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I cinque agenti uccisi a Dallas

Strage di Dallas: è il momento del dolore. Il Presidente Obama presente alla commemorazione degli agenti uccisi

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Al Meyerson Symphony Center di Dallas ci sono cinque sedie libere in prima fila, su ognuna di esse il cappello da poliziotto e la bandiera ripiegata. Questo è quanto rimane dei cinque agenti uccisi da un cecchino impazzito, giovedì scorso. I loro nomi vengono letti dall’ex presidente George W. Bush e poi dallo stesso Obama, eccoli: Lorne Ahrens, 48 anni,  Michael Krol, 40 anni, Michael Smith, 55 anni, Brent Thompson, 43 anni,  Patrick Zamarripa, 32 anni. 

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Il cordoglio di Barack Obama a Dallas

Il Presidente Obama li ricorda con parole commosse e sincere “Sono cinque eroi da cui tutti dobbiamo trarre ispirazione. Nelle scritture si legge che dalla sofferenza nasce la perseveranza e dalla perseveranza il carattere e dal carattere la speranza”. 

I valori legati alla fede religiosa sono sempre il punto di partenza da cui l’America ricomincia ogni volta che viene ferita, “In god we trust”. Un discorso di quaranta minuti ricco di emozioni, ricordi e citazioni bibliche, con il sottofondo di Stevie Wonder, scelto personalmente da David Brown, il capo della polizia di Dallas, nero.

“Un bianco e un nero hanno lavorato fianco a fianco per superare il dolore e tenere insieme non solo Dallas, ma tutto il Paese” continua Obama, indicando Michael Rawlings, il sindaco di Dallas, bianco e David Brown “Questa è l’America che conosco, l’America di questo sindaco e di questo capo della polizia. Non possiamo dare nulla per garantito, ma sappiamo che se ci mettiamo insieme, se apriamo il nostro cuore, come se fosse un cuore nuovo, se ci sforziamo di guardarci gli uni con gli occhi degli altri, possiamo superare qualsiasi momento. L’America è una sola famiglia”.

Tra il pubblico, scelto per l’occasione, i rappresentanti delle comunità religiose e delle organizzazioni afroamericane più moderate. E poi ancora le donne e gli uomini in divisa. Obama arriva in compagnia di Michelle e del vice presidente Joe Biden insieme alla moglie. Ci sono anche l’ex presidente repubblicano George W. Bush con la moglie Laura, che vivono a Dallas dal 2009.

In un Paese che in meno di 50 anni è passato dal proibire ai neri di salire sugli autobus insieme ai bianchi ad avere un presidente di colore, ora si ritrova nuovamente catapultato in quel periodo buio, con una recrudescenza senza precedenti e un’accanimento particolarmente perpetuato da parte della polizia, che sempre più frequentemente sfocia in morte e violenza.

Non sono un ingenuo” ha detto Obama “Ma tutti noi sappiamo quanto sia difficile eliminare i pregiudizi che vengono dalla nostra storia. Sappiamo che nessuno di noi ne è immune. Vale per gli insegnanti, vale anche per il Dipartimento di polizia. La stragrande maggioranza degli agenti svolge con grande sacrificio il suo dovere e noi tutti dobbiamo essere grati. Ma sarebbe sbagliato far finta di niente. Ho vissuto sulla mia pelle i grandi progressi nella relazione tra le razze che sono stati fatti negli ultimi cinquant’anni, dopo la legge sui diritti civili. Negare questi progressi vuol dire sconfessare la lotta e i sacrifici che sono stati fatti per ottenerli. Non è attaccando la polizia che i protestanti otterranno la giustizia che cercano”

Intanto il suo mandato è agli sgoccioli e uno dei candidati alla successione è un certo miliardario, esaltato, sessista, omofobo e aperto nei confronti delle potenze storicamente nemiche dell’America. Il Paese va alla deriva e Obama abbandona la nave, col pericolo di lasciare il potere ad un soggetto che rischia di portare l’America ancora più indietro. A Dallas c’è stato il canto del cigno del Presidente Barack Obama.

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