Ocean’s 8: potere alle donne (e alle criminali)



Ocean's 8

Gary Ross raccoglie il testimone da Steven Soderbergh e dirige Ocean’s 8, spin-off della famosa saga. Cambiando il sesso: è tutto al femminile

Un’operazione nostalgia. Son passati più di dieci anni di distanza dall’ultimo capitolo della famosissima trilogia dedicata alla banda di ladri di Danny Ocean. Ocean’s Thirteen sembrava la fine delle ostilità. Il “Ci vediamo quando ci vediamo” di Linus Caldwell (un grande Matt Damon) rivolto a Danny Ocean (il calcolatore George Clooney) e Rusty Ryan (un istrionico Brad Pitt) decretava lo scioglimento della più grande banda di ladri di sempre. Gary Ross, però, ha voluto ravvivare il fuoco. E così è nato Ocean’s 8.

Ocean’s 8 si presenta come sequel, spin-off e potenziale reboot allo stesso tempo. Con una particolarità: questa volta il cast è completamente al femminile. A capo di questa nuova rapina, infatti, stavolta, c’è Debbie (Sandra Bullock), sorella di Danny Ocean. La ladra raduna, insieme all’amica Lou (Cate Blanchett), una squadra di otto ladre.

Un heist movie degno delle orme preferite da Steven Soderbergh (si pensi anche al recente La Truffa Dei Logan), ma con una particolarità. Questa volta, entra in campo il “gentil sesso”. Donne ispirate dai propri mariti e dai propri familiari a compiere una nuova impresa. Una vera e propria celebrazione del “girl power”, a tutti gli effetti.

Il ritorno delle professioniste del crimine

Dal punto di vista della trama, Ocean’s 8 riprende in maniera molto fedele le vicende della trilogia. Dopo essere uscita di prigione, la sorella di Danny Ocean, Debbie sarà affiancata da queste 8 professioniste “squilibrate”. Obiettivo? Ovviamente, il colpo del secolo: il furto della celeberrima collana Toussaint di Cartier (dal valore di circa 150 milioni di dollari).

Per farlo, le criminali dovranno rubarla direttamente dal collo di Daphne Kluger (interpretata da una splendida Anne Hathaway), che la indosserà durante uno degli eventi più esclusivi del mondo: il Met Gala di New York. Ovviamente, ogni rapina ha bisogno di un piano ben congeniato, privo di falle e soprattutto architettato nei minimi dettagli.

E per farlo, la gentile donzella Debbie sarà affiancata, oltre che da Lou, da una hacker professionista, Nine Ball (interpretata da Rihanna), dall’impacciata designer Rose (una Helena Bonham Carter sempre sopra le righe), dalla magnetica Tammy (Sarah Paulson), Amita (Mindy Kaling) e Constance (Awkwafina). Tutte coalizzate per questo megasupercolpo. Saranno all’altezza dei predecessori?

Un heist movie in salsa rosa divertente e godibile

Il meccanismo di Ocean’s 8 si dimostra ben congeniato e oliato. Naturalmente, si può facilmente notare la somiglianza con i più grandi classici del “girl power”, soprattutto Il Diavolo Veste Prada (la ripresa dell’armadio pieno di scarpe ci induce al pensiero).  Ma ciò che colpisce di più del film è come riesca a camuffare bene i propri punti deboli.

Il metodo adottato da Ross, vale a dire il puntare tutto sull’intrattenimento e sulla comicità, è condivisibile per larghi tratti. Il cast, inoltre, sembra molto affiatato, quasi alla pari dell’originale. In questo, le grandi attrici si superano nelle proprie prove (soprattutto Anne Hathaway), dimostrando che non hanno nulla da invidiare alle proprie controparti maschili.

Inoltre, è presente anche una celebrazione del già citato “girl power”. Quando Debbie Ocean dice “Un lui viene notato, una lei no.”, il messaggio che arriva è bello, chiaro e preciso. Le donne possono essere invisibili, talmente tanto da rubare un gioiello da 150 milioni di dollari senza che nessuno se ne accorga.

Grande anche la prestazione del “villain” (se così si può definire), ovvero l’investigatore privato interpretato dal buon James Corden (altro punto di forza del film).  Nella sua prestazione si dà molto da fare nel rendere complicate le vite delle rapinatrici (sebbene non sia l’Andy Garcia della saga originale), e riesce a farsi apprezzare. Forse, l’unica pecca (non da attribuire a lui) è la sua entrata in scena un po’ troppo ritardata. Ma poco male.

Ma la regia? E l’originalità?

Purtroppo, nessun film si salva dalle sue “note dolenti”. Ocean’s 8 non si esime dalle sue colpe, naturalmente. Una di questa è proprio quella tendenza al “compitino” da cui Ross non si scosta. Infatti, è difficile trovare originalità nella pellicola. Piuttosto, il regista segue la regola non scritta di tutti i sequel, ovvero quella di mantenere la rotta del predecessore, senza alterare quasi nulla.

Scelta condivisibile, per larghi tratti. Ma che rischia di compromettere l’integrità e di annoiare lo spettatore. D’accordo, il film è fondamentalmente il sequel di un remake, ma le facilonerie nella sceneggiatura rovinano completamente l’atmosfera.

Dal punto di vista tecnico, il cineasta stravolge completamente quella che era l’opera iniziale di Soderbergh. Certo, stiamo parlando di due “artisti” di calibro naturalmente diverso, ma il ricorrere ad uno stile “patinato”, da rivista di moda, non sembra essere una scelta felice.

Anche il “vero” villain è una mezza delusione: il Claude Becker di Richard Armitage ha ben poco del cattivo. Piuttosto, si potrebbe considerare un mezzo bamboccione, un insulso belloccio che non ha nemmeno un decimo del carisma di Terry Benedict. Un aspetto negativo da non sottovalutare, che rende l’economia del film molto più monotona e noiosa di quanto potesse essere.

L’inizio di una nuova saga?

Ocean’s 8, tra le sue moleste difficoltà, risulta comunque un buon prodotto, grazie a un cast affiatato e di grande richiamo e al suo convincente modo di giocare con il mondo delle celebrità e col sempreverde genere dell’heist movie.

Il film si rivela un riuscito prodotto dal punto di vista puramente spettacolare, che non gioca sulla complessità quanto sulla componente dell’intrattenimento. Non mancano i rimpianti per un risultato che poteva essere molto più soddisfacente, a ragion veduta del grandissimo cast a disposizione.

Siamo davanti ad una nuova saga? Può darsi, anche se per ora le intenzioni di realizzare un vero e proprio sequel del franchising più famoso di Soderbergh non sono state ancora esternate. Nel caso, ben venga.

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