Arrampicarsi sul Monte Cerreto

Nel cuore dei Monti Lattari, tra scalandroni e scalandrini e i fiori della primavera, questa settimana aZONzo si arrampica con Outdoor sui gradini rocciosi del Monte Cerreto

C’è chi si arrampica sugli specchi e chi sulle rocce delle montagne. Chi trova scuse per non svegliarsi presto e chi trova strade alla ricerca di esperienze nuove. Chi preferisce la domenica sul divano, con tv e braciola annessi, e chi ha bisogno dell’aria aperta con un panino sul prato per sentirsi felice. Con vino e dolcino tutto compreso, naturalmente.

Monte CerretoAbbandonata da tempo la scalata sociale, gli Outdoorini puntano a quella sportiva. Si sale questa settimana sulle rocce del Monte Cerreto. Ci sentiamo oggi trekkers rampanti senza giacca e cravatta.

Con spirito da gita scolastica, tra cuoricini e forme falliche, disegnate sui vetri del pulmino ancora opachi per l’umidità di fine inverno, il nostro Out – primo pulmino – con dietro Door – fratello piccolo – ci portano verso il Valico di Chiunzi. Non è un caso che siamo proprio noi ad essere sempre nel primo. Sarà che siamo un po’ “da fuori”.

Ma nella goliardia delle nostre giornate fuoriporta ci viene perdonato tutto. Ed oggi siamo più ricreativi e festaioli e goderecci del solito.

Con banane nello zaino, grappino nel taschino e cioccolato dark che ci assicurano potassio per il cammino, energia, e un po’ di sana frenesia, ci sentiamo pronti per questi nuovi 12 km di strada.

Monte CerretoCi aspettano i prati in fiore del Cerreto, gli scorci della vetta e l’arrivo al ritorno nella magica Ravello.

 

L’aria è ancora fresca e l’erba è tonica per l’ultima pioggia. Ci guardiamo attorno tra un passo e l’altro: stiamo camminando in mezzo a narcisi bianchi, gigli rossi, e la rara orchiedea del Cerreto. Calpestiamo inconsapevolmente lo zafferano selvatico, ci lasciamo portare dal profumo dell’origano e andiamo alla ricerca degli steli di finocchietto. Nella terra ancora umida sbirciamo qualche porcino e le prime fragole di bosco.

È l’ingresso della primavera sui Lattari.

Monte CerretoAttraversiamo felci e castagni ed arriviamo a località Tuoro. Aggiriamo il promontorio di Colle Calavricito e raggiungiamo poi il Tuoro Stellante, dove meravigliose rocce calcaree di origine marina, affiorano dalla terra a strati e si ergono spoglie di vegetazione. Sono le nostre dolomiti nude e pittoresche.

Siamo sul sentiero principale dell’alta Via dei nostri Monti, tra Agerola e il Valico di Chiunzi, affacciati sui territori montani di Ravello, Tramonti, Corbara ed Angri, Scala, Lettere e Gragnano, a camminare tra pendici scoscesi e valloni angusti, lungo un percorso che alla fine degraderà adagio verso il mare.

Sono nostri e 2 passi da casa questi luoghi, eppure sembra di stare ogni volta in un mondo magico e sconosciuto.

Selve di acero napoletano, ontano e carpino sostituiscono i vecchi cerri del secolo scorso che hanno dato il nome alla nostra montagna. Rari esemplari ancora in piedi ci ricordano che abbiamo superato i mille metri.

monte Cerreto

Seguiamo colui che oggi è il “moscardino del Cerreto”, affiancato eccezionalmente da un prodotto autoctono di origine protetta e garantita. Ruspante uno e loquace l’altro, “agresti” quanto basta per guidarci perfettamente verso la cima selvaggia del Monte, ci portano ad affrontare la vena dello Scalandrino e poi quella ancor più impegnativa dello Scalandrone.

Il percorso prosegue in verticale tra i sassi. Arrampicarsi sulle pareti rocciose di una montagna è puro divertimento. È un piacere insito nel movimento stesso, a prescindere dalla mèta, dal percorso e dal tempo della salita.

Attaccarsi alle rocce, issarsi, inerpicarsi, ascendere ad una vetta, è uno sforzo fisico ma soprattutto una sfida mentale.

È un gioco che tempra il corpo e ossigena la mente. Ci sprona a continuare, ci sollecita a non fermarci, ci tende oltre i limiti e oltre la paura.

Imprechiamo di tanto in tanto “ma chi ce l’ha fatto fare!”, ma in fondo ogni domenica siamo qui.

Durante la salita senti la pelle ruvida della montagna sotto le mani. La tocchi, la conosci, l’accarezzi, la fai tua. Frughi con mani e piedi insieme tra le fessure delle pareti, per trovare il punto d’appoggio migliore, per salire e non cadere.

Non puoi distrarti e non hai più tempo per parlare, né più voglia di mangiare. Devi restare concentrato, ma senza pensare alla meta e nemmeno alle difficoltà. La vivi e basta ed hai l’adrenalina a mille.

Monte CerretoLe nostre capacità cognitive aumentano, facciamo l’esperienza del bilico e alla fine della salita avremo aumentato anche la nostra autostima. Abbiamo superato egregiamente anche lo Scalandrone. Alziamo i bastoncini al cielo e puntiamo alla vetta del Cerreto.

Nella parte centrale della catena dei Monti Lattari, seconda cima dopo il monte Molare, dopo circa 40 minuti di salita ripida e “faticata” arriviamo alla vetta del monte Cerreto, 1316 m sul mare delle 2 coste.

Affacciati sulla piana di Castellammare, con il Vesuvio di fronte e Procida in lontananza, restiamo a mangiare appagati sul prato avvolti da una morbida foschia. Questa leggera bruma ha riempito l’aria e ci rende invisibili le altre cime che pur si vedono da quassù: i Picentini e il Cilento a sud con le montagne lucane, e i Monti Ernici del basso Lazio e le Mainarde molisane. Ma per oggi basta così, perché tanto ci ritorneremo.

Ci culla questa nebbiolina insieme al brusìo della Primavera. La croce, il rifugio e noi sdraiati sotto le nuvole della nostra terra.

Monte Cerreto

Ci aspetta ancora il bosco incantato dei castagni, il paesaggio mediterraneo del borgo di Ravello e la temutissima scalinata costiera fino a Sambuco.

Sul libro di vetta scriviamo il nostro nome. Ricorderemo per sempre anche questa giornata. Un’altra vetta condivisa con gli avventurieri dell’Outdoor.

 

 

“Il gioco è l’esultanza del possibile”

Martin Buber