Recovery Fund decreto semplificazioni

A Palazzo Chigi si discute su una gestione a più mani del Recovery Fund. Slitta, invece, il tema sugli appalti del decreto Semplificazioni

Si è concluso questa mattina a Palazzo Chigi l’incontro per decidere sulla governance del Recovery Fund. La riunione, presieduta dal premier Mario Draghi, lascerebbe aperta la possibilità a una governance a più mani, con la possibilità di includere, lì dove ce ne sarà bisogno, i presidenti di Regione. Rimandati, invece, i temi dei licenziamenti e gli appalti del decreto semplificazioni, proprio per lasciare spazio al tema della gestione.

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La riunione si sarebbe espressamente focalizzata su questo aspetto del Recovery Plan, davanti ai capi delegazione e al premier Mario Draghi, incontro che poi si tramuterà in decreto legge nei prossimi giorni. Presenti all’incontro i ministri Franco, Cingolani, Orlando, Colao, Garavaglia, Gelmini, Bonetti, Speranza, Patuanelli e il sottosegretario Garofoli.

Fuori dal tavolo del Recovery, le altre questioni, proprio per lasciare spazio alla logistica e alla gestione partendo dal vertice. Tutti concordi sui tempi: portare il tema in camera dei ministri entro la settimana, con annessa approvazione al decreto che conterrà anche le misure per il reclutamento del personale. Slittano, invece, il tema appalti del decreto semplificazioni, così come il tema dei licenziamenti.

Decreto semplificazioni

Sul tema appalti si è espresso Luigi Di Maio, rompendo un po’ il silenzio creatosi attorno alla mancanza di reazioni da parte del Movimento 5 Stelle, pur non esponendosi molto: ‘In settimana il cdm sarà chiamato a dare l’ok al decreto. Siamo in una fase emergenziale che ci obbliga a procedere con celerità, sburocratizzando tutte le procedure superflue. Velocizzare ma muoversi nel rispetto delle norme Ue e non scardinare il sistema di regole‘. Sulla velocizzazione dei tempi sono tutti d’accordo, pur non rinunciando alle garanzie sul fronte della legalità.

I dubbi

Il tema appalti resta caldo e le proposte fatte non soddisfano, come quella di Stefano Fassina di Leu, che ipotizza di ‘ridurre i costi e in particolare i costi e le condizioni del lavoro‘. In pratica, si parlerebbe di una liberalizzazione totale dei subappalti, con il ritorno dell‘appalto integrato, già riportato in vita dal governo Conte 1. Ipotesi che fa storcere il naso, soprattutto a  Confindustria Servizi Hcfs, federazione che raccoglie imprese di pulizie e sanificazione, lavanderie industriali, dispositivi di protezione individuale e ristorazione collettiva. L’azienda fa sapere: ‘il massimo ribasso andrebbe ad incidere sul costo del lavoro e sulla qualità dei servizi, determinando un crollo del mercato ed il rischio di infiltrazioni criminali. Per tutto questi motivi, chiediamo di rispettare quanto prevede l’Ue in tal senso‘.

Della stessa opinione il deputato Luca Pastorino, segretario di presidenza alla Camera, che sul ribasso crede poco: ‘se la strada è quella degli appalti al massimo ribasso, c’è la certezza di peggiorare la situazione. Penso alla sicurezza sui luoghi di lavoro, che deve essere una priorità assoluta sempre, non solo quando ci sono delle tragedie. Il massimo ribasso, in questo senso, è una scorciatoia pericolosa e inaccettabile‘. La tentazione più grande riguarderebbe soprattutto i piccoli comuni che, come sottolinea Pastorino: ‘le aggiudicazioni al massimo ribasso in passato hanno sempre provocato disastri. L’obiettivo è quello di realizzare una riforma equilibrata. In nome della velocizzazione non si deve sacrificare il resto, a cominciare dalla retribuzione dei lavoratori‘.

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