Giovanni Falcone
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Ricorre oggi il 29° anniversario della Strage di Capaci, l’attentato terroristico per mano di Cosa Nostra che ha portato alla morte di Giovanni Falcone, ponendo fine all’obiettivo della sua vita: la lotta contro la mafia

Oggi, 23 Maggio, si ricorda il 29° anniversario della strage di Capaci, l’attentato che portò alla morte di Giovanni Falcone, dell’ amatissima moglie, Francesca Morvillo, e i tre uomini della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicilllo e Antonio Montinaro.

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Una vita, anzi due vite: quella di Giovanni Falcone, intrecciata inesorabilmente a quella del suo inseparabile amico, Paolo Borsellino. Due uomini che avevano fatto della lotta contro la criminalità, e in particolare contro la mafia, il centro delle loro esistenze.

Un sogno che Giovanni Falcone si porta dietro da quado era piccolo. Forse era destino, considerando che la leggenda narra dell’entrata dalla finestra di una colomba bianca, il simbolo della pace per eccellenza, proprio nel giorno in cui nacque.

La sua infanzia viene trascorsa a Kalsa, un piccolo quartiere arabo di Palermo. Una zona abitata da esponenti della media borghesia, ma anche da ragazzini che avrebbero scelto la strada della mafia. In quegli anni, la mafia era diventata un profondo, seppur invisibile, male che affliggeva tutta Palermo, ed era necessario che qualcuno portasse finalmente alla libertà la città. Un male che sia Falcone che Borsellino, sono decisi a sconfiggere una volta per tutte.

Frequentano entrambi lo stesso liceo classico, e per Giovanni Falcone quegli anni di crescita saranno decisivi: il suo professore di storia e filosofia, Franco Salvo, gli insegna a coltivare il dubbio e a interrogarsi sempre sui principi che vengono declamati come verità assolute. Un percorso che lo porterà ad abbandonare la tradizione della messa domenicale, che fin da piccolo aveva frequentato insieme alla madre. Dopo la scuola superiore, sia Falcone che Borsellino si inscrivono alla facoltà di Legge, dove si laureano a pieni voti.

Una volta affacciatisi al mondo reale, capiscono subito che la loro missione nella vita sarà porre fine a quella grande piaga sociale corrispondente a quell’organizzazione criminale “Cosa Nostra”. Ed ecco che si arriva al 1986, l’anno del maxiprocesso, uno dei processi penali significativi della storia d’Italia, nonché il più grande contro la mafia: più di 400 mafiosi sono chiamati a rispondere dei loro crimini. Ne seguono in totale 2600 anni di reclusione inflitti e 19 ergastoli.

Sembrava che questa volta si riuscisse a intravedere, dopo tanto tempo, uno spiraglio di luce. In realtà, si rivelò l’inizio della fine che costò le vite a centinaia di uomini di Stato, compreso Giovanni Falcone. Il 23 Maggio 1992, verso le ore 17:58, venne nascosto quasi mezzo chilo di tritolo (un composto chimico altamente esplosivo) sotto lo svincolo stradale di Capaci. La Fiat Croma bianca su cui viaggiava Falcone è oggetto dell’esplosione. Falcone perse la vita, e come lui anche la moglie e i tre uomini della scorta che guidavano la prima auto travolta dall’esplosione, Vito Schifani, Rocco Dicilllo e Antonio Montinaro. Riuscirono invece a salvarsi altri tre agenti di scorta e l’autista di Giovanni Falcone.

L’attentato terroristico avvenuto per mano di Cosa Nostra, passerà poi alla storia come Strage di Capaci. Attentato che ha portato alla morte di Giovanni Falcone, ponendo fine al principale obiettivo della sua vita: la lotta contro la mafia.

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