winx

The Winx saga è la serie che (finalmente) abbatte stereotipi ed etichette. Ma quanto l’abbiamo apprezzata per il resto?

L’hanno spacciata per la versione live-action del cartone “Winx”, ma di quel cartone che incantava centinaia di bambini, non è rimasto quasi nulla. Eppure si prometteva una versione fedele alla storia originale. La serie puntava sì a conquistare nuovi estimatori, ma nessuno si aspettava che la trama venisse così brutalmente stravolta. Dalle protagoniste al tessuto narrativo, The Winx saga riprende poco e niente dalla versione animata.

Le Winx

Partiamo dalle fate. Siamo tutti d’accordo, che i canoni di bellezza ed estetica siano cambiati nell’arco di 15 anni. Non tutte le eroine infatti ricalcano le forme sinuose e snelle delle versioni “cartoonate”. Tolte Bloom e Stella, le altre fate rispecchiano le fisicità e l’aspetto della maggior parte delle ragazze di oggi, imperfette, ma reali. Un punto a favore per la serie. Ma, far sparire anche i personaggi principali dalla sceneggiatura sembra davvero troppo: nel cast infatti, mancano all’appello ben 2 protagoniste della storia originale. Tutti d’accordo che Tecna fosse la fata meno quotata (colpa del taglio dei capelli), ma la dolce ed amabile Flora invece, era una delle favorite. Nessuno si spiega il perché di tale scelta.

Per non parlare della caratterizzazione di ognuna di esse: tranne Bloom, la quale resta sempre la drama queen della situazione, fragile, insicura, ma con l’indole da leader, tutte le altre sono forse state caricate un po’ troppo. Stella ad esempio, la bisbetica biondina che dispensava consigli di moda alle sue amiche, è diventata una scostante ed aggressiva snob che guarda dall’alto in basso chiunque le si avvicini.

Neanche Musa è come ce l’aspettavamo: la versione originale controllava ed amava la musica, e adorava stare con le sue amiche. La Musa in carne ed ossa risulta invece avere il potere di sentire le emozioni altrui, e le cuffie le usa principalmente per isolarsi dal gruppo.

Terra, stravagante cugina di Flora (e sua sostituta), è quella che abbatte maggiormente gli stereotipi estetici dei millennials: in carne e apparentemente insicura sul suo aspetto fisico, si rivelerà molto forte e decisa.

L’unica che non fa alzare nessun sopracciglio resta dunque Aisha: la fata di colore che controlla l’acqua ricorda molto il suo personaggio originale. Tolti tutti i pregi e i difetti sulla caratterizzazione delle fate, resta una mancanza estetica cruciale: nella serie le Winx non si trasformano e non hanno le ali. Ma, a giudicare dal finale di stagione, i produttori potrebbero sorprenderci.

Per quanto riguarda la controparte maschile, anche gli Specialisti sono cambiati: Riven resta sì la testa calda del gruppo, ma (almeno per adesso) non sa neanche chi sia Musa. Anche Sky non è il ragazzo perfetto che tutti adoravamo: all’inizio della serie infatti, pur essendo visibilmente attratto da Bloom, intesse una tossica relazione con Stella. Tra i guerrieri di Alfea, c’è però un altro personaggio che, al passo con i tempi, strizza l’occhio alle comunità Lgbt: Dane, il giovane specialista del primo anno, frustrato ed insicuro sul proprio orientamento sessuale.

La storia

Come per i personaggi, anche la trama differisce molto dalla serie animata. Il soggetto è comunque incentrato su Bloom e sulla ricerca della sua vera identità, ma gli eventi passati e le avventure a cui assistiamo in the Winx saga sono completamente cambiati. Tutto inizia con il ritorno dei Bruciati, esseri spaventosi ed aggressivi che sembrano essersi risvegliati dopo l’arrivo di Bloom nella scuola (sarà un caso?).

Nessuna traccia di Valtor, o delle studentesse di Torrenuvola. A ricordare vagamente il trio delle Trix sarà l’infiltrata malvagia Beatrix (l’assonanza non è certo casuale) che si dimostrerà legata a Bloom da un passato comune. Il finale sorprende: dopo quattro episodi che faticavano a far decollare la storia, negli ultimi due si concentra tutto il tessuto narrativo, quasi che ogni tessera vada a completare il puzzle, ma non del tutto. Restano infatti ancora mille interrogativi su come evolverà la storia, con un finale più che aperto ed una seconda stagione praticamente già in arrivo, visto anche il grande successo ottenuto.

Una serie che attrae

Dunque, che si tratti di una serie molto lontana dalla matita di Iginio Straffi e dalle sue storie, resta assodato. Ma, nel suo genere di young adult series, The Winx saga resta comunque accattivante. Dallo scenario irlandese di Alfea che ricorda vagamente il castello di Hogwarts, con boschi e laghi annessi, al tono dark-splatter che si scorge nelle scene di combattimento con i bruciati. L’estetica resta dunque apprezzabile, e dona un risvolto più che interessante alla serie. Sarebbe dunque opportuno guardarla lasciando andare via i ricordi legati al cartone, gustandosi l’ennesimo teen drama soprannaturale.