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In seguito al fallimento, l’azienda Rifle metterà all’asta tutti i capi. Previsti prezzi stracciati per tutti i capi tra cui jeans, maglie e giacche

Oltre 70 mila capi d’abbigliamento messi in vendita a prezzi stracciati. Queste le conseguenze, ma per molti un affare, a seguito del fallimento dell’azienda Rifle. I prezzi dei capi, tra cui i famosi jeans griffati famosi in tutto il mondo, potrebbero raggiungere il prezzo di pochi euro: si parla addirittura di 1 o 2. Ma non solo jeans, la storica azienda italiana di Barberino del Mugello, metterà in super svendita anche felpe, giacche e scarpe, il tutto sempre a prezzi (ovviamente) mai visti.

In attesa della svendita, tuttavia, tutti i capi presenti in azienda verranno trasferiti in un temporary outlet dove verranno venduti a prezzi comunque ribassati. I pezzi messi all’asta giudiziara da parte del Tribunale Fallimentare di Firenze, come già detto, sono oltre 70 mila e l’asta vera e propria, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe partire dal prossimo marzo in poi. Tutto questo previo ridimensionamento della situazione pandemica, attualmente in fase di miglioramento, ma comunque a rischio.

Un’azienda storica

Rifle è stata un’azienda italiana nata a Campi Bisenzio, nella città metropolitana di Firenze, in Toscana, che in origine acquistava a peso i capi dismessi dall’esercito americano di stanza in Italia, per poi rivenderli come stracci a Prato. Alla fine degli anni cinquanta, con il trasferimento della sede a Barberino di Mugello, l’impresa mutò denominazione in Super Rifle s.p.a. e, successivamente, in Rifle s.r.l. Il marchio Rifle fu scelto perché indicava il mondo del West ma nella produzione di jeans furono utilizzati anche altri marchi attinenti al mondo del West. Il successo si ebbe negli anni ’70 e ’80, quando le venditi si moltiplicarono non solo in Italia ma anche e soprattutto all’estero. Negli anni successivi, invece, un lento ed inesorabile declino ha coinvolto la monomarca Rifle, nonostante vari tentativi di rilancio del marchio.