10 Novembre 2017 - 14:08

American Horror Story Cult 7×10 – a un passo dalla fine dei giochi

American Horror Story Cult

American Horror Story Cult ci lascia spiazzati anche ad un passo dalla fine, risultando avvincente e mai banale fino all’ultimo secondo dell’episodio

Il decimo episodio di American Horror Story Cult si apre con un grande cambio di prospettiva: Bebe, collaboratrice e amante di Valerie Solanas, di cui ci era stata spiegata la storia nella 7×07, si scopre essere colei che ha originato l’intero piano di Kai Anderson.

Questa rivelazione getta luce su diversi eventi descritti organicamente nei vari episodi, facendo emergere quanto questa stagione voglia descrivere l’eterna diatriba tra uomo e donna, attraverso l’utilizzo della politica e delle problematiche attuali causate da essa.

Kai, la vittima sacrificale

Scoprire che Kai avesse iniziato la sua ascesa politica per adempiere ai comandi della SCUM ci ha permesso di entrare ancore più a fondo della sua complessa psicologia: il disperato bisogno di esser ricordato per qualcosa, di avere uno scopo in una vita priva di stimoli ha permesso al personaggio più controverso interpretato da Evan Peters di fungere addirittura da designata “vittima sacrificale” nelle mani delle superiori donne “arrabbiate”.

Questa vicenda si sviluppa a doppio filo con quella politica di Donald Trump e Hillary Clinton, riscontrando degli omonimi all’interno della storyline di questa stagione (non a caso nell’intro abbiamo proprio due persone con la maschera di Trump e Clinton).

Charles Manson, il demone della mente

L’ultimo, grande, leader di sette di cui Kai descrive le gesta nella cosiddetta “ora del racconto” è, senza alcun dubbio, il migliore tra quelli finora citati: il terribile Charles Manson. Considerato una sorta di reincarnazione del diavolo, Manson non è nient’altro che un uomo con un passato difficile e all’eterna ricerca di notorietà.

Già per quanto concerne questo elemento, allora, le analogie con Kai risultano più che evidenti.  Se a ciò aggiungiamo la sua esperienza a capo di una setta (nel caso di Manson la famigerata “The Family), non si può di certo negare che il protagonista di American Horror Story Cult sia un vero e proprio erede di Charles.

Meraviglioso il modo in cui sia stata messa in scena la vicenda del “Cielo Drive”, il massacro avvenuto il 9 agosto 1969 che vide come vittime Sharon Tate, attrice 26 enne e moglie del regista Roman Polanski, incinta di otto mesi. Assieme a lei vennero brutalmente assassinati con coltelli e revolver anche tutti i suoi ospiti.

L’interpretazione di Sarah Paulson nel ruolo di Susan Atkins ci conferma quanto quest’attrice sia straordinaria in tutte le vesti. La scena dell’uccisione di Tate e del suo feto inquietano come poche altre volte in questo show, dandoci la conferma del fatto che non possa esistere nulla di più orrifico della furia del genere umano.

La figura di Manson vista come il “demone della mente” di Kai risulta, per tutte queste ragioni, efficace ed affascinante. La ribellione nei confronti di Bebe, seguita dall’uccisione della stessa da parte della strategica Ally, sorprende il pubblico sia per il plot twist in sé che per la magnifica doppia interpretazione di Evan Peters.

Winter e la falla del sistema

La seconda parte dell’episodio presenta come fulcro principale l’eliminazione della “talpa” che, a quanto pare, ha posto delle cimici  nella villa di Kai per incastrarlo. Sorprendente è scoprire che in realtà si trattasse di un grande piano escogitato dalla vendicativa Ally.

Assieme a lei l’unica collaboratrice possibile, nonché il personaggio più forte della stagione: Beverly Hope, apparentemente divenuta il fantasma di se stessa e completamente “schiavizzata” a Kai.

Colei che diviene la vittima sacrificale descritta ad inizio episodio attraverso i connotati di Kai è proprio sua sorella, l’altra faccia della medaglia, colei che ha da sempre compiuto un doppio gioco pur essendo indissolubilmente legata a suo fratello.

Per questa ragione essa rappresenta l’ultima vittima del gruppo da eliminare, la più grande debolezza del leader dispotico che cerca disperatamente di far sentire la sua voce all’interno di una società che non gli sta bene. Ma cosa accadrà adesso?

Considerazioni finali

Il penultimo episodio della settima stagione di American Horror Story Cult pone le basi per quella che sarà una lotta tra sessi alla conquista del potere: riuscirà Ally a sconfiggere colui che gli ha distrutto la vita, pur rendendola forte come non mai?

Beverly Hope avrà la sua rivincita sulle ingiustizie compiute da Kai e da tutti gli uomini che hanno represso la sua personalità brillante? Come finirà la vicenda del dittatore fragile che tanto abbiamo amato odiare in questi episodi?

Esiste giustizia in questo mondo, o siamo destinati ad essere dominati dalla paura?

Tante le questioni irrisolte, uno solo l’episodio che ci separa alla risoluzione dell’intricata trama tessuta da Ryan Murphy per questa originale annata.

Alla settimana prossima con il finale di American Horror Story Cult, la stagione più bella mai realizzata dai tempi di Asylum.