Giuseppe Conte crisi di governo
Dalla diretta di Conte in Senato

Da quando Conte si è affacciato sul panorama politico italiano sono successe davvero tante cose. Ripercorriamo il suo operato

Quando Conte salì per la prima volta al Quirinale nel 2018 era uno sconosciuto per gli italiani, un semplice avvocato. Fu stesso Giuseppe Conte a battezzarsi avvocato del popolo perché si sentiva un portatore del benessere e della giustizia per il popolo. Sbucò dal nulla, sconosciuto ai tanti ma per Mattarella risultava l’unico capace di smorzare gli animi tra Di Maio e Salvini, all’epoca alleati di Governo.

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Poi arrivò il divorzio burrascoso nel 2019 e Conte si ritrovò a dover salire di nuovo al Quirinale orfano di Salvini che però venne subito rimpiazzato da un più mite Zingaretti. E così si salvò e tra critiche e polemiche nacque il Conte Bis, formato da Movimento 5 Stelle e PD. Una piccola parentesi doverosa che non può sfuggire ai lettori: Renzi fautore di questa crisi entrò con Zingaretti nella maggioranza di Conte, salvo poi scindersi per formare l’attuale partito di Italia Viva. Un 2% di consenso, pochi senatori, parlamentari, Renzi non faceva paura a nessuno eppure con solo quel 2% è stato capace di scaraventare in un burrone il governo.

E ora Conte, dopo un anno governato tra pandemia, disordini e malcontenti, è risalito al Quirinale da Mattarella per consegnare le proprie dimissioni. Ne uscirà con un nuovo esecutivo? Lui lo spera. Sarà capace di trovare nuovi Responsabili? Improbabile anche se come aveva promesso il gruppo di coloro che la scorsa settimana hanno votato la fiducia a Conte sono diventati un partito. Insomma le ipotesi sono diverse e tornare al voto è una delle opzioni probabili.

Qui tutti i dettagli delle dimissioni del premier Conte.

Da Salvini a Zingaretti alla pandemia

Fermiamoci un attimo e riflettiamo su questa figura politica emersa in pochi anni aldilà delle antipatie e simpatie che possa suscitare. Sicuramente governare con forze politiche così diverse non deve essere per nulla semplice. Per più di un anno Conte è sottostato alle richieste, condivisibili o meno, di Salvini e per evitare lo scontro con i 5 Stelle ha cercato di essere sempre l’ago della bilancia. Quando Salvini in quell’Agosto afoso del 2018 decise di liberarsi dei suoi alleati convinto di poter salire finalmente come primo Ministro, Conte lo sbugiardò davanti a tutto il Parlamento e tutta Italia.

Ma nonostante l’affondo del premier della Lega, l’avvocato del popolo riuscì a sopravvivere trovando in Zingaretti una salvezza. Certo far operare due ideali così diversi non deve essere stata una passeggiata. Da una parte il partito del mai con il PD e dall’altra un partito lacerato all’interno, dalla cui costola è nata Italia Viva di Renzi. È assurdo come per evitare il trittico della destra formato da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, i partiti opposti abbiano annaspato in qualsiasi modo pur di trovare alleati.

E la storia si ripete. Ora è Renzi ad aver lasciato la maggioranza e i cervelli di Conte, Zingaretti, Di Maio sembrano andare in fumo per trovare una soluzione. Per quanto si possa pensare che il voto sia la soluzione, tutti sono consci del fatto che le votazioni consegnerebbero il Paese nella mani del centrodestra. Ma quanto sono disposti a scendere in basso pur di non accettare la sconfitta? Arriva un momento nella storia di ogni uomo in cui bisogna scegliere: Conte vuole essere davvero ricordato come colui che sale al Quirinale in un modo e ne scende trasformato?

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