ZONa Cinema: Cuore Selvaggio, il “romanticismo” grottesco di Lynch



Cuore Selvaggio

Nella cinematografia di David Lynch, Cuore Selvaggio rappresenta apparentemente un’opera a sé stante. Grande rilettura de Il Mago Di Oz

Al cinema classico, David Lynch ha sempre strizzato l’occhiolino, fin dalle epoche più antiche. Tutto è ormai accelerato, fiammeggiante. Tutto lanciato su una strada le cui miglia vengono bruciate come una sigaretta aspirata selvaggiamente.

Il regista è uno dei più richiesti di Hollywood, lavora senza sosta, notte e giorno, anche su più progetti contemporaneamente. Infatti, nel bel mezzo della lavorazione di Twin Peaks, David Lynch estrae dal cappello Cuore Selvaggio, traendolo da un romanzo di Barry Gifford.

Cuore Selvaggio, apparentemente, sembra un qualcosa di amorfo, la cosa che più si scosta dallo stile lynchiano, quello grottesco, a cui il regista ha abituato. Questa volta, siamo sul set di un road movie, che strizza l’occhio a Easy Rider e che stupisce per la sua mancanza di freni inibitori. Assomiglia quasi ad un’opera di Bernardo Bertolucci, ma attualizzata e mischiata con tutto ciò che rientra nella cultura di Lynch.

Un po’ erotico, un po’ noir, un po’ Mago Di Oz (una delle opere cinematografiche preferite di Lynch). Proprio a quest’ultima, l’opera attua un eco fortissimo, dato che è la sua “attualizzazione”. La cittadina idilliaca di Velluto Blu ha lasciato il posto a un America rovente, bruciata dal sole. Non esistono più le cittadine chiuse e claustrofobiche. Esiste la libertà, il vivere allo stato brado, la sregolatezza.

Non per questo, però, la rappresentazione del mondo cambia. Il film mette in scena un mondo cattivo, senza pietà, mai visto così cinico e violento in un’opera lynchiana. In qualche modo, diventa precursore del revival pulp che si avrà poi due anni più tardi con Tarantino e Le Iene. Diventa precursore della Rivolta di Los Angeles del 1992. Un film passato in sordina, ma importantissimo dal punto di vista sociale.

Lula & Sailor

Cuore Selvaggio è basato sull’omonimo romanzo di Barry Gifford, uscito anch’esso nel ’90. Per la seconda volta, David Lynch si confronta con un’opera letteraria. Lui, che è abituato ad aguzzare l’ingegno e a far tutto da solo. Il regista amò il libro a tal punto da scriverne sceneggiatura (adattata) e girare il film.

Due amanti, Sailor Ripley (Nicolas Cage) e Lula Pace Fortune (Laura Dern), si separano dopo che il primo viene incarcerato in seguito ad un omicidio commesso per legittima difesa. Dopo il suo rilascio, i due fuggono per andare in California, violando apertamente gli obblighi di libertà vigilata. Marietta Fortune, la madre psicopatica di Lula che aveva già inizialmente cercato di fare uccidere Sailor, sguinzaglia un detective privato e tutte le sue conoscenze nella criminalità per trovarli.

Cuore Selvaggio ci regala una sorta di anticipazione di quello che poi farà Oliver Stone con Natural Born Killers. Un’avventura folle, stralunata, grottesca, ma anche tanto tenera ed emotiva. In un folle mondo che, per David Lynch, è la prassi.

La prova del nove

La storia di Cuore Selvaggio diventa leggendaria. Oltre alla realizzazione in tempi davvero stretti (parliamo di qualche mese), per la prima volta il regista leggendario approda a Cannes. Naturalmente, quando David Lynch approda in una qualsiasi manifestazione cinematografica, ci va per vincere.

E così capita anche qui. A Cannes, pur tra mille detrattori (che spesso si sono ravveduti con il passare degli anni), riceverà una meritatissima Palma d’Oro dalle mani di Bernardo Bertolucci.

Insomma, se c’è stata una vera e propria prova del nove, nella carriera del regista, è stata proprio quella di Cuore Selvaggio. E il risultato parla da solo, perché la prova è stata ampiamente superata.

Dal punto di vista prettamente tecnico, invece, il film rappresenta un bello stacco rispetto agli altri film, in quanto la violenza diventa figura chiave. Lynch, per la prima volta, diventa realista: riprende il sangue che schizza sugli scalini, il cranio sfondato del killer, i pezzi di cervello che fuoriescono. Tutte caratteristiche figlie di una regia isterica che (non facciamo fatica a pensarlo) registi come Tarantino e Stone hanno poi ripreso di lì a poco.

Spettacolo.

La consacrazione

Il dado è tratto. David Lynch è una star. Cuore Selvaggio è un cult. Dopo questo film, il regista del Montana si consacra come uno dei registi più influenti non solo degli anni ’80 e ’90, ma addirittura della storia cinematografica.

La sua, di storia, però, è appena cominciata. Ci saranno altre perle nella sua carriera, tutte quante degne di essere raccontate. Mulholland Drive, Strade Perdute, Inland Empire sono solo alcuni nomi.

Per ora pensiamo al prossimo, ovvero il nome che ha riformato la serialità televisiva per come la conosciamo oggi: Twin Peaks.

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