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Tra conferme, ritorni e new entry, ecco la lista dei possibili ministri del nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi

I ministri della nuova squadra di Mario Draghi dovranno formare un Governo di alto profilo. Un esecutivo che verosimilmente seguirà il modello Ciampi, che per la prima volta sperimentò un mix di politici e tecnici. Un team che dovrà comunque essere in grado di soddisfare e rispecchiare le richieste del Capo dello Stato al fine di poter affrontare al meglio e con urgenza la fase critica che il Paese sta attraversando.

La squadra che potrebbe nascere

Come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Draghi potrebbe scegliere un suo ex collaboratore alla BCE, Eugenio Sgriccia. Al Viminale, invece, sembra probabile la riconferma dell’attuale Luciana Lamorgese. Alla Giustizia invece il grillino Alfonso Bonafede dovrebbe essere sostituito da Marta Cartabia, ex presidente della Corte Costituzionale. Per lo stesso dicastero in lizza ci sarebbero anche Raffaele Cantone, ex presidente dell’ANAC, Paola Severino (per lei sarebbe un ritorno: ruolo già occupato nell’esecutivo Monti) e il giurista Sabino Cassese.

La posizione sensibile del MEF

Il ministero più delicato in questo momento è senza dubbio quello dell’Economia. Fabio Panetta, membro del board della BCE, gode di grandissima stima da parte di Draghi e potrebbe essere chiamato sia a dirigere un ministero economico sia ad avere un ruolo chiave nella gestione del Recovery Plan. Questo non significa che Draghi sia pronto a sacrificare l’attuale capo del MEF Roberto Gualtieri. Come avvenuto anche in altri Paesi della UE, l’intenzione di Draghi sembra proprio quella di portare interamente la gestione dei 209 miliardi dei fondi europei su un nuovo organismo, ossia creando un ministero ad hoc.

Dallo sviluppo economico alla Farnesina

Diverse le opzioni per il Ministero dello sviluppo Economico. Enrico Giovannini, tra i primi, economista ed ex ministro del Lavoro nel governo di Enrico Letta è tra queste, però papabile anche all’Ambiente o nuovamente al Lavoro. Compare in lista anche Carlo Cottarelli, che per il suo essere in buoni rapporti con le istituzioni UE potrebbe sedere ai Rapporti con l’UE o all’Economia. La casella della Farnesina, occupata dal pentastellato Luigi Di Maio, potrebbe essere affidata a Enzo Moavero Milanesi, o a Elisabetta Belloni, segretario generale allo stesso dicastero.

Il ruolo cruciale di sanità e istruzione

Il ministro Roberto Speranza crede in una possibile riconferma, ma è molto quotato il nome di Ilaria Capua, virologa ed ex parlamentare. Le aspettative dell’attuale ministro riguardano la continuità della gestione dell’emergenza Covid fino ad ora portata avanti sotto la sua direzione. All’Istruzione invece, compare il nome di Patrizio Bianchi, docente dell’Università di Ferrara ed ex capo della task force del ministero. Da quanto trapela, in ogni caso questo dicastero sarà occupato da un tecnico. 

I politici che possono puntare ai Ministeri

Ecco quali i nomi politici che dovrebbero entrare in squadra, con una collocazione ancora da definire. Per il PD ci sarebbero i suoi tre principali capicorrente: Lorenzo Guerini, gradito anche al Colle, Andrea Orlando e ovviamente Dario Franceschini. In quota Italia Viva potrebbe esserci Teresa Bellanova all’Agricoltura (in ballottaggio con Ettore Rosato). Per la Lega, se appoggerà Draghi, potrebbe salire a bordo Giancarlo Giorgetti, quanto a Forza Italia, difficile che entri con ministri politici ma se dovesse farlo, potrebbe promuovere Antonio Tajani, una vita a Bruxelles e già presidente dell’Europarlamento. Boccia sembra invece che sarà riconfermato. 

Una situazione ancora in piena evoluzione

Al di là delle ipotesi espresse e delle probabili direzioni che prenderà il nuovo esecutivo, ogni cosa è ancora in alto mare. Sono appena iniziate le consultazioni con i piccoli partiti alla Camera dei Deputati e prima di Sabato non si avranno certezze. Il Premier incaricato Mario Draghi dovrà certamente mediare in un coacervo di interessi frammentari che compongono il nostro attuale Parlamento. Nel caso, ad ora remoto, che non dovesse riuscire a trovare un’intesa con i partiti, lo spettro delle elezioni anticipate sarebbe inevitabile.