Venerdì 17: tutte le suggestioni dietro ad un giorno normale



venerdì 17
Immagine da Pixabay

Come si è arrivati a considerare il Venerdì 17 un giorno nefasto? Ecco una serie di curiosità, tra credenze millenarie e superstizioni

Oggi è venerdì 17, e nel 2020 ce ne saranno altri due ad Aprile e a Luglio (giusto per non smentire il detto popolare anno bisesto, anno funesto): per alcuni un giorno come un altro, per i più superstiziosi, invece, foriero di negatività e catalizzatore di sventure.

Ma da dove e come nasce questa credenza attorno ad una semplice combinazione di numeri e giorni della settimana?

Alla demonizzazione del numero 17 hanno contribuito diverse leggende: la prima arriva dalla Francia e si rifà alla personalità di Luigi XVII, mai diventato Re di Francia perchè morto tragicamente all’età di 10 anni durante i tumulti della rivoluzione francese. Per questo motivo il suo successore assunse il successore di Luigi XVI assunse il nome di Luigi XVIII, cancellando di fatto il numero 17 dall’araldica borbonica.

La storia più accreditata riguardo alla natura nefasta del venerdì 17 affonda però le radici della cultura latina quando, sulle lapidi, si faceva scrivere VIXI vissi, sono morto: quattro grafemi che, combinati, possono diventare anche un numero, solo il 17.

La tradizione nefasta del venerdì 17 ha radici tutte italiane ma anche il resto d’Europa ha i suoi giorni “catalizzatori di sfiga”: la cultura anglosassone, per esempio, ha scelto il venerdì 13: il venerdì è infatti tradizionalmente il giorno della Passione di Cristo, appena ventiquattro ore prima dell’Ultima Cena, con 13 commensali a tavola, e il tradimento di Gesù da parte di Giuda.

Secondo la tradizione, dunque, sarebbe meglio non organizzare cene con 13 invitati, e soprattutto, non di venerdì.

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