helen mccrory
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Si è spenta a soli 52 anni l’attrice britannica Helen McCrory, stroncata dopo una lunga lotta contro il cancro. Ad annunciarlo suo marito, l’attore Damian Lewis

È dalle parole, poche ma significative, di suo marito, che capiamo di “che pasta” fosse fatta Helen McCrory: “È morta come ha vissuto. Senza paura“. Senza paura.

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Helen era così. Viveva così. Sempre. Un ruolo che non ha mai abbandonato, che ha portato con sé in tutte le grandi interpretazioni. Lo era con una chioma corvina, cinta da ciocche biondo cenere, quella di Narcissa Black nella fortunata saga di Harry Potter. Lo era nell’interpretazione dell’energica Cherie Blair, moglie del Primo Ministro Tony, sia nella pellicola The Queen che ne I due Presidenti. Ma era Helen soprattutto quando indossava i panni della straordinaria, temeraria, iconica Elizabeth Gray – per tutti Zia Polly – nella serie Peaky Blinders, per la quale ha ricevuto il plauso universale della critica.

Helen McCrory è l’attrice dell’attimo, del contorno che impreziosisce, che rende reale ed emozionale la scena. Ma è anche arco narrativo, presenza da protagonista, totalizzante. Riuscire a dare il massimo in poche scene, essere costantemente di fronte ai riflettori: entrambe le possibilità richiedono un talento attoriale importante, e la McCrory li deteneva entrambi. Stretti saldamente in pugno.

Madre

Helen McCrory ha interpretato Narcissa Black negli ultimi tre film della saga di Harry Potter. Poche scene l’hanno vista protagonista. Ma importanti. Volto rigido, elegante, eppure in grado di mostrare crepe. Semplice poterlo esprimere con parole: ma la grandezza dell’interprete è di mostrarlo anche senza parlare. La Narcissa della McCrory è una donna prostrata al potere, ma non dalla paura. È pronta a rischiare la vita per la sua famiglia, per quello che è “just a boy“. Seppur con opportunismo, confermerà la (finta) morte di Harry Potter, permettendogli di utilizzare un attacco a sorpresa contro Voldemort. Una madre che salva suo figlio, e – rischiando la vita – anche quello di qualcun altro. Anche J. K. Rowling, infatti, ha voluto ricordare l’attrice scomparsa: “Sono devastata nell’apprendere della morte di Helen McCrory, un’attrice straordinaria e una donna meravigliosa che ci ha lasciato troppo presto. Una notizia straziante“.

Regina

Cinque stagioni non basterebbero a raccontare le gesta di Polly Gray, l’impavida regina dei gipsy di Birmingham. Una donna costretta suo malgrado a vivere e combattere in un mondo di uomini. “Zia Polly” che ha dovuto mandare avanti gli affari di famiglia, crescere i nipoti, mentre gli altri Shelby erano occupati nella Prima Guerra Mondiale sul fronte occidentale. Helen McCrory ci ha regalato cinque stagioni straordinarie con interpretazioni granitiche, che spesso hanno messo in ombra attori del calibro di Cillian Murphy, Tom Hardy o Sam Clafin. Polly è sostanzialmente il manifesto attoriale della McCrory.

E non poteva essercene uno migliore. Una donna forte, capace di perdonare se stessa, di essere in grado di convivere con il proprio dolore, con le proprie inevitabili insicurezze, una donna vera – pur con le sue contraddizioni. È una donna che teme l’amore, ma lo “affronta”, lo abbraccia, lo vive. Polly è donna viva. Polly è Helen McCrory. Helen McCrory è Polly, come nessun’altra potrebbe essere. E come nessun’altra sarà mai.

“Viviamo da qualche parte tra la vita e la morte. In attesa di andare avanti. E alla fine lo accettiamo. Diamo la mano ai diavoli e li oltrepassiamo”

Proprio dal alcuni membri del cast di Peaky Blinders arrivano alcuni dei messaggi più toccanti. Come quello di Cillian Muprhy, che scrive: “Ho il cuore a pezzi per aver perso un’amica così cara. Helen era un essere umano bellissimo, premuroso, divertente e compassionevole. Era anche un’attrice dotata, impavida e magnifica. Ha elevato e reso umana ogni scena, ogni personaggio che ha interpretato.” Sam Clafin, che è entrato nel cast solo nell’ultima stagione, tuttavia ha percepito quanto i “veterani”, la grandezza dell’attrice scomparsa: “Grazie per tutto quello che hai fatto. Per tutto quello che hai donato. E tutto ciò che hai lasciato. Sei stata un’insegnante. Una guida. Un capo. Un’ispirazione. E un’amica, per tanti. Ogni volta che ho avuto la fortuna di vedere il tuo volto in una stanza affollata, mi sentivo bene. Eri una presenza così forte. Un’attrice così dotata e versatile. Una persona così gentile e generosa.”

E poi ancora la diplomatica Clair Dowar in Skyfall, Rosanna Calvierri in un iconico episodio di Doctor Who (I Vampiri di Venezia), la pioniera di letteratura horror Ann Radcliffe, in Becoming Jane, sarà scelta da Scorsese per il suo Hugo Cabret. A lei il primato di aver interpretato per due volte, in due differenti occasioni, l’ex consorte del Primo Ministro del Regno Unito, Cherie Blair. Tutti ritratti di donne così eterogenee, forti e fragili, potenti o sopraffatte. Ritratti veri, mai stereotipati. Richiamando le parole del creatore di Peaky Blinders, Steven Knight: “Perdiamo una delle più grandi attrici della sua generazione“.

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