La storia di san Valentino raccontata da Luciano De Crescenzo



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Scopriamo con Luciano De Crescenzo la storia di san Valentino, celebre santo vissuto nel terzo secolo d.C.

Il 14 febbraio si festeggia San Valentino, protettore degli innamorati, degli amanti e degli epilettici, nonché patrono di Terni, Vico del Gargano (Foggia) e Bussolengo (Verona).

Nel 2011 la Mondadori ha pubblicato Tutti santi me compreso (17 euro, 164 pp.), in cui Luciano De Crescenzo offre sintetiche biografie dei suoi santi preferiti (san Tommaso D’Aquino, Sant’Agostino, San Nicola, San Gennaro, Sant’Ambrogio, San Filippo Neri, San Francesco etc.). Tra questi, ovviamente, c’è anche San Valentino. Lasciamo che sia De Crescenzo a raccontare la storia di questo celebre santo.

La vita del protettore dei fidanzati è piena di misteri. Valentino è un altro dei santi vissuti nel periodo peggiore, cioè nei primi secoli dopo la nascita di Gesù, quando la cristianità era ancora in fase di formazione e gli imperatori dell’epoca avevano il vizio di perseguitare in modo feroce tutti quelli che aderivano alla nuova religione. A questo punto, diventa quasi inutile aggiungere che anche a lui toccò un destino da martire, come accadde a quasi tutti i santi di quegli anni.

Fu precisamente l’imperatore Aureliano a decidere la sua sorte. Ne ordinò la cattura, la tortura e la decapitazione. Delle operazioni si occupò il soldato romano Furio Placido, che però prima condusse l’accusato fuori le porte della città, sulla Flaminia, per evitare che il popolo vedesse cosa stava succedendo e si ribellasse a quella esecuzione. Pare infatti che Valentino fosse un personaggio molto amato dalla sua gente. La cosa curiosa è che l’intero episodio avvenne quando il santo aveva ormai ben novantasette anni, quindi il martirio non gli impedì di vivere comunque a lungo.

Valentino era nato patrizio, veniva da una famiglia nobile di Interamna Nahars. Non è una località azteca, è il nome latino di quella graziosissima città umbra che attualmente chiamiamo Terni. Si fece conoscere e benvolere già quando era molto giovane. E infatti all’età di soli ventuno anni, nel 197, si trovò a indossare i panni di vescovo della città.

Per il resto, di lui sappiamo veramente poco. Una notizia che ci giunge sulla sua vita parla di un viaggio a Roma, avvenuto quando era ormai in età piuttosto avanzata. Valentino fu invitato nella capitale dal filosofo Cratone, il quale sperava proprio che la grande purezza morale del vescovo ternano servisse a convertire al cristianesimo tanti pagani che risiedevano a Roma. In realtà, la storia non finì troppo bene, perché l’imperatore Claudio II il Gotico seppe di quel viaggio e fece arrestare Valentino. Non fu troppo spietato, ma chiese al vescovo di abiurare la sua fede fuorilegge. Naturalmente Valentino si rifiutò, anzi fece dei tentativi per convertire l’imperatore in persona. Forse colpito da tanto coraggio e da tanta fede, Claudio II il Gotico concesse la grazia all’accusato e più tardi lo fece anche liberare.

Ma come abbiamo visto la sua vita fu salva solo per pochi anni, perché l’imperatore successivo, Aureliano, non fu altrettanto paziente col santo. Valentino fu perciò arrestato di nuovo e ucciso. Cratone, l’uomo che aveva invitato a Roma il martire, affidò a tre suoi discepoli – Efebo, Proculo e Apollonio – il compito di seppellirlo. Un incarico che costò carissimo a tutti e tre: furono catturati pure loro e immediatamente decapitati.

La copertina del libro di De Crescenzo

A questo punto nasce la leggenda del protettore di tutti gli innamorati. A dire il vero, non si sa nemmeno troppo bene perché. La festa che si celebra a metà febbraio era legata nell’antichità a un culto pagano di fecondità e di purificazione della terra, festa dedicata al dio Pan. Fu papa Gelasio a sopprimerla sul finire del V secolo e a cristianizzare quella ricorrenza attribuendola a san Valentino. Toccò poi ai monaci benedettini propagarla e avviare la grande diffusione popolare che ha oggi.

Si racconta che san Valentino un giorno vide per strada due giovani fidanzati che litigavano. Regalò a entrambi una rosa e disse: “Tenetela stretta nelle vostre mani”. I due innamorati in un istante si riconciliarono e c’è chi aggiunge che fece anche volare attorno a loro delle colombe bianche, e che forse per questo gli innamorati sono spesso detti “piccioncini”.   Un altro episodio vuole che abbia saputo restituire la vista alla figlia di una nobile famiglia a cui era stato affidato. Quando fu decapitato, Valentino si sentì ancora teneramente legato a quella fanciulla, alla quale volle perciò scrivere una lettera piena di sentimento.

Esiste poi una terza leggenda, nella quale si parla di due amanti, la giovane Serapia e il centurione romano Sabino, la cui passione era osteggiata dalle famiglie. Valentino vinse le resistenze che c’erano attorno a quella unione, ma poco dopo Serapia si ammalò molto gravemente. Sabino chiamò allora Valentino, già vescovo di Terni, al capezzale della sua donna.

  «Sappi che io non voglio mai più essere separato da lei.»

     «Ti battezzerò, e vi unirò in matrimonio.»
 

   Qualche giorno più tardi, i due amanti morirono l’uno nelle braccia dell’altra”.

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