Too Old To Die Young: lo stile di Refn resta intatto



Too Old To Die Young
Screenshot da YouTube

Violenza, crudeltà, ritmi compassati e fotografia al neon per Too Old To Die Young. Nicolas Winding Refn trasporta la sua idea di cinema su Prime Video

Ormai, siamo sempre più “permeati” da un vero e proprio mix di ambiente seriale e ambiente cinematografico. Sono sempre di più i registi di grande calibro che tentano le proprie fortune tramite le serie TV. In principio fu David Lynch con la sua magnifica Twin Peaks. Recentemente, però, sono sempre di più i suoi seguaci, autori che passano alle serie TV. Dunque, anche Nicolas Winding Refn ha deciso di sbarcare, con la sua Too Old To Die Young, nella serialità televisiva.

Stiamo parlando di un regista già navigato, esperto, con alle spalle l’etichetta di autore danese più significativo, insieme a Lars Von Trier. Tantissimi i suoi capolavori, a partire dalla trilogia del Pusher, passando per Bronson, finendo a Drive, il suo più conosciuto e premiato. Molti definirebbero Refn uno sperimentatore, uno a cui non piacciono le cose facili e che si reinventa ad ogni film che passa.

Così, abbiamo una miriade di film tutti diversi tra loro, dal biopic drammatico (Bronson) al noir violento (Drive) fino addirittura all’horror psichedelico (The Neon Demon). Too Old To Die Young, però, è qualcosa di diverso. Non è una serie TV, a dispetto di tutte le caratteristiche. No. Anzi, è un vero e proprio film noir a puntate“, lungo tredici ore, che mostra tutte le caratteristiche del cinema refniano: corruzione, violenza, giustizialismo, lentezza, atmosfera, regia incredibile e fotografia al neon, dai colori accecanti e quasi fastidiosi.

Ma non è tutto. A supportarlo nella scrittura vi è anche una vera e propria colonna del fumetto noir internazionale, quell’Ed Brubaker noto per i suoi cicli su Batman e Daredevil e per aver “ucciso Captain America.
Pronti ad immergervi in un mondo oscuro?

L’abisso

Too Old To Die Young si presenta come una vera e propria serie antologica, dove ogni stagione parlerà di una storia diversa a sé stante. In questo “lungo film di 13 ore”, come definito dallo stesso Refn, l’intreccio è creato da due storie parallele (ma non tanto, come scopriremo man mano).

Da una parte ci sarà Martin Jones (un quanto mai freddo e spietato Miles Teller), un poliziotto di Los Angeles che ricalca in toto il silenzioso personaggio di Ryan Gosling, già visto in Drive e Solo Dio Perdona. Martin, pian piano, sarà trascinato in un vortice di violenza, corruzione, vendetta, sangue e redenzione. Con facilità non solo finisce, per colpa di un debito, al soldo di un gangster locale, ma scopre anche una sezione “segreta” del dipartimento del procuratore distrettuale che dà la caccia ed elimina i malviventi sfuggiti alla giustizia.

Per controparte, invece, avremo la storia di Jesus (Augusto Aguilera), figlio di una boss del cartello messicano. Sua madre Magdalena (Carlotta Montanari) è stata uccisa proprio da Martin. Dunque, cercherà con astio e violenza la sua vendetta, consapevole di poter essere calmato solo da sua moglie Yaritza (Cristina Rodio), che nel contempo trama qualcosa nell’ombra.

Insomma, Too Old To Die Young è una serie che indaga negli abissi umani. E che si nutre di una forza incredibile, proveniente dall’impianto visivo.

Refn, nel bene e nel male

Too Old To Die Young sicuramente si propone come uno dei nuovi prodotti di punta di Prime Video. Questo perché conta alle spalle un uomo di cinema come Refn, con tutte le sue caratteristiche, benigne o maligne. Il regista danese si propone di rifondare il noir seriale tramite i suoi classici stereotipi.

Per cominciare, vi è un protagonista “refniano”. Miles Teller, infatti, ricalca alla perfezione l’archetipo principe del noir contemporaneo. Pochissimi dialoghi, espressioni facciali ridotte all’osso, una freddezza “robotica“. Insomma, Teller calza alla perfezione con il classico antieroe della tradizione del regista danese. Un antieroe che non crede nella giustizia (pur facendone parte) e che preferisce farla da solo, pur districandosi nel suo mestiere da detective. Un ritratto dell’America contemporanea, in pratica. La serie, infatti, rappresenta una vera e propria critica alla società odierna.

A fargli da mentore ci sarà Viggo (John Hawkes), alle dipendenze della mistica Diana (una fantastica Jena Malone). Dall’altro lato, Augusto Aguilera sarà animato anch’esso da una freddezza calcolatrice tipica della criminalità brutale.

Ma Too Old To Die Young è anche un grande esercizio tecnico. Oltre al montaggio e alla regia poco scorrevole, classica del danese, ritroviamo anche una fotografia al neon degna di capolavori come Solo Dio Perdona, alternata a sequenze aride, spoglie, che riportano quasi a scenari western. A fare da contorno, una violenza improvvisa, brutale, che è un’altra caratteristica principe della filmografia refniana.

Insomma, è Refn. Nel bene e nel male.

La lentezza

Questo male è rappresentato proprio dalla lentezza delle sequenze. La narrazione, come gran parte della filmografia del regista, stenta a decollare, se non in rare accelerazioni improvvise di sequenze sanguinolente e ai limiti della sopportazione. Too Old To Die Young, come detto già precedentemente, rappresenta Refn allo stato principe.

Un regista che mette bene in sequenza, secondo i suoi dettami (piacciano o meno), tutto ciò che l’America rappresenta al giorno d’oggi. L’America del nero, delle trame oscure, del violento degrado sociale verso il quale si sta lentamente scivolando. Come tutti i più grandi registi, Refn esplicita tutta la sua espressività, se ne strafrega di tutti i limiti imposti dalla comunità televisiva e ostenta ancora una volta tutta la sua “lentezza” cinematografica.

Too Old To Die Young non è un’esperienza facile. Rappresenta un viaggio, un lungo (e pesante, inutile ribadirlo) road movie nei meandri della malata società americana. Un viaggio che non lascia mezze sensazioni, o si ama dal primo momento o si odia. Ma che, ovviamente, non lascia mai indifferenti.

Questo è il vero Nicolas Winding Refn. Prendere o lasciare. Noi, ovviamente, nell’attesa di un continuo e di una seconda stagione, prendiamo a man bassa una serie dannatamente bella.

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