Tumore del colon-retto nei giovani: lo studio italiano sulla placenta
In sintesi. Il tumore del colon-retto che colpisce i giovani riattiva programmi biologici tipici della placenta, secondo uno studio pubblicato su Cell Press Blue da un gruppo internazionale di ricercatori guidato dall’Italia. Nei tumori giovanili compare una firma placentare e si riattivano sequenze Hervh, derivate da antichi virus. Le terapie per i pazienti non cambiano ancora.
I punti chiave
- Un gruppo internazionale di ricercatori guidato dall’Italia ha pubblicato su Cell Press Blue uno studio sul tumore del colon-retto nei giovani.
- I ricercatori hanno trovato la “firma placentare”, un insieme di proteine legate allo sviluppo embrionale e placentare, solo nei tumori dei pazienti più giovani.
- Le proteine della firma placentare svolgono tre funzioni: interazione con il sistema immunitario, invasione dei tessuti circostanti e risposta ai problemi nella duplicazione del Dna.
- Le sequenze Hervh, derivate da antichi virus entrati nel Dna umano, sono inattive nella maggior parte delle cellule adulte e nei tumori del colon-retto dei giovani possono riattivarsi.
- Secondo gli autori dello studio la placenta non provoca il cancro e non esiste un collegamento diretto con una precedente gravidanza: la somiglianza riguarda il funzionamento delle cellule.
Un gruppo internazionale di ricercatori guidato dall’Italia ha scoperto che il tumore del colon-retto nei giovani riattiva meccanismi biologici usati dalla placenta. Lo studio è pubblicato sulla rivista Cell Press Blue.
Le cellule del tumore giovanile riaccendono programmi della placenta
I ricercatori hanno confrontato i tumori del colon-retto a esordio tardivo con quelli che compaiono in età giovanile. Solo nei tumori dei pazienti più giovani hanno trovato una “firma placentare”: un insieme di proteine legate allo sviluppo embrionale e placentare.
Le proteine di questa firma svolgono tre funzioni principali:
- aiutano le cellule a interagire con il sistema immunitario;
- favoriscono l’invasione dei tessuti circostanti;
- intervengono nella risposta ai problemi che possono verificarsi durante la duplicazione del Dna.
Secondo i ricercatori, la firma contribuisce a spiegare perché il tumore del colon-retto a esordio precoce abbia caratteristiche diverse da quello diagnosticato in età avanzata.
Gli antichi virus nel Dna umano hanno un ruolo centrale
Il meccanismo che riaccende queste funzioni coinvolge una famiglia di sequenze genetiche chiamata Hervh. Le sequenze derivano da antichi virus che, nel corso dell’evoluzione, sono entrati a far parte del Dna umano.
Nella maggior parte delle cellule adulte le sequenze Hervh sono inattive. Partecipano però alla regolazione di processi importanti durante lo sviluppo embrionale e placentare. Nei tumori del colon-retto dei giovani, invece, possono tornare ad attivarsi.
La riattivazione è collegata all’ambiente alterato delle cellule tumorali. In queste cellule cambiano sia la forma del nucleo sia la struttura che lo circonda, e ciò favorisce l’accensione delle sequenze normalmente spente.
Placenta e tumore: una somiglianza, non un nesso di causa
Gli autori precisano che la placenta non provoca il cancro. Non esiste neppure un collegamento diretto con una precedente gravidanza. La somiglianza riguarda il funzionamento delle cellule.
Le cause dell’aumento dei tumori del colon-retto prima dei 50 anni non sono ancora del tutto chiarite. Alimentazione, obesità, sedentarietà, fattori ambientali e predisposizione genetica possono contribuire al rischio, ma da soli non spiegano tutte le caratteristiche della malattia.
Chi ha firmato la ricerca e cosa succede adesso
Il lavoro nasce dalla collaborazione tra l’Ospedale Niguarda di Milano, l’Istituto Airc di Oncologia Molecolare (Ifom), l’Istituto Nazionale Genetica Molecolare “Romeo ed Enrica Invernizzi” (Ingm) e le Università di Milano e Torino. Hanno partecipato anche l’Icgeb dell’Area Science Park di Trieste, l’Università Vita-Salute San Raffaele, l’azienda Cogentech e l’Istituto Nazionale Oncologico Candiolo.
Il coordinamento è stato affidato a quattro ricercatori:
- Salvatore Siena, dell’Ospedale Niguarda e dell’Università di Milano;
- Alberto Bardelli, dell’Ifom e dell’Università di Torino;
- Beatrice Bodega, dell’Ingm e dell’Università di Milano;
- Vincenzo Costanzo, dell’Università di Milano e dell’Ifom.
Per i giovani pazienti la scoperta non cambia ancora le terapie. Conoscere le caratteristiche molecolari del tumore a esordio precoce apre la strada a cure mirate, ma servono ulteriori studi prima di arrivare a trattamenti utilizzabili sui pazienti.
Domande frequenti
Il tumore del colon-retto nei giovani c’entra con la placenta?
Gli autori dello studio parlano di una somiglianza nel funzionamento delle cellule, non di un nesso di causa. La placenta non provoca il cancro e non esiste un collegamento diretto con una precedente gravidanza.
Che cos’è la firma placentare nel tumore del colon-retto?
È un insieme di proteine legate allo sviluppo embrionale e placentare, trovato solo nei tumori dei pazienti più giovani. Queste proteine aiutano le cellule a interagire con il sistema immunitario, favoriscono l’invasione dei tessuti circostanti e intervengono nella risposta ai problemi nella duplicazione del Dna.
Cosa sono le sequenze Hervh nel Dna?
Hervh è una famiglia di sequenze genetiche derivate da antichi virus, entrati nel Dna umano nel corso dell’evoluzione. Nella maggior parte delle cellule adulte sono inattive, ma nei tumori del colon-retto dei giovani possono tornare ad attivarsi.
La scoperta sul tumore del colon-retto nei giovani cambia le cure?
No, per ora la scoperta non cambia le terapie per i giovani pazienti. Conoscere le caratteristiche molecolari del tumore a esordio precoce apre la strada a cure mirate, ma servono ulteriori studi prima di arrivare a trattamenti utilizzabili.
Chi ha condotto lo studio italiano sul tumore del colon-retto nei giovani?
Lo studio nasce dalla collaborazione tra l’Ospedale Niguarda di Milano, l’Istituto Airc di Oncologia Molecolare (Ifom), l’Istituto Nazionale Genetica Molecolare (Ingm) e le Università di Milano e Torino, con altri istituti. Il coordinamento è di Salvatore Siena, Alberto Bardelli, Beatrice Bodega e Vincenzo Costanzo.

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