Apologia del cinema invisibile: ” Neighbouring Sounds ” di Kleber Mendonca Filho



neighbouring sounds

Appuntamento con il cinema invisibile: ” Neighbouring Sounds ” di Kleber Menconca Filho

C’è una scena nell’opera prima di Kleber Mendonca Filho “ Neighbouring Sounds ” del 2012 (che significa letteralmente “suoni del vicinato”) profetica, che però, non profetizza solo quello che accadrà nel corso del film, ma che “anticipa” il decadimento morale di una società a favore di uno sviluppo socio-economico imperante. Una bambina, figlia di una donna in cerca di una nuova casa, guarda dal balcone grandi costruzioni e grattacieli che nascondono, come sotto un grande tappeto, una povertà che ha smesso di far sentire la propria voce, polverosa, reminiscente, implosa, genuflessa ad una ricchezza sfrontata.neighbouring-sounds

Un bambino lancia la palla per sbaglio oltre un muro, che divide e confeziona involontariamente l’impronta borghese brasiliana tutta intorno. La palla finisce dall’altra parte, la bambina vorrebbe aiutarlo, ma la madre arida la spinge ad andarsene dopo aver saputo che in quell’immobile si era verificato giorni prima un evento luttuoso.

Storia di un complesso residenziale, dove tanti protagonisti più che incontrarsi si osservano quasi di nascosto: da un donna esausta dall’abbaiare di un cane, che fuma erba quando i figli sono a lezione di cinese e usa spigoli vibranti di lavatrici per darsi piacere; a due nipoti di un ricco imprenditore immobiliare cresciuti diversamente, uno innamorato di una donna, Sofia, che lo lascerà dopo aver saputo che proprio il nonno di lui avrebbe costruito nuovi complessi residenziali sopra la macerie della sua vecchia casa, l’altro, ladruncolo di strada che ruba lettori cd dalle macchine; per concludere con tre vigilanti che dovrebbero proteggere la strada dei vari condomini dalla violenza, ma che alla fine la violenza la eleveranno a stendardo come riscatto da un’edilizia sempre più sintetica e schiacciante.

Kleber Mendoca Filho, firma un’opera grottesca e antitetica

Con qualche tono thriller, Filho passa da campi lunghi avveniristici a primi piani primordiali, per poi zoomare e trovare un compromesso estetico. Con una personalissima idea di cinema, che a tratti può sembrare grossolana, parla dell’importanza della memoria intrinseca negli oggetti, o meglio ancora negli edifici e in tutto ciò di più concreto che ci circonda e che ha creato una sua Storia. Polarizza l’idea di un Brasile che da incontaminato resta vittima della contaminazione della modernità, creando un senso ansiogeno anche in chi ci abita senza uscire mai dalla propria casa.

Leggi anche