante, soprattutto per il fatto che decreta effettivamente, ancora una volta, le fazioni in gioco nella politica italiana. Stiamo assistendo a qualcosa di frastagliato e nebuloso, dove il Governo appare più diviso che mai, ma dove nemmeno le opposizioni sono unite. Il punto è che, da un lato, Fratelli D’Italia e Lega vogliono ancora dar parvenza di uno spicciolo moralismopatriottico” che risulta più ridicolo che altro. Dall’altra Forza Italia, invece, fiuta l’opportunità, lo spiraglio lasciato per inserirsi e portare scompiglio, creare una frattura.

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I ribelli sono ovunque. Ma, a conti fatti, chi beneficerà della riforma del MES? La risposta è semplice: in primis noi. Questo perché il sistema prevede un paracadute per le banche italiane, che potrebbero tornare a rifiorire come un tempo e a dire la loro. Ciò comporterebbe, però, il salvataggio delle banche tedesche prima di quelle italiane. Qualcuno potrebbe banalizzare dicendo “Prima la Germania“, ma attenzione. La verità è che, ora come ora, nel caso in cui le banche tedesche andassero in crisi, automaticamente anche quelle italiane andrebbero incontro a fine certa.

Il backstop, in questo caso, servirebbe assolutamente, come fonte primaria, a garantire che non si verifichi ciò che si era verificato nell’era post-2008. Il crollo della Grecia è qualcosa che ancora tutti hanno ben presente. E così, evitarlo diventa non solo un obbligo, ma uno scopo primario. Il problema vero, però, è che l’Italia si riscopre completamente divisa anche su questo tema. Il Movimento 5 Stelle si trova su un polo, il PD prova a mediare, mentre Italia Viva si ritrova sull’altro. Opporsi al MES potrebbe sembrare una soluzione intelligente. Ma in realtà non è così.

Il legame con il Recovery Fund

Non dimentichiamo, infatti, che l’Unione Europea è colei che ha il pallino del gioco in mano. La verità è che non bisogna opporsi a ciò che avvantaggia gli altri. In primis perché questo consentirebbe una maggiore cementificazione dei rapporti all’interno della stessa Unione, che ne uscirebbe rafforzata. Poi, regalerebbe all’Italia una posizione molto più vantaggiosa, da sfruttare nel caso in cui si vogliano intraprendere trattative con altri Paesi per vari ambienti (dal commercio alle relazioni interpersonali). Il MES si prefigura come una delle possibili salvezze. Anche in virtù del suo legame con il Recovery Fund.

Il Recovery Fund, infatti, va a stretto braccio con il MES, soprattutto per l’importanza della potenza di fuoco che rappresenta in campo economico. Sembra strano che “i ribelli” non abbiano ancora capito dell’incredibile opportunità che si presenta all’Italia. Un’opportunità per ricostruire un Paese che soffre di tantissimi pezzi mancanti, soprattutto dal punto di vista delle infrastrutture e dei servizi primari. 360 miliardi verranno erogati sotto forma di prestiti. Una parte delle risorse arriverà dal bilancio comunitario, ma per finanziarsi la Commissione è autorizzata ad emettere eurobond che alla scadenza si pensa di ripagare introducendo nuove tasse comunitario a partire da quelle sulle attività digitali dei colossi del Web.

Cosa, però, da non sottovalutare, è come le misure abbiano creato una spaccatura netta anche all’interno dell’opposizione. Infatti, Forza Italia, con Renato Brunetta, ha chiaramente dichiarato di voler sostenere l’operato del presidente del Consiglio. Che una nuova strada si stia, pian piano, spianando?

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