Agricoltura: i dati dell’ultimo anno ci dicono che i giovani la stanno riscoprendo con avidità, forse per gli ingenti incentivi europei destinati al settore. Forse questi dati evidenziano il gap socio-economico italiano. Nell’emergenza e nell’urgenza lavorativa fare e farsi da sé rappresenta l’unica alternativa, l’unica speranza

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Non c’è al mondo un’attività più antica dell’agricoltura e allo stesso tempo più indispensabile, eppure così bistratta in Italia e in Occidente nel dopo guerra nella corsa al boom economico e ad un sistema capitalistico.

Ma ora alle porte scalpita una nuova generazione che sembra non vergognarsi di interessarsi a campi arati e coltivati. Senza ipocrisie, la situazione che si sta creando è decisamente in crescita perché ci sono agevolazioni e così battere la disoccupazione giovanile puntando sull’agricoltura non sembra più un’utopia. Nell’ultimo anno i dati occupazionali evidenziano che nel settore c’è un incremento di 35 mila posti, di cui 20 mila risultano tra gli under trenta. Dati che si rapportano al 5 % contro l’8 % della media europea.

Agricoltura: la luce in fondo al tunnel del lavoroCerto oggi non si vive di un semplice orticello e della tradizione del mestiere. Questo è un lavoro in espansione e in ricerca di specializzazioni, con evoluzioni nel senso delle start up. Vengono così lanciate nuove start up sull’agroalimentare, sfruttando il potenziale dell’e-commerce, del turismo e della green economy. In questa prospettiva, forse trainati dal successo/fallimento di Expo, aumentano gli indirizzi e le frequentazioni dei corsi di studio sull’imprenditoria agricolo-alimentare.

Per il 2016 sono infatti previsti 160 milioni, di cui: 20 destinati alle start up nel settore agricolo, agroalimentare e pesca; 80 a copertura di investimenti effettuati in azienda; 60 per finanziare l’acquisto di aziende agricole da parte di giovani. L’obiettivo è far crescere una generazione di nuovi imprenditori, capaci di sfruttare – with “green” eyes – le nuove opportunità che la natura ci ha offerto per la nostra sopravvivenza  fin dal principio dei tempi.

Ed è ovvio che i fondi alle imprese della green economy recano un incentivo a creare nuovi posti di lavoro nel settore. Lì dove impera il mobbing non retribuito questa nuova prospettiva è quasi un miraggio, un oasi nel deserto dei sempiterni stages con i soli rimborsi spese (quando si è fortunati), dei lavori saltuari e di quelli da “volontariato”, che però “tanto fanno curriculum”.

Resta il dubbio se stia davvero cambiando qualcosa o se sia solo l’ennesima moda passeggera. Possiamo davvero sperare di riprendere in mano il nostro futuro?  Jonathan Swift  ci aveva avvertiti: 

Chiunque facesse crescere cinque pannocchie di grano o due fili d’erba là dove prima ne cresceva uno solo, avrebbe fatto un miglior servizio al suo paese che tutta la razza dei politici messa assieme”.

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