Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, detta la linea di SEL annunciando una nuova collaborazione con il PD

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A partire dal 3 febbraio 1991 (anno di dissoluzione del PCI) è stato messo in moto un “circolo vizioso” che caratterizza ancora oggi la sinistra italiana.

Sin da quella data, infatti, i “figli” dell’allora partito di Berlinguer hanno dato vita a una serie di scissioni a catena che hanno portato alla nascita, e dissoluzione, di nuovi soggetti in competizione fra loro.

Anche il 2015, per rispettare una tradizione ormai consolidata negli anni, rimarca il dato e mette in mostra, per l’ennesima volta, quella che può definirsi “la sindrome della sinistra”.

Il protagonista principale questa volta è il partito dell’ex governatore della Puglia Nichi Vendola che, trovandosi fra i fuochi “renziani” e “landiniani”, non solo decide di “incoronare” il nuovo condottiero, ma esplicita anche le mosse per il futuro.

Il soggetto incaricato di riportare SEL sul carro dei vincitori è il sindaco di Milano Giuliano Pisapia che, dopo essere stato indicato come futuro leader maximo da Eugenio Scalfari, manifesta le sorti del suo partito.

In un’intervista a Servizio Pubblico, infatti, Pisapia annuncia il suo ruolo di mediatore tra “Soggetti diversi che ora non si parlano” indicando anche il nuovo percorso che il suo partito dovrà affrontare con il PD.

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Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia

Le esternazioni di Pisapia, che rappresentano il fulcro del rapporto di amore/odio instauratosi da anni fra le due anime, è stato giustificato attraverso due elementi centrali.

Il primo, che è una realtà nel panorama comunale italiano, fa leva sul fatto che nella maggior parte delle amministrazioni locali i due soggetti sono alleati fra loro e governano diverse enti, quindi sarebbe insensato non ricucire lo “strappo” anche a livello nazionale.

Il secondo elemento invece, che mette in risalto il complesso d’inferiorità che ha da sempre caratterizzato l’ambito della sinistra italiana, fa leva sulla “Responsabilità di governare”.

Questo elemento ha come obiettivo quello di portare avanti “riforme vere” con il PD al fine di risolvere la complicata situazione italica.

La nuova, e ormai segnata, strategia di SEL porta alla luce tutte le contraddizioni in termini di questa nuova unione.

In primo luogo, lo scontro su diverse riforme portate avanti dall’attuale governo (vedi Italicum, Jobs Act e Buona Scuola) sembra indicare la netta differenza di vedute fra i due partiti che viene, però, spazzata via immediatamente in nome della “responsabilità di governare”, o di entrare nella “stanza dei bottoni”, di SEL.

Ancora una volta il partito di Vendola tende a rivedere a ribasso i suoi obiettivi accettando l’alleanza con i “democrats” con la concreta possibilità di vedere bocciata qualsiasi iniziativa della sua area (come accaduto in passato).

A questo si aggiunge la volontà di governare a ogni costo nonostante le esperienze passate dove SEL ha ricoperto sempre il ruolo di “stampella elettorale”, ma mai quello di “partito rilevante” (nel suo pieno significato politologico).

Inoltre, in uno scenario futuro, Sinistra e Libertà potrebbe trovarsi alleata con Area Popolare (nata dalla fusione fra NCD e Area Monti) e quindi essere relegata sia al ruolo di comprimario nelle scelte rilevanti (visto l’asse di ferro creato nella maggioranza di governo fra Alfano e Renzi) che a quello di parte attiva del nuovo “melting pot” renziano.

Infine questa mossa potrebbe avere anche una ricaduta negativa a livello elettorale: pur avendo uno “zoccolo duro” il partito potrebbe vedere un calo nella percentuale di consensi giustificato dall’ennesima alleanza forzata con il “nemico” di sempre.

Lo scenario italico si complica di giorno in giorno e il caso della sinistra italiana sembra riflettere pienamente le parole di Francesco Guccini che in un suo brano ricorda “I Compagni di un giorno o partiti o venduti”.

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