Con “Papaoutai”, Stromae racconta la tragica storia che l’ha colpito quand’era piccolo: la perdita del padre durante il genocidio in Ruanda

Con oltre 666 milioni di visualizzazioni su Youtube è uno dei video musicali più conosciuti di Stromae. La canzone è stata pubblicata il 13 maggio 2013 ed è stato il singolo più venduto dell’anno in Belgio. Si tratta di “Papaoutai“, un brano che racconta la storia di un bambino cresciuto senza padre. Stromae esprime in modo molto intenso questa mancanza, questa angoscia, questa ricerca impossibile di un papà che è sempre molto lontano.

“Papaoutai”, se vogliamo, ha una doppia interpretazione. Se ci basiamo su quello che il video musicale ci mostra, il padre del bambino è raffigurato da un manichino senza vita, e, rappresenta solo la presenza fisica nella vita del figlio. Nella seconda parte del brano, il bambino, rimprovera il padre su come si dovrebbe crescere un figlio e, successivamente si impegna per coinvolgerlo in un ballo.

Inizialmente, il bambino balla davanti al padre in casa, poi si vedono entrambi ballare in piazza, però, purtroppo, è solo l’immaginazione del figlio che in realtà sta ballando da solo, mentre il padre è rimasto fermo in macchina a guardarlo. Alla fine del brano, il bambino si arrende e diventa anche lui un manichino vuoto come il padre, essendo l’unica cosa che gli ha insegnato.

Il racconto di Stromae sulla perdita del padre durante il genocidio in Ruanda

Stromae in un’intervista ha dichiarato che ha visto suo padre solamente 3 volte nella sua vita perchè poi è stato ucciso, insieme a gran parte della sua famiglia, nel 1994 durante il genocidio in Ruanda. Se ci basiamo su quello che ha affermato il cantante, possiamo pensare che il manichino sia rappresentato solo dal ricordo del padre, che, nonostante se ne sia andato, risulta essere una costante mancanza nella vita del figlio.

Quindi, nel video, il padre viene rappresentato come un essere inanimato proprio perché ormai è morto e non può più crescere il figlio. Alla fine il bimbo si arrende e decide di smettere di cercarlo e di non provare più emozioni. Da questa tragica storia, Stromae tira su una canzone su una musica pop influenzata da vari generi come house, rap e musica africana urbana. Nel video balla una coreografia di Marion Motin sotto lo sguardo di un bambino solitario.

Testo e traduzione Papaoutai

Dites-moi d’où il vient
Enfin je saurais où je vais
Maman dit que lorsqu’on cherche bien
On finit toujours par trouver
Elle dit qu’il n’est jamais très loin
Qu’il part très souvent travailler
Maman dit “travailler c’est bien”
Bien mieux qu’être mal accompagné
Pas vrai ?
Où est ton papa ?

Dis-moi où est ton papa ?
Sans même devoir lui parler
Il sait ce qui ne va pas
Ah sacré papa
Dis-moi où es-tu caché ?
Ça doit, faire au moins mille fois que j’ai
Compté mes doigts

Où t’es Papaoutai
Où t’es Papaoutai
Où t’es Papaoutai
Où t’es, où t’es Papaoutai (x2)

Quoi, qu’on y croit ou pas
Y aura bien un jour où on y croira plus
Un jour ou l’autre on sera tous papas
Et d’un jour à l’autre on aura disparu
Serons-nous détestables ?
Serons-nous admirables ?
Des géniteurs ou des génies ?

Dites-nous qui donne naissance aux irresponsables ?
Ah dites-nous qui, tient,
Tout le monde sait comment on fait les bébés
Mais personne sait comment on fait des papas
Monsieur Je-sais-tout en aurait hérité, c’est ça
Faut l’sucer d’son pouce ou quoi ?
Dites-nous où c’est caché, ça doit
Faire au moins mille fois qu’on a, bouffé nos doigts

Où t’es Papaoutai
Où t’es Papaoutai
Où t’es Papaoutai
Où t’es, où t’es Papaoutai

Où est ton papa ?
Dis-moi où est ton papa ?
Sans même devoir lui parler
Il sait ce qui ne va pas
Ah sacré papa
Dis-moi où es-tu caché ?
Ça doit, faire au moins mille fois que j’ai
Compté mes doigts (x2)

Où t’es Papaoutai
Où t’es Papaoutai
Où t’es Papaoutai
Où t’es, où t’es Papaoutai

Traduzione

Ditemi da dove lui venga,
alla fine io sarò dove andrò
Mamma dice che quando si cerca il bene
si finisce sempre per trovarlo.
Lei dice che lui non è mai troppo lontano,
che va molto spesso a lavorare.
Mamma dice che è un bene lavorare,
è molto meglio che essere male accompagnati
Non è così?
Dov’è tuo padre?

Dimmi dov’è tuo padre!
Anche senza dovergli parlare,
lui sa cosa non va.
Ah, santo papà!
Dimmi, dove sei nascosto?
Devi farlo, fallo almeno prima che conti le dita
altre mille volte.

Dove sei? Dove sei papà?
Dove sei? Dove sei papà?
Dove sei? Dove sei papà?
Dove, dove, dove sei? Dove sei papà? (x2)

Perchè, che ci crediamo o no
ci sarà un giorno in cui ci crederemo eccome,                                                                un giorno o l’altro saremo tutti papà
e da un giorno all’altro saremo tutti andati.
Saremo detestabili?
Saremo ammirabili?
Dei genitori o dei geni?

Dimmi chi è che dava responsabilità senza preoccupazioni?
Sì, spiegateci la diarrea,
tutti sanno come si fanno i bambini,
ma nessuno sa come si fanno i papà.
Mio caro “signore io so tutto”, l’ho ereditato, è così.
Troppo succhiare il pollice o cosa?
Dimmi dove si è nascosto,
Devi farlo, fallo almeno prima che conti le dita altre mille volte.

Dove sei? Dove sei papà?
Dove sei? Dove sei papà?
Dove sei? Dove sei papà?
Dove, dove, dove sei? Dove sei papà?

Dov’è tuo padre?
Dimmi dov’è tuo padre!
Anche senza dovergli parlare,
lui sa cosa non va.
Ah, santo papà!
Dimmi, dove sei nascosto?
Devi farlo, fallo almeno prima che conti le dita
altre mille volte.