Pasolini: il ragazzo di vita che non meritiamo, ma di cui avremmo bisogno



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Immagine di Dominio Pubblico

Nella ricorrenza del 44esimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, ricordiamo il poeta, tra i maggiori intellettuali del XX secolo

Pier Paolo Pasolini era la complessa contraddizione che scandalizzava e turbava il Belpaese tra il dopoguerra e la metà degli anni settanta. Fu un attento e meticoloso osservatore della società italiana, “hater” della borghesia e delle sue geometrie, condannava la società del consumo con un sempre presente e un innato portamento per l’Italia della cultura popolare. Comunista, cattolico e omosessuale. Facile capire come la sua non sia stata una vita tranquilla, anzi, sempre tormentata da effimere accuse, denunce, e trafitta quotidianamente da dita puntate contro.

L’odio per la borghesia e il consumismo

Pasolini denunciava la malerba dei mass-media della società consumistica, attuando crude e lungimiranti constatazioni di ciò che essi erano stati, di ciò che essi erano e a cosa avrebbero portato. La televisione (per come lui la intendeva) era il frutto velenoso della borghesia, e il consumismo, causa-effetto di tutto ciò, stava drasticamente e irreversibilmente schiacciando l’identità e la cultura popolare e appiattendo persone e idee. “Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta

La morte

Era, per la sua indole combattiva e spregiudicata, un peso per molti. Per troppi, purtroppo. Il suo assassinio si mortifica di trame complicate, che vanno dall’accusato Pino Pelosi, fino ad arrivare all’archiviazione del caso nel 2015. Pier Paolo Pasolini fu assassinato brutalmente all’idroscalo di Ostia, nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975. Il suo percorso di vita fu costellato da costanti braccaggi, ai quali ha sempre reagito sfidando a viso aperto i suoi persecutori, ed è forse questa sua grande forza ad averlo portato, con fiducia e senza timore, al suo omicidio.

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