Usa: elezioni 2016. La tensione e la sfida Trump/Clinton

USA

La sfida tra i due candidati, Clinton e Trump, divide l’opinione pubblica mondiale. Tra poche ore, l’esito elettorale.

Progressisti e conservatori, o democratici e repubblicani, europei timorosi delle conseguenze che una cattiva leadership potrebbe portare al vecchio continente, già dilaniato da una crisi economica e politica senza precedenti. A essere preoccupati sono soprattutto i paesi mediorientali, nei cui territori si conduce oggi una battaglia determinante per le sorti dell’intero pianeta.

La Siria si è trasformata nell’osservatorio geopolitico più importante, e in essa sono oggi in ballo gli equilibri internazionali fra le potenze occidentali e non. Il governo siriano resiste ai colpi dei terroristi islamici, mentre l’Occidente intravede, nella possibile caduta dell’attuale mandato, un pretesto per proporre candidati meno ostili al dominio statunitense.

Dall’altro lato la Russia di Putin, in prima linea nella battaglia contro i jihadisti dello Stato Islamico e, contemporaneamente, tesa a porre un freno alle pretese egemoniche Usa. A maggior ragione, il Cremlino è preoccupato per le possibili ripercussioni che l’elezione della deputata democratica comporterebbe nei rapporti diplomatici, dal momento che quest’ultima non sembrerebbe propensa a un dialogo e a una soluzione di pace in Medioriente, ma si sarebbe limitata a difendere le categorie sociali che il candidato repubblicano è incline a criticare e a discriminare.

Per contro, Trump propone una politica interna ambigua e non troppo tollerante verso le minoranze etniche, tuttavia si dimostra equilibrato in politica estera e incline a trattative con i paesi “ostili”, oltre che favorevole a smantellare le basi Nato disseminate nell’Europa dell’Est. Quale sia la migliore soluzione per le sorti degli Usa, (e in parte anche per la situazione globale), sarà il popolo americano a decidere.