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Grillo riaccende la miccia sulla questione MES. Il rifiuto di Crimi e la diplomazia di Di Maio, mentre Conte rimane in bilico

L’ago della bilancia all’interno del governo sarà proprio il MES, o per meglio dire, la sua riforma. PD e M5S si schierano su fronti opposti. Mentre il PD spinge per la sua rapida approvazione, il Movimento, o almeno una parte, si rifiuta di acconsentire. Lo scenario ipotizzato mette a dura prova il premier Giuseppe Conte, che il 9 dicembre dovrà fare i conti con una realtà tutt’altro che chiara.

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A rialzare il polverone sulla questione MES, è proprio lui, Beppe Grillo, che solo pochi giorni fa si era espresso a favore di una patrimoniale per i super ricchi e un no categorico allo strumento: “Il Mes? Uno strumento non solo inadatto ma anche del tutto inutile.”
Tra PD e M5S rimane, però, lo spettro del centrodestra, ancora in fase silente, ma che con molta probabilità, a breve dirà la sua e l’ago della bilancia potrebbe pendere di molto e cambiare le carte in tavola.

Mes sì, Mes no

Non solo macro-schieramenti, ma anche e soprattutto contraddizione interne ai partiti. Vittorio Crimi da un lato, schierato contro la riforma: “L’ho detto in tutte le salse. Il MES è uno strumento che non ci piace, obsoleto e potenzialmente dannoso e neanche la riforma è all’altezza di affrontare una situazione come quella del Covid. Lo strumento, però, può essere attivato solo con il voto del Parlamento. E in questo Parlamento i numeri non ci sono e non ci saranno.”

Linea dura quella di Crimi che però, poco dopo fa un leggero passo indietro: “Non ci piace, ma non faremo ostruzionismo se tutti gli altri Paesi europei stanno andando in quella direzione.”
L’UE sarebbe, dunque, il punto di riferimento per il pentastellato anche se, come in un valzer, pochi istanti dopo ritorna su una linea più incisiva: “Domani in prima linea per non farlo attivare.”

Insomma, le idee non sembrano molto chiare, soprattutto in merito a una visione d’insieme, in cui gli attori europei entrano in gioco.

Di Maio diplomatico

Luigi Di Maio decide di optare per un approccio più diplomatico: riforma peggiorativa, ma senza ledere Conte. Questa è la linea adottata da Di Maio che fa sapere: “Mercoledì in aula non si voterà per accedere al MES. Questa è una bugia. Il Presidente del Consiglio all’Eurosummit si dovrà esprimere sulla riforma. Una riforma che io stesso ho definito peggiorativa e che andava fermata anni fa. Ma i numeri per essere approvato in Parlamento non ci sono.”

Nell’ipotesi peggiore si pensa alla crisi di Governo, ed è qui che Luigi Di Maio difende l’operato di Conte: “L’Italia ha bisogno di stabilità. Noi dobbiamo dargliela. Non potete portare Conte sul patibolo. Chi non voterà quella risoluzione, voterà contro il presidente del Consiglio dei Ministri e il suo governo che viene in aula a chiedere la fiducia del Parlamento per andare in Europa anche a trattare lo sblocco dei fondi del Recovery Fund. Lo trovo francamente folle e irresponsabile.”

Conte e la crisi di Governo

Votare contro il MES sarebbe come votare contro Conte, un’ipotesi che non appare poi così assurda, anche se il premier si dice fiducioso a riguardo: “Il mio Governo non cadrà sul MES“. Secondo Conte, infatti, l’ipotesi di una crisi di Governo sarebbe lontana anni luce, considerando che si chiederebbe di votare riguardo alla riforma e non all’applicazione: “La votazione riguarda alcune modifiche che, grazie anche al contributo dell’Italia, sono servite a migliorare un meccanismo già esistente dal 2012. Guido un governo europeista, saremo protagonisti della riforma del MES e del Recovery Fund assieme a Berlino e Parigi.”

C’è chi però non la pensa proprio così e alla piega europeista del PD e del Movimento non crede. Non a caso, gli scontri si accendono e la sottoscrizione della lettera anti-MES accende gli animi. La deputata Manuela Corda arriva così a criticare l’intera gestione di controllo, parlando di un vero e proprio “fascismo. Una conduzione che non ci permette di esprimerci. Solo due minuti prima apprezzavo Luigi Di Maio. Ora volte un mandato e vi volete imporre.”

A Corda si è poi aggiunto Forciniti, che accusa duramente Di Maio e Bonafede di “fare comizi“, mentre “non ci fate nemmeno parlare, allora non ve la voto!
Un piede di guerra che diventa sempre più pericoloso.

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