Allarmanti i dati sulla produzione di olio extra vergine di oliva in Italia, nonostante il calo della produzione, sugli scaffali dei supermercati italiani si trova con facilità

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In Italia ormai, tra le tante contraffazioni, troviamo anche quelle alimentari; non ultima quella dell’olio di oliva. La produzione dell’olio di oliva è crollata negli ultimi anni: nel 2013 era di 500.000 tonnellate, scesa drasticamente nel 2014 a 200.000 tonnellate, per avere un lieve rialzo con circa 300.000 tonnellate nel 2015. Ma allora, se sugli scaffali dei supermercati l’olio extra vergine d’oliva e sempre disponibile (anche a 3-4 euro) da dove arriva?

Arriva dalla Tunisia (passando per la Spagna) o dalla Grecia, sotto la denominazione di “miscela di olio extravergine comunitario”. A scoprire il raggiro sono stati i carabinieri del Nas di Torino dopo le verifiche partite a seguito di una segnalazione di una rivista di consumatori alla procura torinese.

Secondo le analisi eseguite a campione dai laboratori dell’agenzia delle Dogane e dei Monopoli su oli di note marche, il prodotto non era extravergine come invece pubblicizzato sulla bottiglia. Per questo il pm Raffaele Guariniello ha iscritto nel registro degli indagati una decina di rappresentanti legali di varie aziende per frode in commercio.OLIVE-1

Quando nei certificati risulta tutto in regola è difficile dimostrare la provenienza dell’olio.

La denuncia di Coldiretti

A favorire le frodi è certamente il record di importazioni con l’arrivo dall’estero nel 2014 di ben 666mila tonnellate di olio di oliva e sansa, con un aumento del 38% rispetto all’anno precedente.

È quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’indagine torinese: “Occorre fare al più presto luce per difendere un settore strategico del Made in Italy con l’Italia che – sottolinea la Coldiretti – è il secondo produttore mondiale di olio di oliva dopo la Spagna con circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni, con un fatturato del settore è stimato in 2 miliardi di euro con un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative”.

L’Italia, continua Coldiretti, è però anche “il primo importatore mondiale di oli di oliva che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri. Questo comportamento favorisce le frodi che vanno combattute anche con l’applicazione della disciplina del settore”.

E’ chiaro che la situazione non promette nulla di buono. Le aziende straniere che hanno comprato i marchi italiani pensano soltanto al fatturato e non a mettere in tavola il prodotto di qualità (made in Italy). Vedremo cosa succederà nel 2017, auspicando un aumento dei controlli da parte delle autorità competenti.

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