Vittorio Gassman: 20 anni fa se ne andava “Il mattatore”



Vittorio Gassman omaggio
Screen da yt

20 anni senza Vittorio Gassman: uno dei pilastri della commedia all’italiana ci lasciava nel sonno il 29 giugno 2000

Vittorio Gassman, uno dei quattro assi della commedia all’italiana insieme a Sordi, Tognazzi e Manfredi ci lasciava nel sonno esattamente 20 anni fa. Ma non solo cinema, durante la su carriera, sempre alla ricerca della perfezione, si è distinto egregiamente anche a teatro. 

Non era romano di nascita, essendo nato a Genova il 1 settembre 1922, ma era stato adottato dalla nostra capitale. Anzi, secondo i più era diventato con gli anni più romano dei romani stessi. Era però capace di mimetizzarsi in tutte le regioni d’Italia, grazie al suo naturale talento nel saper ripetere perfettamente tutte le inflessioni dialettali e regionali della penisola. Insieme ad Anna Magnani e Marcello Mastroianni ha ricevuto una doppia targa stradale per le strade di Roma.

L’appellativo che lo ha sempre contraddistinto è “il mattatore”. Gli fu assegnato dopo il successo in uno spettacolo televisivo dallo stesso titolo che poi divenne anche un film di Dino Risi. Vittorio Gassman più di altri meritava tale appellativo grazie al suo apparente fare tutto senza sforzo. In realtà la sua naturalezza era il frutto di una infaticabile ricerca del dettaglio e della perfezione; ad ogni lavoro aveva la necessità di superarsi.

Nonostante di lui si dicesse che fosse bipolare e che soffrisse di una certa depressione, nonché che facesse fatica a vivere con il “peso” del successo, agli occhi di tutti appariva sempre energico e gioviale. Usava il suo corpo come uno strumento d’arte, anche se prima di consacrarsi allo spettacolo aveva provato a distinguersi nel basket universitario. Nel ’43 debuttò a teatro a Milano con Alda Borelli nella “Nemica” di Niccodemi, ma fu effettivamente notato solo all’Eliseo di Roma, dove dette prova del suo immenso talento. Al teatro non ebbe difficoltà ad imporsi, mentre al cinema è passato prima per ruoli minori. 

Il primo importante ruolo che lo rese celebre come villain bello e seduttore è quello in “Riso Amaro” di Giuseppe De Santis nel 1949. Gli anni ’50 furono ancora all’insegna del teatro dove si distinse nella lettura di Shakespeare e con l’“Orestiade” di Eschilo per la regia di Pasolini. Poco dopo arrivò il ruolo di Peppe ne “I Soliti Ignoti” di Mario Monicelli, la cui maschera l’ha accompagnato per molti anni a seguire. Con la prima commedia all’italiana gli fu infatti data la possibilità di essere altro. Da allora ha iniziato a lavorare con i grandi registi del tempo tra cui Dino Risi, Luigi Zampa, Luciano Salce, Ettore Scola. Sono questi gli anni in cui prenderà parte a film cult quali “Il Sorpasso”, “L’Armata Brancaleone”, “Profumo di donna” e “C’eravamo tanto amati”.

Ebbe una fiorente carriera anche all’estero grazie alla sua conoscenza di molte lingue: prese parte infatti a molte collaborazioni internazionali e al fianco di importanti esponenti del settore. Si cimentò anche come regista, ma il suo posto era davanti alla telecamera o su un palcoscenico. Era proprio in scena che “sognava” di morire e c’è quasi riuscito. Chiuse la sua carriera con un spettacolo che per molti è considerato un vero testamento artistico: “Ulisse e la balena bianca”. 

Per quanto riguarda la critica, se oggi Vittorio Gassman è considerato uno dei più talentuosi attori che i nostri cinema e teatro abbiano avuto, all’epoca non gli era riconosciuto molto. Sognava un teatro a lui dedicato, ma lo ha avuto solo dopo morto; meritava l’Oscar ma dovette “accontentarsi” solo un premio a Cannes. Il Festival di Venezia lo ha insignito solo di un premio alla carriera nel 1996 quando avrebbe potuto notarlo prima. Non ha avuto quindi in vita la gloria che meritava e chissà se non ha influito il suo essere uno spirito libero e anticonvenzionale, anche e soprattutto nella sua vita privata.

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