Torrone dei defunti: antica tradizione culinaria campana



In Campania in occasione della giornata dedicata alla celebrazione dei morti si cerca di addolcire l’atmosfera con la preparazione del famoso e morbido ‘torrone dei defunti’

[…] Non vive ei forse anche sotterra, quando
gli sarà muta l’armonia del giorno,
se può destarla con soavi cure
nella mente de’ suoi? Celeste è questa
corrispondenza d’amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l’amico estinto
e l’estinto con noi, se pia la terra
che lo raccolse infante e lo nutriva,
nel suo grembo materno ultimo asilo
porgendo, sacre le reliquie renda
dall’insultar de’ nembi e dal profano
piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
e di fiori odorata arbore amica
le ceneri di molli ombre consoli […]

L’illustre poeta italiano, Ugo Foscolo, nella sua celeberrima opera ‘I Sepolcri’, sottolinea l’importanza del ricordo del defunto da parte dei vivi come consolazione della perdita, una vera e propria ‘corrispondenza d’amorosi sensi’.

In Italia, tra l’1 e il 2 novembre, ricorre questa tradizione che affonda le sue radici in epoche lontane con l’intento di rendere omaggio ai defunti. Secondo una antica tradizione popolare, infatti, le anime dei cari tornerebbero alle proprie case stanche del viaggio e per tale motivo bisognava lasciare il letto libero, un secchio d’acqua, un po’ di pane e un lume acceso. Tale festa è legata al tentativo dell’uomo di esorcizzare le sue paure, instaurando così un legame col defunto.

Per questa ricorrenza le varie Regioni d’Italia presentano usanze diverse. In Campania si cerca di addolcire una giornata così triste con la preparazione del famoso ‘torrone dei defunti‘. A tale proposito un’antica tradizione racconta che dai tempi del dopoguerra, nei quartieri popolari, era consuetudine in questa giornata andare in girotorrone con una cassetta di cartone a forma di bara, ‘u tavutiello‘, gridando: “Famme bene, pe’ li muorte: dint’a ‘sta péttula che ‘ce puórte? Passe e ficusecche ‘nce puórte e famme bene, pe’ li muorte” (traduzione: Fammi del bene per i morti: in questo grembiule che ci porti? Uva passa e fichi secchi porti e fammi del bene, per i morti).

Dunque il torrone morbido a base di cioccolato, diverso da quello classico poiché è più morbido,  e con una forma che ricorda la cassa da morto, diventa prodotto tipico di questo giorno nella tradizione culinaria napoletana e casertana ed è definito ‘morticell‘. In questo modo il 2 novembre trova il suo equilibrio tra il dolore per il ricordo della perdita di un caro e la gioia di poterlo commemorare.

Un’altra tradizione, legata alla produzione del torrone, racconta di bambini che portavano del torrone in dono ai defunti, da qui la denominazione di ‘torrone dei defunti’.

A Castellammare di Stabia vige ancora oggi l’antica consuetudine di regalare alla propria amata il torrone come augurio di una lunga vita.

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