Terapia di coppia per amanti, il libro di Diego De Silva



terapia di coppia per amanti

Dietro il pungente umorismo, il sarcasmo e il presunto o reale cinismo in Terapia di coppia per amanti c’è l’amore e la paura di affidarci ad esso nel timore che possa stravolgerci la vita

 “E’ finita, lo sai, nel senso che è iniziata: gli amanti autosufficienti e bohémien sono andati a raccontarla a qualcun altro per far posto a una coppia qualsiasi, già pronta a massacrarsi nel fuoco reciproco di recriminazioni e pretese, separazioni annunciate e rinviate, famiglie fatte a pezzi, sensi di colpa e ritorsioni, questioni di principio (le peggiori in assoluto), strappi e riavvicinamenti, la lunga spirale di dolore inconcludente  in cui si finirà ancora una volta per pensare che fuori dalla prigione l’amore non regge”.

Questa affermazione lapidaria chiude il primo capitolo del romanzo dello scrittore partenopeo Diego De Silva, Terapia di coppia per amanti pubblicato per Einaudi. Affermazione che lascia spazio ad una riflessione che non smette di frullare nella testa del lettore scandendo il tempo della narrazione.

Può una coppia di amanti riprodurre, più o meno volontariamente,  tutti quei meccanismi, vincoli, obblighi con pretese annesse e connesse che caratterizzano una coppia “ufficiale”? Può una relazione clandestina nata per restar lineare (o almeno in linea di massima) cedere alla fascinazione del complicare anche le cose più semplici, rischiando di rasentare la follia?

Terapia di coppia per amanti  fotografa, attraverso una narrazione a voci alterne, due orizzonti di senso, il maschile e il femminile, dai tratti comuni fino alle sfumature più impercettibili.  Grazie al tono leggero e alla scrittura piana e godibile di De Silva il lettore si ritrova catapultato nella trasposizione verbale del flusso di coscienza, del dialogo dell’io con se stesso, dei protagonisti che si alternano a raccontare la loro storia mentre la vivono.

Viviana e Modesto da circa tre anni sono una coppia, una coppia di amanti e da qualche tempo pare si siano “impantanati” al punto tale da non riuscire più a gestire la relazione. A dare i primi segni di cedimento è proprio Viviana: “Sarà perché ho studiato filosofia ma sono proprio brava a complicarmi la vita. Mi piace ingarbugliare i discorsi, arrivare a un  punto in cui i pro e i contro si equivalgono e io finisco in un’inerzia consapevole in cui mi sembra che non ci sia niente di strano nel non poter far nulla per risolvere i miei problemi. Fosse stato per me, a quest’ora starei ancora annaspando, senza avanzare alcuna richiesta e fingendo pure di star bene nel ruolo dell’amante”.

Modesto, dal canto suo, incarna perfettamente il maschio medio a cui piace sguazzare nella sua doppia vita – matrimonio finito ormai da anni e amante rampante e vitale – senza sentire la necessità di porvi fine o di fare una scelta. Uomo mediamente vigliacco e abilissimo ad archiviare i problemi “è il tipo d’uomo per cui la felicità è sempre un’occasione, quindi quando gli capita non sta a guardare il prezzo, e non gli importa di ritrovarsi indebitato. Vuole vivere e vuole vivere subito, finché può. Poi soffre anche lui- perché non è che non soffre-, ma almeno se lo merita”.

Una cosa è certa Modesto e Viviana si amano pazzamente e non riescono, nonostante i deliri, le gelosie ossessive, le telefonate inoltrate in piena notte e le rivendicazioni, a fare a meno l’uno dell’altra. Dunque perché non andare in analisi? Sì, affidare il destino della propria storia ad un terapeuta. Da qui l’apparente paradossalità della proposta di Viviana: iniziare un percorso di terapia di coppia.

Il terapeuta, spiazzato nel trovarsi di fronte una coppia non ufficiale che non ha nulla da perdere al di là del proprio amore, accetta l’incarico e  si rivela poi, nel corso della narrazione, una figura chiave: anche egli stretto in una schermaglia amorosa di cui è vittima che gli costerà la credibilità professionale.

Dietro il pungente umorismo, il sarcasmo e il presunto o reale cinismo in Terapia di coppia per amanti c’è l’amore: quello sopito o scomparso all’interno proprio di un matrimonio finito e quello che irrompe all’improvvisto in modo clandestino senza lasciarti scuse o alternative di sorta.

 

Leggi anche