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Sanremo 2021: ipotesi porte chiuse o slittamento. Di certo, non sarebbe la prima volta che l’attualità avrebbe un impatto sulla kermesse

Con la ratifica del nuovo Dpcm valido fino al 5 Marzo – che tra le altre cose dispone il divieto di spostamento tra Regioni fino al 15 Febbraio – il Festival di Sanremo 2021 si trova di fronte ad un nuovo bivio; da una parte si pensa ad uno spostamento della kermesse, ad oggi prevista dal 2 al 6 Marzo, a dopo Pasqua (calendarizzata quest’anno per il 4 Aprile), dall’altra si valuta l’ipotesi di un Festival a porte chiuse, quindi senza la presenza del pubblico all’Ariston, per mantenere le date attualmente schedulate.

La decisione dovrebbe essere presa a metà della prossima settimana, quando la Rai, il Comune di Sanremo e tutti gli altri portatori di interesse valuteranno il da farsi: quel che è certo, è che qualunque decisione si prenda, il Festival di Sanremo 2021 rimarrà comunque negli annali della kermesse: se passasse lo slittamento ad Aprile, il settantunesimo Festival della Canzone Italiana passerebbe alla storia come l’unico che è andato oltre le date canoniche di Febbraio-Marzo – sorpassando addirittura il Festival del 2005 condotto da Paolo Bonolis di scena dall’1 al 5 Marzo di quell’anno. Se invece il Festival di Sanremo 2021 dovesse svolgersi a porte chiuse, sarebbe la prima volta che la kermesse rinuncia al pubblico del Teatro Ariston.

Qualcuno bollerà come “inconcepibile” l’idea di un Sanremo senza pubblico, ed in effetti ciò rappresenterebbe una modifica sostanziale del format così come lo conosciamo oggi, oltre a riportare in auge un tema di cui in ambiente festivaliero si discute animatamente da un po’ di tempo: sarebbe forse il caso di pensare ad una sede alternativa al Teatro Ariston, più piccola – in cui certamente l’assenza del pubblico farebbe meno rumore- e televisivamente più “compatta”? L’impressione è che dal settantaduesimo Festival in poi il dossier della location di Sanremo non sarà più emendabile: spinge per una rivoluzione in questo senso anche Paolo Bonolis, tra gli altri, che in diverse interviste non ha esitato a definire “anacronistico” l’Ariston per la tv di oggi, ponendo il cambio di sede quasi come una conditio sine qua non per un suo ritorno da direttore artistico di Sanremo, dopo i fasti di 2005 e 2009.

La sede

L’Ariston, lo ricordiamo, è il tempio del Festival di Sanremo dal 1977, quando il Teatro fu scelto in luogo del Salone delle Feste del Casinò di Sanremo. Quell’edizione, condotta da Mike Bongiorno e l’ex signorina Buonasera Maria Giovanna Elmi, vide trionfare gli Homo Sapiens, con “Bella da morire”, davanti ad altri due gruppi: i Collage, in gara con “Tu mi rubi l’anima”, e i Santo California, che presentarono Monica. Quella del 1977 fu, a ben guardare, un’edizione doppiamente storica del Festival, in quanto la Rai la mandò in onda per la prima volta a colori grazie alle cosiddette tecnologie PAL.

La storia del Festival è legata, in definitiva, anche al mezzo tramite il quale viene trasmesso: in principio fu la radio (dal 1951 al 1954), a seguire la tv (dal 1955). La prima edizione televisiva del Festival, condotta da Armando Pizzo e Maria Teresa Ruta, vide trionfare la canzone “Buongiorno Tristezza”, eseguita da Tullio Pane e Claudio Villa.

Villa e Tenco

Proprio al “Reuccio” è legato un momento in cui la storia del Festival impattava con la stringente attualità: la morte di Claudio Villa fu infatti annunciata in diretta da Pippo Baudo nel corso della serata finale di Sanremo 1987, che poi vide trionfare la canzone “Si può dare di più” di Ruggeri, Morandi e Tozzi.

Un altro evento luttuoso che ha funestato il Festival di Sanremo, è la morte del cantautore genovese Luigi Tenco suicida in un albergo della città ligure la sera del 27 Gennaio 1967, dopo essere stato eliminato alla prima serata con la canzone “Ciao amore, ciao”. Lo stesso cantautore spiegò in un bigliettino le ragioni del suo gesto, un atto di protesta nei confronti di un sistema ormai votato alla “musica commerciale” a discapito della canzone d’autore. La morte di Tenco ebbe, com’era prevedibile, un effetto anche sulle esibizioni dei concorrenti di quel Festival che in molti, tra gli addetti ai lavori, avrebbero preferito sospendere: Caterina Caselli, per esempio, nel corso della seconda serata, non riuscì a portare a termine la sua esibizione (con la canzone Il Cammino di Ogni Speranza) e abbandonò il palco. Anche la vittoria di Claudio Villa e Iva Zanicchi (la canzone era Non pensare a me) ne uscì oscurata o comunque notevolmente ridimensionata.

Sanremo e la storia contemporanea

Vittoria sottotono anche quella di Francesco Renga nel 2005 (sul gradino più alto del podio con la canzone Angelo): nel corso dell’ultima serata, il direttore artistico e conduttore Paolo Bonolis annunciò la morte del funzionario di Polizia Nicola Calipari, che si era adoperato per la liberazione della giornalista de “Il Manifesto” Giuliana Sgrena, ucciso mentre si recava all’aeroporto di Baghdad da forze militari statunitensi che lo avevano scambiato per un terrorista iracheno; la stessa edizione, iniziò nel segno di un lutto comunitario: nel corso della prima serata, fu infatti annunciata la morte del conduttore Alberto Castagna (tra i suoi programmi più iconici, indubbiamente, Stranamore).

Nella storia italiana più recente, altri due eventi di attualità hanno impattato sul Festival di Sanremo: nel 2012, per esempio, l’annuncio dei Big in gara (nel corso della trasmissione Rai “L’Arena” con Massimo Giletti) fu ritardato per lasciare spazio alle ultime notizie inerenti l’affondamento della Costa Concordia, mentre l’anno dopo, il giorno prima dell’esordio della kermesse (poi vinta da un ritrovato Marco Mengoni con L’Essenziale) furono annunciate le dimissioni di Papa Benedetto XVI, poi diventate operative il 28 Febbraio dello stesso anno.