neuropsicologia

La neuropsicologia si è interessata a spiegare come il cervello umano cambi dopo aver raccontato una bugia. Ecco quanto scoperto

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Che l’essere umano sia propenso a mentire è cosa risaputa, ma cosa succede al nostro cervello quando diciamo una bugia ? La neuropsicologia si è interessata alla questione, portandoci alla scoperta del nostro cervello e dei nostri comportamenti.

Si è scoperto che una bugia detta frequentemente induce la persona che la dice ad auto convincersi nel corso del tempo, dimostrando che ciò che ha raccontato non è più effettivamente una bugia quanto più una realtà distorta. Dunque si è tendenti ad ingannarsi pur di non riconoscere di aver mentito prima a noi stessi e poi agli altri. 

Il cervello, scrivono i neuropsicologi, mostra una sorta di adattamento. Si innesca un meccanismo biologico che agisce come un piano inclinato. Quel che inizia con un piccola bugia può subire un’alterazione diventando una trasgressione grave. È stato appurato che tale processo vale anche per infedeltà, doping e disonestà.

Del resto non c’è da stupirsi, quando la disonestà è diffusa i nostri standard morali si abbassano. Una ricerca sostenuta l’anno scorso, ha dimostrato che nelle nazioni dove la corruzione è più diffusa, anche i singoli individui si comportano in maniera meno onesta.

Questa conseguenza non è affatto anomala, l’individuo tende ad abituarsi al contesto in cui vive, e in modo implicito, percepisce che per sopravvivere in quel determinato contesto sociale deve conformarsi. Tutte queste conclusioni però, vengono fatte sempre in modo inconscio, l’individuo pensa a tutto questo ma non razionalizza di averlo pensato se non nel momento in cui pone l’attenzione su quanto pensato.

Ma è anche vero che nessun individuo è uguale all’altro nell’affrontare i dilemmi morali. Ci sono personalità più vicine a un’intelligenza machiavellica, altre attente a non rovinarsi la reputazione, ed infine, altri ancora che hanno degli ideali talmente forti e concentrati che rimangono con le proprie idee.

Come indirizzare l’uomo disonesto verso comportamenti più corretti

Uno studio di neuropsicologia, che si sta affrontando presso l’università della Sapienza a Roma, si concentra su come indirizzare l’uomo disonesto verso un comportamento più corretto, e si è appreso che le prediche non servono a nulla se non aumentare la disonestà dell’uomo. Invece far immedesimare il soggetto nei panni del soggetto ingannato, potrebbe aiutarlo a capire la lezione.

Ma è anche vero che arriva un momento in cui troppe menzogne diventano ingestibili. Questo perché? Perché mentire a se stessi è impossibile. Dire bugie provoca una scissione al nostro interno che è difficile da gestire. L’io che mente diventa un personaggio separato, e bisogna ricordare bene i dettagli delle sue parole e azioni , per non essere mascherati. Si tratta di un lavoro complicato visto che oltre ad un certo livello si finisce per implodere. Dunque si potranno dire anche tante bugie, ci si potrà anche auto convincere, ma prima o poi la resa dei conti con se stessi e gli altri sembra arrivare sempre.

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