conte, decreto ristoro DPCM Lombardia
Immagine da YT Palazzo Chigi

Arriva l’ultimatum del Presidente del Consiglio Conte sulla vendita delle quote Aspi. La risposta dei Benetton: “Sempre rispettato le istituzioni”

In un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte accende il dibattito sulle quote Aspi. Un vero e proprio ultimatum da parte del Presidente che invita alla revoca della concessione con lo Stato, normata nel 2007.

Gli schieramenti

Tra i primi a rispondere, Matteo Renzi: “I populisti chiedono da due anni la revoca della concessione. Facile da dire, difficile da fare. Perché se revochi senza titolo, fai un regalo ai privati, ai Benetton, ai soci e apri un contenzioso miliardario che crea incertezza, blocco cantieri, licenziamenti. Questa è la verità”. Con queste parole, il leader di Italia Viva, si oppone all’ultimatum di Conte, sull’ipotesi di un’eventuale revoca della concessione. Le parole di Renzi sono, in realtà, soltanto una consolidamento  di dichiarazioni passate. Il leader di Italia Viva, infatti, si era già in precedenza detto contrario a tale eventualità. Diversa sembrerebbe, invece, l’opinione dei Cinque Stelle, dichiaratisi favorevoli alla revoca. Dietro la scia dei pentastellati, anche parte del Partito Democratico.

Questione di sicurezza

Dopo la tragedia del ponte Morandi, in cui persero la vittima 43 persone, gli interessi economici devono fare un passo indietro di fronte alla sicurezza dei cittadini. “Non sacrifico il bene pubblico per i loro interessi” ha spiegato il premier Conte, riconoscendo come paradossale l’affiancamento tra fondi pubblici e Benetton, all’interno dell’azionariato della concessionaria. La famiglia Benetton si è così vista obbligata alla replica, dichiarando di aver “sempre rispettato le istituzioni: quando in passato è stata sollecitata ad entrare in diverse società, così come oggi”. Anche il sottosegretario dem all’Ambiente Roberto Morassut ribadisce l’importanza di muoversi verso “la tutela della sicurezza dei cittadini e dell’integrità del patrimonio pubblico”. A  sostegno dell’ultimatum lanciato da Conte, anche il deputato Stefano Fassina: “Totale sostegno al presidente Conte nell’impegno, ben motivato in un’intervista stamattina, a revocare a Aspi la concessione”.

Alle critiche, il premier Conte controbatte ipotizzando una possibile manovra strategica volta a ridurre a i danni: “Se proprio lo Stato vuole tornare nella proprietà, l’unica possibilità è un’operazione su Atlantia, con un aumento di capitale e l’intervento di Cassa Depositi e Prestiti. Operazione trasparente, società quotata, progetto industriale globale”. Per Conte, infatti, ‘non ci sarebbero alternative serie e credibili‘ e, in risposta alle critiche avanzate da Renzi, controbatte affermando che “il populismo urla slogan, la politica propone soluzioni”. Titubante a riguardo la deputata Iv Raffaella Paita: “Noi pensiamo che la revoca sia un atto tecnicamente difficile e rischiosissimo, con ricorsi e contenziosi che pagheranno i cittadini. Non abbiamo mai difeso nemmeno un giorno i Benetton, ma pensiamo che le cose vadano chiarite in tribunale e non al tribunale dei populisti”.

La proposta di Atlantia e Aspi

Infine, la replica degli amministratori delegati di Atlantia e Aspi, Roberto Tomasi e Carlo Bertazzo: “Atlantia non ha intenzione di uscire da Aspi. Ha riconosciuto gli errori e ora vuole avere l’orgoglio e la pazienza di rimediare anche con altri soci”. Dichiara Carlo Bertazzi, contrario all’ipotesi di un’uscita di scena alla quale contrappone, invece, la completa disponibilità da parte della società di scendere sotto il 51% di Autostrade. “La proposta” afferma Roberto Tomasinasce da un confronto durato quasi un anno, in cui abbiamo ascoltato con attenzione le esigenze dell’esecutivo. Ci impegniamo a stanziare 3,4 miliardi suddivisi tra oneri di ricostruzione, riduzione modulare dei pedaggi e ulteriori manutenzioni delle infrastrutture, tutti elementi a nostro carico”.