Richard Jewell: la recensione del nuovo film di Clint Eastwood



richard jewell

Tratto da una storia vera, Richard Jewell è il nuovo film diretto da Clint Eastwood. L’artista a quasi 90 anni offre una nuova prova di stile alla regia, realizzando un film genuino, toccante e soprattutto vero

Tratto dal soggetto di Marie Brenner, giornalista per la rivisita Vanity Fair, Richard Jewell è l’ultimo film diretto da Clint Eastwood, una delle icone cinematografiche più importanti di sempre che il prossimo maggio compirà la bellezza di 90 anni.

Richard Jewell: la storia vera delle Olimpiadi del 1996

Nonostante l’età, Clint Eastwood si dimostra tutt’altro che stanco e con Richard Jewell realizza l’ennesimo progetto sulla figura dell’eroe che si cela dietro l’individuo comune, una massima già presente nella filmografia registica di Clint. Richard Jewell è stato un poliziotto americano, scomparso nel 2007 a causa di un attacco cardiaco, e passato sotto i riflettori dei media dopo aver evacuato la zona che ha visto esplodere una bomba alle Olimpiadi del 1996 ad Atlanta.

Fin dalle prime scene la macchina da presa calibrata magistralmente da Clint Eastwood ci delinea il personaggio di Richard Jewell: un uomo che si sente di poter e dover dare una mano in più a se stesso e alla propria società, ma messo in disparte da colleghi e superiori a causa della sua troppa bontà e qualche chilo di troppo. Vive ancora con la madre, Barbara, interpretata da Kathy Bates che con questo film ha ottenuto la candidatura agli Oscar come Miglior attrice protagonista.

L’ascesa e il declino: dalla fama alle accuse

Dopo aver salvato molte vite, seguendo il protocollo di sicurezza, Richard Jewell subirà un’ascesa come eroe popolare, salvo poi essere accusato come dinamitardo. Le investigazioni vedono in Richard Jewell un personaggio emarginato, bisognoso di attenzioni, fama e gloria. Le indagini perciò si riversano proprio sull’eroe dell’attentato, accusando Richard Jewell di aver piazzato la bomba proprio per sventarla e divenire un falso eroe.

Fin da subito Richard Jewell pone l’accento sull’importanza dei media, in particolar modo la televisione (sempre accesa nella casa di Richard) e la stampa, i due strumenti erano infatti le principali fonti d’informazioni negli anni d’ambientazione della pellicola. Particolarmente importante è la giornalista interpretata da Olivia Wilde (Kathy Scruggs), bionda carismatica a caccia di scoop e succulenti notizie, capace di qualsiasi cosa per ottenere la prima pagina. Dall’altro lato abbiamo il personaggio Tom Show (Jon Hamm, forse lo ricorderete nello speciale di Black Mirror, ‘Bianco Natale’) che, considerato il principale negligente dello scoppio della bomba, cercherà il riscatto anche a patto di accusare colui che sa essere innocente.

Verità contro menzogna, innocenza contro ingiustizia

Si miscelano dunque, nel film di Eastwood, il bene e il male, la verità e la menzogna, ma soprattutto la buona fede con l’inganno. L’ascesa popolare di Richard sprofonda nel disprezzo e nella calunnia, ingabbiato nella sua stessa casa attorniata da giornalisti in cerca di news. A far da salvatore e tramite ci pensa l’avvocato Watson Bryant, interpretato da un sontuoso Sam Rockwell, vera e propria star della pellicola. Il cinico Watson ci viene presentato nella scena iniziale del film, in cui occupa una posizione decisamente più alta dell’emarginato Richard Jewell. Ma dopo molti anni lavora in proprio, vagabonda e ozia in un ufficio claustrofobico e disordinato. Sarà proprio il caso Richard Jewell a rinsanarlo, proteggendo un uomo che poi diverrà anche suo amico.

Richard Jewell non è un film estremamente diverso dal resto della filmografia di Clint Eastwood, eppure ve ne consigliamo la visione, sia perché si tratta di una storia vera, sia perché il tocco artistico di Eastwood è sempre godibile, nonostante i suoi quasi 90 anni di età. Ma certi artisti e certi eroi vanno al di là del tempo e restano immortali, insieme ad essi il diritto di difendere la verità e l’innocenza.

Leggi anche