rifiuti
Immagine da Pixabay

Le famiglie italiane hanno pagato in media 300 euro per la tassa rifiuti del 2020, con grandi differenze tra Nord e Sud. Il nuovo rapporto di Cittadinanzattiva fotografa l’ennesimo divario

300 euro. È questa la spesa media di una famiglia italiana per la tariffa sui rifiuti nel 2020. Cifra rimasta pressoché invariata rispetto all’anno scorso. Lo rivela il report annuale sui rifiuti urbani di Cittadinanzattiva, che fotografa una triste quanto nota realtà: anche in merito alla tariffa rifiuti esiste un gap tra Nord e Sud Italia. Se il Trentino Alto Adige si aggiudica il podio con la spesa media più bassa (193 euro a famiglia), la Campania chiude la fila con un costo medio di 419 euro. E poco ci consola il fatto che in Trentino la spesa è aumentata dell’1,4% in un anno mentre in Campania si è contratta dello 0,4%.

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Sebbene a livello nazionale la spesa media per la tariffa sui rifiuti sia rimasta pressoché invariata, leggendo il report in dettaglio ci si accorge che a livello locale ci sono stati numerosi cambiamenti: Molise (+4,3%), Calabria (+3,4%), Umbria (+2,8%), Liguria (+2%), Lazio (+1,9%), Marche (+1,7%), FVG (+1,6%), Trentino Alto Adige (+1,4%), Toscana (+0,8%), Piemonte (+0,7%); tariffe in diminuzione in sei: Abruzzo (-2,8%), Veneto (-2,2%), Sardegna (-1,5%), Sicilia (-1,4%), Puglia (-0,8%) e Campania (-0,4%). La spesa resta invariata in quattro regioni: Basilicata, Emilia Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta.

Sono tutte del Sud le località dove i costi sono più salati: Catania si aggiudica lo scettro con ben 504 euro in media per famiglia, seguono Cagliari (481 euro), Benevento e Salerno vicinissime con 464 e 462 euro, rispettivamente, e Napoli con 455 euro. Soltanto Potenza si distingue positivamente tra i capoluoghi del Sud: con 121 euro in media per famiglia, il capoluogo lucano si attesta come il più economico d’Italia per quanto riguarda la tassa sui rifiuti. Tutti gli altri sono del Nord e del Centro, con distanze siderali tra la spesa media per famiglia rispetto al Sud.

Il rapporto indica un altro tasto dolente: l’Italia non ha raggiunto il target del 2020 per il recupero dei rifiuti. Sul 50% previsto, siamo riusciti a centrare solo il 45%. Anche la produzione di rifiuti vede un divario netto tra Nord (a cui si imputa il 47,5% del totale) e il Sud (30,5%), seguito dal Centro (22%). Sulle percentuali di recupero e riciclo poi, il Nord domina incontrastato con il 67,7%, raggiungendo così ampiamente il target del 65% di recupero e riciclo previsto entro il 2012. Male il Sud, che si attesta invece al 46,1%.

Le ragioni che rendono meno efficiente e più costosa la gestione dei rifiuti al Sud possono essere sintetizzate nella carenza cronica di impianti di trattamento che obbliga il trasferimento dei rifiuti raccolti al Sud al Nord e all’estero. I costi per queste operazioni sono esorbitanti e incidono profondamente sulle tasche dei contribuenti, senza contare i forti impatti sull’ambiente e l’impossibilità di realizzare forme di economia circolare.

 

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