Resta con me: un amore sulla cresta dell’onda, prima dell’uragano



Resta con me, film di Baltasar Kormakur

Zon.it recensisce il disaster movie di Baltasar Kormakur, nelle sale dal 29 agosto. Tratto da una storia vera, il film non riesce ad ancorarsi al cuore

Resta con me è l’ultimo lavoro del regista islandese Baltasar Kormakur, interpretato da Shailene Woodley e Sam Clafin. La pellicola racconta una terribile storia vera, quella consumatasi sulla pelle di Tami Oldham e Richard Sharp.

Trama

I due si incontrano per caso a Tahiti e si riscoprono coinvolti in un’attrazione fatale. L’amore li fa vivere sulla cresta dell’onda, sempre con lo sguardo rivolto al mare e all’orizzonte. Insieme solcano l’oceano e si apprestano a compiere una piccola grande missione: portare la barca a San Diego, percorrendo più di 400 miglia.

Mollano così gli armeggi, inconsapevoli dell’uragano che li attende e che spazzerà le loro vite in un solco di solitudine, per 41 lunghissimi giorni. Dopo il debutto nei cinema statunitensi l’1 giugno, il film è uscito nelle sale italiane a partire dal 29 agosto.

Resta con me: un film troppo debole per ancorarsi al cuore

Fulcro del film è il dramma dell’uomo, solo e ferito di fronte ad una natura “matrigna”, inospitale. Fin dalla prima scena, la ricostruzione della tragedia si alterna a languide scene d’amore. Attraverso una narrazione intermittente, disposta su piani temporali paralleli, presente e passato si rincorrono. Tale espediente, però, risulta inefficace.

Le sequenze, intrecciandosi, danno vita ad ping pong sconclusionato. Questo gioco di rimandi idealizza marcatamente i momenti felici, lontani, dove basta un tramonto per far ridere gli innamorati a crepapelle, convinti che il cielo si del colore del melograno.

Inoltre, mettere lo spettatore da subito al centro di una bufera, fisica ed emozionale, significa anche sacrificare parte di quella trama empatica che si sviluppa per gradi e che, se tessuta bene, fa esplodere il pathos di un riuscito melodramma sentimentale.

Trascurabili i dialoghi, la cui essenza si esplica in quel “Gireresti il mondo barca con me?”, che alita sul viso un po’ di salsedine, e un po’ di banalità. Il film fatica ad uscire dalla spirale dei cliché e del “già visto”. Manca anche quel livello di feeling tra gli attori che trasforma la finzione scenica di una storia d’amore in una storia d’amore in piena regola.

Cosa si salva del film

Convincono le scene acquatiche che danno al naufragio una sorprendente spettacolarità. La messa in scena pare così supplire al valore della sceneggiatura e della caratterizzazione dei personaggi. Gli enormi cavalloni che si abbattono contro la barca, sferzati dal vento, danno una profondità epica, se non emotiva, alla vicenda.

 

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