Sulla Divina Via degli Dei

Sentiero degli Dei

Tra mito e poesia, nella terra di mezzo tra il mare e l’Olimpo, questa settimana aZONzo ci lascia sospesi sulla Divina Costiera, sulla via degli Dei e sotto il loro auspicio

Nella tangibile bellezza mozzafiato della costiera amalfitana, se c’è un posto che più di tutto trapela di magia e anela all’irreale, questo è il mitico Sentiero degli Dei , che riesce a cogliere con il suo solo sguardo il “corpo” e “l’anima” della Divina. 

Se Zeus nell’antica Grecia scelse di collocare la dimora degli Dei sull’Olimpo, prima di arrivare a casa tracciò un sentiero dalle nostre parti, che si snoda tra la costiera Amalfitana e quella Sorrentina, dove gli Dei potevano passeggiare – come facciamo noi oggi – con ai piedi un pezzo del Mar Mediterraneo e sul loro capo la cresta dei Monti Lattari.

Il padre degli Dei protese un po’ a sé la catena dei Lattari e dall’ultimo lembo di roccia che fu staccata ne ricavò Capri – ancora un tutt’uno con Punta Campanella, come oggi da quassù magicamente ci appare – dalla quale forse la “Corte degli Immortali” dopo la passeggiata riprendeva il volo verso altri sentieri della Magna Grecia.

Sulle tracce degli Dei e sotto la loro protezione, diventiamo oggi dei demoni partenopei, Outdoorini metà umani e metà divini, figli delle Muse con un posto speciale nella gerarchia dell’Olimpo, alla ricerca pertanto della “eterna magnificenza del divino” nella Natura.

Ciucciariello sul Sentiero degli Dei

Dopo la pausa propiziatoria nella piazzetta di Bomerano – frazione di Agerola dal buon fiordilatte – con felpe in spalla e i nostri poteri magici, varchiamo la soglia tra il mondo dell’ordinario – con i suoi ruoli ben definiti e il suo tempo divoratore – e quello dello straordinario dell’Outdoor:

“È questo il paesaggio che dall’alto del Sentiero degli Dei si apriva al nostro sguardo: è lo scenario di quell’estrema ansa della Costiera Amalfitana che guarda verso ovest, verso l’isola di Capri, quella costa ripida, afosa, con le montagne cristalline ove si abbandonano gli Dei di oggi e si scopre di nuovo un sé perduto, mediterraneo, anteriore”.

E’ così che ci accoglie il nostro sentiero, con le parole di D.H. Lawrence che ci aprono la porta su 9 km di strada sterrata, con 650 m. di altezza s.l.m., che tra rocce, strapiombi e profumi della macchia mediterranea, arriva fino a Positano, nata secondo una leggenda dalle lacrime degli angeli.

Il viaggio è un’occasione che si rinnova come scelta e misura del desiderio interiore: in questo senso è giusto riattivare l’immaginario, partendo proprio dal Sentiero degli Dei, da quella strada sospesa sul magico golfo delle Sirene, solcato ancora oggi dalla memoria e dal Mito.”  Italo Calvino

 Il “Golfo delle Sirene” ci ricorda i templi che un tempo si adagiavano su queste alture (basti pensare ai resti del Tempio di Minerva di Punta Campanella) che gli Dei eressero dopo aver imboccato il sentiero per salvare Ulisse dal canto delle sirene, che dalla vicina Li Galli con il loro canto ammaliavano i marinai in transito.

Calvino, Lawrence, Goethe, Lenormant, Mendelsson, Wagner.. su questa strada rurale acciottolata – ora stretta, ora scoscesa, ora panoramica – oltre gli spiriti degli Dei, ha camminato la folta schiera dei grandtourists del ‘700, ricchi giovani artisti dell’aristocrazia europea che attraverso un viaggio di formazione che aveva come meta finale l’Italia, conobbero e s’innamorarono di questi luoghi, i quali resero loro, come noi oggi, “divini”.

Ma più di tutti, i nostri antenati. Perché questo sentiero è tanto nostro quanto l’incanto che lo caratterizza.

Grotta del Biscotto

Camminiamo su una mulattiera, che per secoli è stata l’unica strada percorsa dai locali, dalla gens campana, a piedi o con muli o con altri animali da soma, che, in un territorio costiero inaccessibile prima dello sviluppo della rete stradale, rappresentava l’unico collegamento tra i paesi interni e i villaggi costieri, ed ha permesso i traffici commerciali tra l’entroterra ed il mare, tra i pastori di Agerola e i pescatori di Positano.

Crusca, carbone, latte, spezie, legname, tessuti, pietre preziose, ceramiche, vini e oli, erano le mercanzie che gli antichi “ciucciarielli” della costiera, raffigurati ancor oggi nella ceramica tradizionale, mettevano in groppa sfidando dirupi e precipizi.

Gateau di patate, pagnotte prosciutto e bocconcini, kg di cioccolato e biscotti fatti in casa, fiaschetti di vino e fette di pane con salsicce e friarielli. Sono le mercanzie oggi che portiamo sulle nostre spalle al posto dei ciucciarielli.

Proseguiamo su 2 zampe e, tra un raglio e l’altro di fame, giungiamo davanti ad un pinnacolo di roccia su cui vi è una lapide in memoria di Ettore Paduano. Escursionista napoletano in pensione, socio della sezione di Napoli del Club Alpino Italiano fondata da Giustino Fortunato, dedicò gli anni della maturità ai giovani del CAI di Napoli per avvicinarli alla montagna.

A lui il merito di aver riscoperto il sentiero e averlo battezzato “degli Dei”.

Ci affacciamo dal belvedere che ci ha atteso per la prima pausa pranzo. Ora conosciamo la storia e abbiamo svelato l’arcano del mito.

Eppure da quassù i Faraglioni sembrano gli ultimi puntini che lasciano in sospeso il sentiero nella sua corsa verso l’Olimpo.

A noi dell’Outdoor, dotati di fanciullesca fantasia più che di zelo scientifico, piace pensare che dietro tutto questo incanto ci sia la mano di Zeus e del suo staff di animazione.

Ci piace pensare che dietro il profumo degli ulivi e dei lecci, del rosmarino, dell’erica, del mirto e del corbezzolo, ci sia Demetra, protettrice delle messi e dei raccolti, che tira su dagli Inferi sua figlia Persefone per la primavera e l’estate e dia a questi profumi ancora più vita; che ci sia Artemide, dea della caccia, a preservarci la Torca Nera dei pastori ed il claudicante Efesto, dio fabbro, ad aver costruito la Grotta del Biscotto, autentico capolavoro della natura situata a 524 m. sul livello del mare.

Ci piace pensare che Estia, guardiana del focolare, abbia scavato nella roccia, incastrato i ruderi nelle grotte e creato gli insediamenti rupestri sospesi a picco nel vuoto, che avranno protetto i nostri avi dalle incursioni saracene.

Sarà stato Dionisio, nella sua estasi e magari durante un festino insieme con le Baccanti a tirar fuori dalle viti O’ Per e Palumm?

Ed Apollo ad elargire sole e luce tra dirupi e precipizi, per dar vita ai ghiotti limoni della costiera, ai dolci fichi, noci, meli e con un’idea geniale dell’ultimo momento ai pomodorini a’ piennolo sui scorcio del Sentiero degli Deiterrazzamenti che Poseidone osserva e nutre di iodio?

Ma più di tutti c’è la mano di Afrodite dietro tutto questo incanto, che, nata dalla schiuma del mare, Dea di Amore e Bellezza, con il corpo adorno dei fiori della costiera, trainata da un carro tirato dai ciucciarielli, ha dato al sentiero i colori delle rocce, l’abbondanza delle erbe officinali e il mistero delle grotte.

Ha aperto varchi con vista sull’infinito durante i suoi giri e creato terrazzamenti sulla pietra per private discese verso il mare. Poi ha mischiato il blu ed ha lasciato fare alle 4 stagioni per le mille tonalità.

A noi Outdoorini piace pensarla così. Perché da quassù sentiamo ancora il canto delle Sirene e la eco della Natura.

“Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno.”

Guy de Maupassant, Al sole, 1884