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Stefano Cucchi

E’ di undici ore fa il messaggio di Ilaria al fratello Stefano Cucchi. “Tu eri solo. Ecco, questa è la cosa che farò più fatica a perdonare. Tu eri solo”

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22 ottobre 2009. La morte di Stefano Cucchi. Cucchi muore all’ospedale Sandro Pertini. Al momento del decesso pesa 37 chilogrammi. Dopo la prima udienza i familiari cercano a più riprese di vedere, o perlomeno conoscere, le condizioni fisiche di Cucchi, senza successo. La famiglia ha sue notizie quando un ufficiale giudiziario si reca presso la loro abitazione per notificare l’autorizzazione all’autopsia.  Stefano è morto. Qualcuno la definì Un’altra morte di carcere. 

Una voce anonima di un carabiniere qualunque comunica la sua morte, alla famiglia. Sono le 12,30. Stefano è morto all’alba. Il Pubblico Ministero chiedeva di autorizzare l’esecuzione dell’autopsia in seguito al decesso di Cucchi Stefano. Questo è stato il modo in cui una madre ha saputo della morte del figlio.

Tante insistenze, tanta determinazione. Piedi ben saldi a terra e poi finalmente una telefonata al Pubblico Ministero, che autorizzò di poterlo vedere, ma solo dietro a un vetro. La voce spezzata di Ilaria Cucchi racconta quel momento.

Quello che abbiamo visto è stato uno spettacolo allucinante. Mio fratello aveva il viso completamente devastato, era irriconoscibile, aveva un occhio gonfio e un altro sembrava incavato, la mascella sembrava rotta, aveva il viso come bruciato. Il corpo era coperto da un lenzuolo, non so quello che ci fosse sotto. Mio fratello stava bene, aveva tanta voglia di vivere. Si, mio fratello aveva voglia di vivere.

Stefano è caduto. Ma dove, come e perché è caduto? Come ha fatto a morire? Morire per una caduta e poi tutti quei segni di traumi sul viso e sul corpo. Assurdo.

Stefano Cucchi
Stefano Cucchi vignetta

Non può essere la verità. Il 5 ottobre 2016 la sentenza. La morte di Stefano Cucchi avvenne «in maniera improvvisa e inaspettata a causa dell’epilessia in un uomo con patologia epilettica di durata pluriennale, in trattamento con farmaci anti-epilettici». Stefano muore ancora una volta. Dopo sette anni inizia  un nuovo percorso di verità e giustizia. E’ di 11 ore fa il messaggio su Facebook di Ilaria Cucchi.

Sette anni fa, più o meno a quest’ora, tu stavi morendo. Letteralmente di dolore. Ed eri solo, come l’ultimo degli ultimi. Se devo pensare a quando un giorno morirò mi immagino con affianco qualcuno che mi ama a stringermi la mano. Tu eri solo. Ecco, questa è la cosa che farò più fatica a perdonare. Tu eri solo. Solo come un cane, mentre morivi tra dolori atroci. Sono passati sette anni e ancora mi aspetto di vederti varcare la soglia di casa mia, dicendo che è stato solo un incubo. Non potrà essere così. Ma stasera non eri solo Stefano mio. Stasera tanta, tantissima gente si è stretta intorno a me, a mamma e papà, a dirci che non siamo soli. Nel lungo cammino che ancora ci aspetta per restituirti la dignità che meriti.

Il ricordo non basta. Stefano è morto. Ma adesso muoiono anche le parole. 

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