Un anno senza David Bowie, the man who “changed” the world



David Bowie

David Robert Jones, in arte David Bowie: uno show man esistenzialista, un trasformista, un’anticonformista, un’instancabile sperimentatore, capace di reinventarsi fino alla fine. L’uomo che ha rivoluzionato la musica e la cultura popolare, l’8 gennaio 2017, avrebbe compiuto 70 anni. #AccadeOggi

Il 2016 è iniziato con la morte di David Bowie a soli 69 anni: era il 10 gennaio. Una morte programmata, un’uscita di scena da grande star. Una dipartita annunciata dall’uscita dell’album Blackstar.

La sua parabola – di cui si farà solo un breve accenno in questo articolo – parte dal quartiere di SoHo a Londra, dove un giovanissimo ragazzo di Brixton cercava la sua strada per il successo. Ad accendere quel successo contribuirono le suggestioni della scena underground della Pop Art, una forte personalità, l’eccentrico trucco e uno sguardo magnetico: non un’anomalia genetica, l’eterocromia, ma un’anisocoria, una differenza di dimensioni delle pupille, legata probabilmente ad una scazzottata adolescenziale.

Affascinato dal mito del superuomo, nel ’72 Bowie diede la vita – o fu posseduto chissà – da Ziggy Stardust, una divinità spaziale profetica, che viveva candidamente di cocaina, ostentando la propria bisessualità e ammiccando al teatro rock di Sir Michael Philip “Mick” Jagger.

Ziggy really sang, screwed up eyes and screwed down hairdo

Like some cat from Japan, he could lick ‘em by smiling

He could leave ‘me to hang

Came on so loaded man, well hung and snow white tan.

So where were the spiders while the fly tried to break our balls

Just the beer light to guide us,

So we bitched about his fans and should we crush his sweet hands?

Ziggy played for time, jiving us that we were Voodoo

The kids was just crass, he was the naz

With God given ass

He took it all too far but boy could he play guitar.

Making love with his ego Ziggy sucked up into his mind

Like a leper messiah.

La celebrazione di Ziggy arrivò dopo tre album quasi ignorati, contenenti tracce come Space Oddity, The Man Who Sold the World e Life on Mars. Ma il ribelle della colonna sonora di diverse generazioni, seppellì prestocome già annunciato dal testo dell’omonima canzone Bowie era noto per i suoi stessi rimandi e le autocitazioni della sua discografiaanche l’androgino messia spaziale: seppellito se stesso nel suo alter ego, risorse dalle proprie ceneri, come testimoniato più tardi nel testo Ashes to Ashes del 1980.

Con Rock ‘n’ Roll Suicide dell’11 aprile 1974, secondo singolo estratto dal concept album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, annientò Ziggy Stardust, con un progressivo senso del dramma, sia a livello melodico che a livello teatrale: una riflessione sullo status di rockstar e su quella perdita di entusiasmo che segna la fine della giovinezza.  «Quando sei tanto giovane non riesci a credere che ti possa venire meno la capacità di essere così entusiasta e spavaldo nei confronti del mondo, della vita, dell’esperienza. Sei convinto di avere praticamente scoperto tutti i segreti della vita. Rock ‘n’ Roll Suicide era un modo per dichiarare la fine dell’effetto-giovinezza». 

You’re too old to lose it, too young to choose it

And the clock waits so patiently on your song

You walk past a cafe but you don’t eat when you’ve lived

too long

Oh, no, no, no, you’re a rock ‘n’ roll suciide

Chev brakes are snarling as you stumble across the road

But the day breaks instead so you hurry home

Don’t let the sun blast your shadow

Don’t let the milk float ride your mind.

Con l’uscita di Rebel Rebel, il cantante/performer diede l’addio definitivo al trucco e ai colori sgargianti del glam rock. Poi l’arrivo in scena del “sottile Duca bianco”, ispirato al protagonista del film di Nicolas RoegThe Man Who Fell to Earth: un decadente cantante romantico con i capelli rossi gellati all’indietro, cinto da costosi completi di alta sartoria, mentre sinuoso si sposta sulla scena illuminato solo da un faro bianco (il White Light Tour).

La personificazione del Duca Bianco nacque con la tournée di  Station to Station, un album di transizione datato 1976: dalla musica funk e soul, ora Bowie virava verso i sintetizzatori e la musica elettronica (su influenze dei tedeschi Kraftwerk), anticipando la successiva “trilogia di Berlino” (Low, Heroes, e Lodger) registrata con Brian Eno.

In questo album Bowie sperimentò le sue capacità canore, dal tono ipnotico dell’omonimo brano d’apertura, allo spasmodico esistenzialismo di Word on a Wing. Ciò trovava una corrispondenza nell’apertura di Station to Station sul rumore di un treno in corsa, in una sorta di ricerca spirituale. Se nel ’72 Ziggy Stardust aveva sepolto il fenomeno hippie, ora che anche il glam-rock aveva esaurito la sua carica estetico-musicale trasgressiva, subentrò il momento d’oro del David Bowie progressive. Entrava in scena il Duca Bianco, figlio della disco più che del rock, che quasi narcisisticamente cavalcava l’onda di tempi in cui c’era più spazio per le grandi utopie.

Oltre la maschera c’era un evidente talento musicale, che lo portò a innovarsi e rinnovarsi nel tempo: una voce particolare e una lungimiranza avanguardistica che sono state d’ispirazione per la musica stessa.

Dal futurismo del Bowie “berlinese”, della fine ‘70, sarebbero nati gruppi del calibro dei Joy Division e dei Bauhaus. Un inno alla distruzione delle barriere, colonna sonora di Christiane F e i ragazzi dello Zoo di Berlino, Heroes nasceva durante una delle frequenti visite di Bowie al museo dedicato al movimento espressionista Die Brücke e al suo quadro preferito, “Gli amanti tra le mura del giardino” di Otto Müller.

Oggi la musica piange ancora il suo eroe. Bowie ci ha lasciati troppo presto, con un testamento musicale di rispetto, ma non facendo presagire neanche il miraggio di un talento del suo calibro. Oggi, ad un anno di distanza, chi ascolta la musica, quella vera, rimpiange un suo concerto e solca il proprio viso con una lacrima mentre intona:

… came back like a slow voice

on a wave of phase ha hase

that weren’t no D.J. that was hazy cosmic jive

There’s a starman waiting in the sky – C’è un uomo delle stelle che aspetta nel cielo

he’d like to come and meet us – vorrebbe venire e incontrarci

but he thinks he’d blow our minds.

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