Ospiti alla tavola della Valle dell’Auso

Questa settimana a ZONzo Outdoor c’invita a festeggiare una Pasquetta speciale alla tavola della Valle dell’Auso. Protagonisti del banchetto gli “asparagi del Cilento”. Direttamente dalla natura al piatto

La Natura si mostra “amante” quando ci ammalia i sensi con i suoi profumi; “figlia” quando ci abbaglia gli occhi con i suoi colori; e “Madre” quando si dà ed elargisce i suoi doni, riuscendo a prenderci anche per la gola con i suoi “frutti proibiti”.

Proibiti, perché se proibita era la mela come origine del peccato e inizio della libertà, i frutti che raccogliamo ad ogni uscita in outdoor sono quelli per un “Mundus” Vivendi diverso, libero dalla logica dei consumi, dai presunti vantaggi dell’apparenza e dall’affanno della velocità.

Lontano dal caos, dai posti alla moda e dai luoghi di consumo e di voracità, abbiamo attinto pertanto ancora una volta da Madre Natura per la nostra Pasquetta “sui generis” stile Outdoor, portando questa volta dalla Valle dell’Auso, da Bellosguardo a Sant’Angelo a Fasanella, fino alla Grotta di San Michele Arcangelo, uno “slow food” tutto cilentano.

valle dell'auso
Valle dell’Auso

 

Al centro del Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, Bellosguardo da cui si parte, dal promontorio collinoso su cui è accovacciato in posizione panoramica, accoglie sotto di sé le Valli dei fiumi Calore ed Auso, con lo sguardo rivolto a Nord verso la lunga catena dei Monti Alburni e ad Ovest verso la Piana del fiume Sele.

Ed è lungo la vasta Vallata dell’Auso, scendendo dolcemente il pendìo, che proseguiamo a passeggiare lungo le strade sterrate, perdendoci tra natura autentica e cultura rurale.

Tra campi di olivi e vigneti, arbusti improvvisi, macchia mediterranea e fluviale e masserie abbandonate, ci confondiamo in un paesaggio “dolce e lento” tipicamente cilentano, seguendo la rotta verso Sant’Angelo a Fasanella, una sinuosa smorfia di case “incastrato” tra le propaggini inferiori dei Monti Alburni, che possiamo ammirare di fronte per tutto il tempo della passeggiata.

E se per Leopardi “il naufragar fu dolce in questo mar”, con lo stesso spirito votato all’infinito, per noi “il passeggiare ci è dolce in questa valle”, dove ci perdiamo alla ricerca degli asparagi.

Arma segreta contro la tristezza e antidoto contro i malumori – e quindi tra i preferiti degli Outdoorini – per la loro funzione antidepressiva dovuta all’azione disintossicante e diuretica, i “turioni”, alias asparagi selvatici, appartenenti alla famiglia delle Liliacee, crescono nei pascoli incolti e si raccolgono in primavera.

Pronti a riconoscerli, mimetizzati i furbetti tra cespugli ed arbusti, gli Outdoorini atti alla sfida, in una competizione “all’ultimo asparago”, partono in una ricerca “agreste” di almeno 10 a testa per meritarci il ghiotto piatto.

Belli da vedere – verdi, tonici ed arzilli – ma ancor più buoni da mangiare, accogliamo “la natura in noi” accompagnandoli con 20 uova per un mega-frittatone aggregativo e comunitario.

Niente uova di cioccolata per Outdoor, solo quelle della gallina. Per questa Pasqua siamo coerenti con la nostra mission: Natura, benessere e condivisione. Dalla gallina ai fornelli, dalla terra al piatto!

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Valle dell’Auso

 

Chi con le “mani in mano” e chi invece con la borsa piena, chi con l’occhio bionico e chi invece tra le nuvole più che sulla valle, giungiamo euforici e un po’ bagnati (dalla pioggia ovviamente!) all’area fluviale della Risorgenza dell’Auso.

Risorgenza carsica che raccoglie e drena le acque sotterranee provenienti dall’intero settore centrale del massiccio montuoso, scavalchiamo il ponte in pietra a “schiena d’asino”, di origine medievale, per scoprire al di là di esso un vecchio mulino, alimentato dalle stesse acque del fiume Auso, che grazie alla sua energia idrica, metteva in rotazione la turbina della vecchia centrale idroelettrica.

Forza della natura e ingegno della cultura. Sotto la pioggia ammiriamo lo spettacolo della simbiosi tra bellezza del paesaggio e quella del genio umano.

Da parte nostra, la scoperta di un territorio meraviglioso e la ri-scoperta di un patrimonio culturale, da rispettare e tutelare contro chi ancora non ha consapevolezza che “l’uomo è natura”. Una natura che dà i suoi frutti a chi li sa “raccogliere”, a chi ne segue i ritmi, ne rispetta i cicli, ne difende i tempi, ne comprende i misteri.

Natura docet. E quello che oggi questa nuova natura c’insegna è come amalgamare 20 uova, con olio, niente sale e una sacca piena di asparagi senza “strapazzarli”.

Strappazzate o no, tra un’acrobazia e l’altra del fornellino tra le mani “addette ai lavori” della nostra guida, esperta anche ai fornelli, le uova sono cresciute, gli asparagi hanno infuso il loro sapore dolciastro misto di risate e ricerca, e la nostra frittata è lievitata, portando con sé tutto il sapore della “buona terra”.

E voilà! Dalla terra alla tavola, dalla tavola al nostro palato. Esigente e abituato solo ai sapori veri. Ingrediente segreto per una ricetta da 3 forchette: l’amore per le cose semplici.

Ovviamente il nostro menù non è stato fatto a caso, ma pensato per garantire ai 30 outdoorini, affamati e famelici di “prodotti genuini” e ruspanti come noi, il corretto equilibrio nutrizionale in base al modello della dieta mediterranea, uno dei patrimoni lasciati a noi in eredita proprio dalla terra del Cilento.

Insieme con il pane sparito in pochi minuti, abbiamo apportato grazie al nostro frittatone di asparagi, carboidrati, proteine e grassi in misurata quantità.

Insomma, non ci facciamo mancare proprio nulla.

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Valle dell’Auso

Ma il nostro percorso non finisce qua.

Senza resistere alle tentazioni, ma cedendole tutte – come il grande Oscar avrebbe approvato – dopo panettoni sconvolgenti a tratti allucinanti, pastiere pasquali, biscotti, cioccolata, mostaccioli e rococò (di questi ultimi non ne sono poi tanto sicura, ma ero troppo “allegra” per ricordarmene), penzolando lungo un percorso pedonale di una certa pendenza, arriviamo al borgo di Sant’Angelo a Fasanella.

Nel cuore di una cavità carsica dei Monti Alburni, centro tra i più ricchi di storia e di tradizioni dell’Alto Cilento, territorio su cui sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici, tra cui la scultura rupestre del guerriero Antece, emerge il centro di Sant’Angelo a Fasanella, dove rocce e cuniculi esprimono la convivenza tra uomo e natura.

Ma da Sant’Angelo, a soli 500 m di distanza, da cui poter poi ammirare il borgo mentre sorride sulla roccia, giungiamo alla Grotta di S. Michele Arcangelo, suggestiva espressione della natura e meta di somma venerazione umana.

San Michele – la “Chiesa nella roccia” – è una grotta scavate nella roccia calcarea dal lavoro millenario delle acque – come le grotte di Pertosa e di Castelcivita – e abitata fin dall’epoca preistorica, destinata poi, nel corso dei secoli, a funzioni di carattere religioso. Il Cilento infatti, ricco di cavità naturali, sotto il periodo dei Longobardi aveva conosciuto la penetrazione dei monaci greci che, per sfuggire alle persecuzioni, trovarono qui, già a quel tempo, un ambiente tranquillo e adatto al loro sistema di vita che permise loro di creare numerosi insediamenti monastici, tra cui la Chiesa di San Michele, che rappresenta l’insediamento rupestre più importante degli Alburni, con accertata presenza umana dall’età del Paleolitico.

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Valle dell’Auso

Il culto dell’Arcangelo Michele protettore dei Longobardi, quasi sempre ubicato nelle caverne, è molto diffuso in Campania. La leggenda popolare fa risalire la scoperta della grotta e l’origine del culto per l’Arcangelo al principe Manfredi che mentre cacciava nei boschi, vide il suo falcone che mentre inseguiva una colomba scomparve all’interno di una fenditura nella roccia, da cui proveniva una dolce melodia.

Allargata la fenditura alla ricerca del falcone, scoprì la nostra meravigliosa grotta, con un altare e sulla parete retrostante un’impronta delle ali dell’Arcangelo Michele.

Da allora la sacra grotta fu tenuta in somma venerazione dal popolo e oggi in somma ammirazione dagli Outdoorini.

Dalla natura alla tavola quindi, dalla frittata alla chiesa. Un Outdoor il nostro sempre tra il sacro e il profano.

L’ADDORI RE’ LA PASCA 

Songo tant’anni, ca’ nun se sente cchiù l’addori re la Pasca.

Mo la ggente se vace a fari la crociera.

Pe’ li paisi sotici se ne vano a jre,

pi po’ mannà li cartoline a li paisani

pe’ affà vedè ca’ pure loro songo stati all’estero. ‘

Ntiempi re ‘na vota, quanno se patìa la fammi,

se faciano li vicci cu’ l’ova vuddute ‘ngoppi,

‘mbastati cu la farina re raurinio.

Li ricchi faciano la pastiera, re grani oppure re risi,

cu’ lu mmeli accuovote ra li vicini re la casa e la menesta cu’ li foglie t

ruvate ‘nzimm’à lu bosco ca’ circunnava lu pajese.

Chesti tradizioni mo’ l’hanno lassate propete tutti quanti:

mo’ fanno primma: vanno a lu risturanti.

Da POESIE CILENTANE di Catello Nastro