Ponte per la vita, la morte e la responsabilità



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Ponte Morandi ed Italia. Una riflessione dopo la tragedia di Genova in una settimana al di fuori di ogni possibile concezione

La settimana appena conclusa ha portato alla luce l’ennesima tragedia italiana che, come spesso accade, riporta in auge l’attenzione su determinati temi spinosi mai affrontati.

Il crollo del ponte Morandi a Genova, però, ha reso visibile una situazione che, al netto dei protagonisti coinvolti, ha mostrato il volto di un’Italia totalmente devastata dalle proprie azioni.

In questa tragica vicenda, che ha sconvolto la Nazione intera, i soggetti in questione risultano essere in sostanza tre, rispettivamente divisi nei loro ambiti d’azione.

Infatti, considerando cosa pubblica, gestione autostradale ed opinione pubblica è possibile tracciare una sottile linea in cui far trapelare alcune considerazioni sullo stato del nostro Paese.

Partendo dalla gestione della cosa pubblica è indispensabile dividere l’ambito in due parti, in modo da considerare tanto l’area nazionale quanto quella locale.

Partendo dalla prima parte, considerando come oggettive le responsabilità tanto dell’attuale Governo (almeno in termini di controllo, nonostante i pochi mesi alla guida del Paese) quanto dei passati, il dato primario – in base a ciò che è trapelato in questi giorni – è sia il totale sbilanciamenti degli accordi a favore di Autostrade e della società controllante quanto la segretezza (nelle parti sostanziali) dei suddetti accordi.

Questi due dati, per nulla secondari nella vicenda, mostrano quanto si tenda a nascondere qualcosa di importante senza alcuno specifico motivo – almeno in apparenza – e allo stesso tempo celare qualcosa che agli occhi dei più parrebbe quantomeno non proprio sensata.

Questa considerazione, che collega direttamente al secondo punto, fa emergere anche il problema delle amministrazioni locali – troppo spesso gestiste badando solo ed esclusivamente all’ordinario – che dopo la tragedia del Ponte Morandi tentano di farsi reali portavoce sul tema della sicurezza stradale.

Anche in questo caso si rimarrebbe abbastanza attoniti, trattandosi spesso e volentieri di temi cari alle stesse amministrazioni, perchè non si comprende come mai solamente ora le problematiche sulle tante strutture Morandi sparse per l’Italia vengano fatte presenti.

In tutto ciò si pone l’atteggiamento di Autostrade per l’Italia e della controllante Atlantia, possessore del 100% delle quote, che nella conferenza stampa di qualche giorno fa – convocata, con tanto di critiche annesse, esclusivamente dopo tre giorni dal disastro – ha, in sostanza, fatto tutto ciò che avrebbe dovuto non fare.

Non ammettendo alcuna colpa connessa al crollo del ponte genovese, si è di fatto tagliata le gambe di fronte a tutti, creando praticamente un ulteriore distacco con la controparte pubblica e soprattutto con l’opinione diffusa.

L’ultimo soggetto, infine, ha portato alla luce per l’ennesima volta il lato peggiore del popolo italico.

La valutazione, in questo caso, è strettamente legata a diversi interrogativi sul tema in cui si evidenzia quell’indignazione del momento – dettata dalla tragedia – che pone al centro di tutto la questione inerente la tanto celebrata partecipazione democratica.

Un Paese attento al proprio avvenire deve sempre porsi della domande sulle condizioni del proprio territorio e non si indigna ciclicamente quando ad evidenziare un determinato problema è una catastrofe che potrebbe riproporsi in ogni momento ed in ogni luogo.

Inoltre, un popolo che ha a cuore il proprio territorio mira a modificare la proposta politica in caso di disattenzioni territoriali e non confermare chi, magari anche in buona fede e senza specifico connessione con la problematica in questione, ignora uno dei tanti temi cari ai suoi cittadini.

La tragedia al ponte Morandi di Genova ha quindi tracciato un solco nell’Italia dei nostri giorni dove, ancor più di prima, indignarsi non basta ma bisogna agire tempestivamente e non solo dopo una tragedia.

“Ed il ponte nasceva tra l’angoscia e la terra, come sospeso tra il cielo e l’inferno, aumentava ogni giorno di un quadrato di ferro, ma qualcuno già cercava all’interno, già qualcuno scappava all’interno.” (Il Ponte, Claudio Lolli)

 

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