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Polonia e Ungheria bloccano l’accordo sul Recovery Fund ponendo il veto sulla clausola dello stato di diritto. Quale sarà la soluzione?

Situazione di stallo in Europa che non riesce ancora a raggiungere un accordo sul Recovery Fund. In Commissione infatti Polonia e Ungheria hanno posto diritto di veto al piano di aiuti economici. Viktor Orban e Mateusz Morawiecki infatti sono contro la nuova clausola sulla condizionalità legata al rispetto stato di diritto.

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L’erogazione del Recovery fund è infatti condizionata dal rispetto di alcuni valori europei standard, come separazione dei poteri e libertà di informazione. Sono proprio queste le condizioni che Varsavia e Budapest non riescono ad accettare. Secondo il premier ungherese sottostare a questi principi consentirebbe all’Europa utilizzare degli strumenti finanziari per ricattare i Paesi che si oppongono all’immigrazione“.

Qualora Polonia e Ungheria non decidessero di togliere il veto l’Europa potrebbe intraprendere un piano b, un nuovo pacchetto di aiuti con soli 25 stati. Si creerebbe così un fondo intergovernativo molto simile a quello del Mes, “una variante nucleare che nessuno vuole” ha commentato il premier olandese Mark Rutte. L’ipotesi di un’eventuale esclusione di Polonia e Ungheria potrebbe arrivare sul tavolo europeo oggi se Orban e Morawiecki non accetteranno la clausola europea sbloccando così l’accordo sul recovery Fund. Ma la situazione europea appare molto più complessa.

Appare infatti evidente che l’Europa si stia frammentando sempre di più. Nata per celebrare il trionfo della democrazia e dell’unità l’Ue sta prendendo una forma che nessuno avrebbe mai immaginato.  Resta infatti inammissibile che alcuni stati facenti parte dell’Unione europea non rispettino le condizioni di base di una democrazia. Questo prima di tramutarsi in problema economico è innanzitutto una problematica sociale che chiede di essere risolata. A rischiarne di più sono infatti i cittadini che vedono soppressi i propri diritti civili. La clausola dello stato di diritto europea infatti è stata pensata per non avvantaggiare le azioni antidemocratiche di alcuni paesi. Un primo passo avanti per tutelare le basi della democrazia.

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