Sanità italiana, sistema degente ed iniquo

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La Sanità italiana non riesce più a garantire la certezza della prestazione. I tempi di attesa sono estenuanti. Da un’inchiesta di Repubblica, condotta da Michele Bocci, emerge un quadro inquietante

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Eppure la nostra costituzione recita, all’articolo 32 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

Eppure quel sistema sanitario nazionale, istituito con la legge 23 dicembre 1978 n°833, doveva essere garante dell’assistenza sanitaria in forma universalistica, “nel rispetto della dignità e della libertà della persona”. Secondo una ricerca condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità(OMS) nel 2000, da quell’atto legislativo s’è edificato il secondo migliore sistema sanitario al mondo, dopo quello francese.

Come mai oggi la Sanità Italiana Pubblica non riesce ad assicurare neanche il più basilare dei servizi?

Il quotidiano “La Repubblica”, con la firma di Michele Bocci, ha condotto un’inchiesta sullo stato di salute della Sanità Italiana. Un risultato non così inaspettato, ma comunque preoccupante. Attese lunghe, offerta precaria che spesso facilita il servizio privato.

Una ricerca comparata, al limite dell’etnografia quella del giornalista, il quale tenta di addentrarsi nelle strutture ospedaliere di 10 città Italiane, attraversando l’intero stivale. Dall’inchiesta, emerge un’Italia in estrema difficoltà, con attese che superano i 100 giorni, macchinari e strutture inadatte e operatori impreparati a fornire servizi celeri.

Record negativo per le mammografie asintomatiche, cioè fuori dagli screening e richiesto laddove l’indagine preventiva al seno è poco diffusa. Al Caldarelli di Napoli bisogna attendere 478 giorni per poter sostenere una visita, alle Molinette di Torino 441. Per una tac addominale a Lecce bisogna attendere circa 330 giorni, 87 giorni per un’ecografia all’addome al San Paolo di Milano. 306 giorni per operarsi alle tonsille all’Ospedale Civile di Brescia. 2 anni di attesa nel caso di chirurgia proctologica al San Camillo di Roma.

La sanità della capitale economica italiana, Milano, risponde positivamente nel caso di patologie accertate e quindi documentate con esame preventivo, in rispetto della normativa fornita dal Ministero della Salute che ha posto come emergenziali le prestazioni programmate, onde evitare attese fuori norma.

Unico trend antitetico è quello dell‘Emilia Romagna, la quale ha investito nella sanità pur di offrire un servizio adatto ai complessi bisogni della società civile. “Meno della metà delle prestazioni veniva erogata nei tempi richiesti dalle priorità, adesso siamo al 97%. Come abbiamo fatto? Abbiamo riorganizzato il settore nelle Asl e investito 10 milioni per assumere 150 professionisti nei settori che erano in difficoltà” ha dichiarato l’assessore regionale alla sanità Sergio Venturi.

Le cause di tale stato sono molteplici e non passabili di semplificazione. Probabilmente la macro struttura sanitaria soffre di una male gestione atavica, di sperperi già risalenti gli anni della Prima Repubblica, ma soprattutto dell’attuale condizione fiscale italiana, che non può più permettersi di allargare la maglia dell’universalismo. Da almeno 20 anni, la sanità Italiana è oggetto di continui tagli e lacerazioni, frutto delle politiche promosse dagli organismi sovranazionali, che dinanzi al mastodontico debito degli Stati, impone il sacrificio del bene collettivo e quindi della dignità sociale.

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Redazione ZONhttps://zon.it
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Updated on 29 July 2021 - 06:00 06:00