Eccomi DeMille, sono pronta per il primo piano! Analisi scena finale di Viale del tramonto



Il primo piano di Norma Desmond per raccontare uno dei migliori finali della storia del cinema, quello di Sunset Boulevard di Billy Wilder

Il primo piano di Gloria Swanson è quello che chiude la scena finale di Sunset Boulevard, ovvero Viale del tramonto, un film del 1950, distribuito dalla Paramount e diretto da Billy Wilder che ricevette undici nomination agli Oscar e ne  vinse tre, uno per la migliore sceneggiatura originale, un secondo per la migliore scenografia e il terzo per la migliore colonna sonora.

Primo piano
Primo piano finale in Viale del tramonto

La storia ruota intorno alla figura di Norma Desmond (la Swanson appunto) ex diva del muto che non riesce ad accettare la fine della sua carriera e l’essere stata esclusa dalle scene dopo l’avvento del sonoro nel cinema che, come la sua, aveva segnato la fine di molte carriere. Tutto ciò rivela quello che è il vero argomento del film, Hollywood, le sue leggi crudeli, lo starsystem e la facilità con cui ci si dimentica del vecchio per lasciare spazio al nuovo. E Norma Desmond è vecchia e non fa più parte, ormai da tempo del mondo scintillante che l’aveva tenuta a battesimo, ma i suoi occhi rivolti alla macchina da presa in quel famoso primo piano finale, rappresentano il simbolo di quello che conta davvero, come dice lei stessa nelle battute che chiudono la storia:

Non esiste altro: solo noi e la macchina, e nell’oscurità il pubblico che guarda in silenzio. Eccomi, De Mille, sono pronta per il mio primo piano.

Il film inizia con il ritrovamento di un cadavere nella piscina di una fatiscente villa sul Sunset Boulevard appunto. Il corpo è quello di Joe Gillis (William Holden) ed è proprio sua la voce che racconta, con un lungo flashback come sono andati i fatti. Sei mesi prima l’uomo, che faceva lo sceneggiatore, in crisi professionale ed economica si ritrova in casa dell’attrice Norma Desmond per sfuggire ai creditori. La donna vive sola in una casa che sa di morte dove tutto sembra essersi fermato a trent’anni prima e in cui ogni cosa fa ossessivamente riferimento al cinema muto e in particolare alla diva, che vive sola con il maggiordomo Max (il regista Erich von Stroheim). Ben presto la donna fa di Gillis il suo schiavo, dapprima gli chiede di aiutarla a rivedere una sceneggiatura per un film che spera di fare con Cecil B. Demille (scopriremo poi che le sue speranze saranno vane) e poi finisce per innamorarsene mettendo fatalmente gli artigli su di lui e conducendolo, per ossessione e gelosia, fino alla morte.

Primo piano
Primo piano in Viale del tramonto

La scena che descriviamo qui è appunto quella seguente al momento in cui Norma uccide Gillis a colpi di pistola per impedirgli di andare via.

Questa scena si apre con una giornalista, seduta sul letto di Norma che parla al telefono poggiato sul comodino e capiamo subito che si tratta di una giornalista che sta dettando l’articolo che racconta lo scandalo a un collega dall’altra parte dell’apparecchio. Il tono è quello frenetico di chi deve battere gli altri sul tempo per lanciare una notizia sensazionale. Un breve piano sequenza ci mostra che la stanza è piena di altre persone, poliziotti e giornalisti per lo più, tutti intorno a Norma, catatonica e muta che pensa solo a specchiarsi. I poliziotti le chiedono in che modo è avvenuto l’omicidio, quali siano state le dinamiche, se l’uomo era un ladro o se lo conosceva da prima, ma lei non risponde.

Il maggiordomo, Max è sempre lì a vegliare su di lei e resta in silenzio. L’espressione è quella della rassegnazione e dello strazio nel vedere la donna amata ridotta alla follia. Nel corso del film si scopre, infatti, che Max è stato il primo marito dell’attrice e che pur di starle accanto ha deciso negli anni di farle da maggiordomo.

Mentre la polizia insiste con le domande, arriva qualcuno a un certo punto che annuncia l’arrivo dei cine-operatori, ed è solo adesso che Norma esce dal suo stato di passività e reagisce al mondo esterno con un fremito. La donna chiede a Max che le conferma che gli operatori sono arrivati per il film. L’uomo che fin dall’inizio ha assecondato le illusioni della donna, anche questa volta alimenta l’illusione dell’attrice che allontana tutti perché deve prepararsi.

Primo piano
Primo piano in Viale del tramonto

Uno stacco ci conduce in cima alla scalinata della villa, quella stessa scalinata maestosa dalla quale Norma ha rincorso, poche ore prima il suo amante sfortunato. Una volta qui lei ha un momento di smarrimento, è circondata da giornalisti e poliziotti che la guardano sbigottiti. Max nel frattempo è sceso al piano terra e da indicazioni agli operatori. Norma gli chiede quale sia la scena e lui le risponde: “Sei sullo scalone del palazzo!”. A questo punto Max da l’inizio al primo e ultimo ciak per Norma che a questo scende dalla scala con fare maestoso e volteggiando le mani.

La donna arriva alla fine della scala ed è qui che ha un’altro moto di emozione e si scusa con tutti perché non riesce a contenere la felicità di essere tornata sul set. Parla a un De Mille che esiste solo nella sua testa e qui pronuncia la famosa battuta, di cui sopra, che celebra il cinema in senso puro e assoluto.

La mdp rimane su di lei e sul suo primo piano e sfuma leggermente lasciando solo Gloria Swanson che guarda noi spettatori negli occhi per poi finire nel nero assoluto.

La scena è accompagnata dalla voce narrante del defunto Gillis, come in tutto il film, che dice:

Così, malgrado tutto sta girando il suo film. Il destino a volte è stranamente generoso e ha avuto compassione di Norma Desmond. Ecco, il sogno al quale si era con tanta disperazione aggrappata, ora la culla dolcemente!

Nella scena non spiccano grandi movimenti di macchina, a parte il piano-sequenza iniziale. Ciò è dovuto al fatto che Wilder era un regista che privilegiava la storia ai virtuosismi della macchina, la sostanza più che la forma.

Questa scena riesce a sintetizzare Hollywood in poche battute, la sua ambiguità, la Hollywood crudele e quella patinata, scintillante e più pura versione che ricorda Norma nelle battute finali. Perché, come lei dice, quello che conta veramente è solo il rapporto fra l’attore, la macchina e il pubblico nel buio di una sala.

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