Idrogeno verde
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Il nuovo piano del ministro Cingolani per avviare la transazione ecologica nell’epoca di Draghi. Ecco le dichiarazioni

Non si torna indietro. Il bene del paese e la ricerca di energie rinnovabili è l’obiettivo prefissato dal governo Draghi. Una sola parola dovrà essere ripetuta per far in modo che la transizione ecologica diventi realtà: investire. E il nuovo ministro pentastellato Roberto Cingolani, insediatosi lo scorso 13 Febbraio nel ministero della transazione ecologica, ha già un piano ben preciso.

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Ieri, il ministro Cingolani, ha illustrato ieri le sue linee guida alle commissioni Ambiente e Attività produttive di Camera e Senato. Il suo discorso è stato chiaro ed è stato lui stesso a racchiuderlo in una frase: Io spero che, se avremo lavorato bene, fra dieci anni i nostri successori parleranno di come abbassare il prezzo dell’idrogeno verde e di come investire sulla fusione nucleare – ha spiegato Cingolani ai parlamentari – Questa è la transizione che ho in testa.”

Le dichiarazioni

L’universo funziona con la fusione nucleare, quella è la rinnovabile delle rinnovabili – ha annunciato – Noi oggi abbiamo il dovere nel Pnrr di potenziare il ruolo dell’Italia nei progetti internazionali Iter e Mit sulla fusione”. Perché “quello è un treno che non possiamo perdere“. E poi “non possiamo non considerare l’idrogeno verde come la soluzione regina, è sostanzialmente il vettore ideale”. Secondo Cingolani, “fra dieci anni avremo l’idrogeno verde e le automobili che andranno a celle a combustibile”, mentre “le batterie le avremo superate, perché hanno un problema di dismissione, e staremo investendo sulla fusione nucleare, che ora sta muovendo i primi passi nei laboratori”. Sul tema dell’idrogeno verde il ministro ha spiegato che “abbiamo un decennio per rendere la nostra società competitiva”, perché “al momento non abbiamo gli impianti, non sappiamo come stoccare e come utilizzare l’idrogeno”.

Il neoministro ha indicato anche la necessità di una transizione burocratica: “Cioè la burocrazia al servizio della transizione”. Si tratta della “catena di procedure che porta al rilascio del permesso per aprire i cantieri, i tempi adesso sono piuttosto lunghi”. Perciò Cingolani propone una revisione delle procedure amministrative sul modello del ponte di Genova. Poi bisogna anche aggiornare il piano energetico nazionale e si deve aprire il nuovo Mite ad un dibattito pubblico sulle opere e infine, ha detto Cingolani, “vorrei lasciare a chi verrà dopo un Ministero digitalizzato e internazionalizzato”.

Insomma il piano sembra chiaro, a parole. Riuscirà Cingolani in primis, e il governo Draghi, a portare a termine questo importante piano per l’ambiente, il futuro e l’Italia? ovviamente noi speriamo di sì, sperando che il piano della transizione ecologica travalichi qualsiasi burrasca possa abbattersi sul governo italiano.

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