poesia

In un tempo in cui tutto è velocissimo: “poesia” sembra una parola obsoleta, dal sapore un po’ antico e démodé, indubbiamente in contrasto con l’attuale contesto sociale

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Sono gli anni del “tutto, subito e ancora più velocemente se possibile“, non ci si ferma più ad osservare: si dà un’occhiata superficiale.

La poesia è all’estremo opposto di questa concezione: è riflessione, attenzione estrema, sensibilità allo stato puro.

La poesia è nata ancora prima della scrittura stessa, affondando le sue radici nelle tradizioni orali tramandate fra le generazioni fin dalla notte dei tempi.

E così, come la poesia, anche l’amore, un sentimento incastonato nella struttura stessa dell’uomo che lo ha accompagnato in tutta la sua storia.

Amore e poesia costituiscono un binomio perfetto e indissolubile che ha accompagnato la storia dell’uomo e del suo essere fino ad oggi.

Innumerevoli sono stati gli autori, noti e non, che si sono cimentati nel tentativo di esprimere a parole, ciò che di fatto è inesprimibile come dire: ti amo.

E quando si parla di poesia non si può non nominare quella che è stata la “generazione dei poeti“, ovvero “la Generazione del ’27“.

Tra i principali poeti/scrittori di questa generazione possiamo citare: Federico Garcìa Lorca, Rafael Alberti, Pedro Salinas, Miguel Hernàndez e Pablo Neruda.

La Generazione del ’27 ha saputo creare una perfetta sincronia fra emozioni e bellezza, ed è stata una delle più colorate, sfaccettate della letteratura, hanno messo la propria anima, la propria esperienza personale a disposizione di tutti, fondendo i propri sentimenti con i sentimenti comuni, in cui è più facile rispecchiarsi.

Quindi, ha ancora senso, oggi, parlare di poesia? E scriverla?

L’unico modo in cui mi viene in mente di rispondere è usando le parole di Gustavo Adolfo Becquer : “Finché si sentirà ridere l’anima, senza che le labbra ridano; finché si piangerà, senza che il pianto arrivi  a rannuvolare la pupilla; finché il cuore e la testa continueranno la loro battaglia, finché ci saranno speranze e ricordi, ci sarà poesia!“.

Finchè ci saranno persone che hanno la capacità di lasciare il segno, di vivere con passione la loro vita, di trasmettere qualcosa di sè, che si coinvolgono e ti coinvolgono, che ti prendono per mano e ti aiutano a capire, a vedere una luce nel buio, ci sarà poesia.

Vi lascio con una delle più belle. Buona lettura.

Il modo tuo d’amare
è lasciare che io t’ami.
Il sì con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sono offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole e abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi;
tu, no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.

Pedro Salinas

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