Zen Circus per la prima volta a Sanremo con “L’amore è una dittatura”

The Zen Circus

I The Zen Circus si esibiranno per la prima volta al Festival di Sanremo: per l’occasione il brano scelto è “L’amore è una dittatura”. Ecco testo e significato

Anche la band pisana The Zen Circus salirà sul palco dell’Ariston la prossima settimana tra i big della 69°edizione del Festival di Sanremo. Per loro, così come per molti altri cantanti di quest’anno, sarà la prima volta sul grande palco sanremese. Per presentarsi al meglio porteranno un brano dal titolo “L’amore è una dittatura”, che rispecchia perfettamente il loro modo di fare musica. Un pezzo scritto interamente dalla band che spazia tra il messaggio sociale e l’interiorità di ognuno di noi.

Significato del brano

Il loro pezzo presenta un testo complesso e articolato, che tocca svariati temi sociali di cui oggi tanto si parla. Si affrontano l’emigrazione, l’omosessualità, l’amore disilluso e la speranza di un’attesa. C’è poi la vita, con le sue difficoltà e le sue occasioni complicate che stentiamo a raggiungere, mentre il tempo continua a scorrere.

Hai la democrazia dentro al cuore, ma l’amore è una dittatura fatta di imperativi categorici. Ma nessuna esecuzione, mentre invece l’anarchia la trovi dentro ogni emozione”: sono questi i versi centrali del brano. Qui viene richiamato anche il titolo della canzone e i The Zen Circus lo fanno paragonando cuore amore ed emozioni a tre forme di governo, l’una l’opposto dell’altra.

Così è come se ognuno di noi sia fatto di democrazia/ il cuore che non ci fa fare discriminazioni e ci fa provare affetto per qualsiasi cosa; sia fatto di dittature/ l’amore, che una volta trovato non ci lascia più andare; e infine, sia fatto di anarchia/ le emozioni, che nonostante tutto sono infinite e vanno sempre nelle più molteplici direzioni. In poche parole, l’altro importante messaggio del brano è che tutti noi ogni giorno siamo vittime del tempo che passa e dei nostri travagli emotivi che derivano da attese e speranze.

Testo del brano

Ci hanno visti nuotare in acque alte fino alle ginocchia
ed inchinarci alle zanzare pregandole di non mescolare
il nostro sangue a quello dei topi arrivati in massa con le maree

le porte aperte, i porti chiusi, e sorrisi agli sconosciuti
che ci guardano attoniti mentre ci baciamo,
da uomo a uomo, mano nella mano

una sigaretta non lo racconta ci vuole forse una vita intera
o una canzone non certo questa,
altri maestri, altri genitori

che non rinfacciano quello che sei, quello che vuoi
quello che eri
esistere è giusto un momento
chi vive nel tempo muore contento

e sì, ci hanno visti contare le pietre di questo deserto
pazienza, perdere tempo con il cielo, farlo di lavoro
pagati per immaginare qualcosa che non puoi fotografare

mi spiego meglio, senza nascondermi dietro a cazzate
scritte per caso in questa palestra dell’orrore
ecco la pietra, ecco il peccato,
un cane pastore lo fa per amore,
Non per denaro, non per rancore,

Non per la lana esiste il gregge
Né per la legge
Siamo delle antenne, dei televisori
Emettiamo storie che fanno rumore

Cerchiamo la donna della vita o l’uomo della morte
Strade interrotte, eterni sorrisi, figli sangue del nostro lavoro
Non ci somiglieranno, figli ormai del mondo intero
E perdere la monotonia di quando tutto era al suo posto

I topi cacciati, debellati, mostri tutti sotto al letto
E lasciar volare via quell’abbraccio conosciuto
Di chi in nome del tuo bene ha distrutto il tuo passato
Quando arrivi tu se ne vanno gli altri

Sai che non va bene ma ti piace arrangiarti
Come fanno in quei paesi che non sappiamo pronunciare
Ma che ci piace addomesticare a parole
Ero presente al momento dei fatti

Il fatto non sussiste
Mettetelo agli atti
Ma non hai paura di nessuno
Se non della tua statura

Hai la democrazia dentro al cuore
Ma l’amore è una dittatura
Fatta di imperativi categorici
Ma nessuna esecuzione

Mentre invece l’anarchia la trovi dentro ogni emozione
Tu stammi vicino, anzi lontano abbastanza
Per guardarti il viso dalla stanza dei miei occhi
Aperti o chiusi, non importa
Sono occhi quindi comunque una porta aperta
Il tempo passa lo senti da questo orologio

Mentre lavori dentro un bar, ad una pressa o in un ufficio e
E speri ancora che qualcuno sia lì fuori ad aspettarti,
Non per chiederti dei soldi, neanche per derubarti,
Non per venderti la droga e soffiarti il posto di lavoro
Ma per urlarti in faccia, che sei l’unica, sei il solo
Sei l’unica, sei il solo