Assassin’s Creed, ispirato al famoso videogioco e diretto da Justin Kurzel, delude critica e pubblico ma regala comunque buoni momenti di cinema

Forse eccessive le critiche ricevute dall’adattamento cinematografico dell’omonimo gioco Ubisoft Assassin’s Creed del regista Justin Kurzel (Macbeth) che, pur con i suoi numerosi difetti, meriterebbe invece, nel complesso, un voto al di sopra della sufficienza.

La trama

Fonte: MyMovies

Callum Lynch (Michael Fassbender) sta per essere condannato a morte per l’omicidio di un pappone. L’esecuzione è però soltanto una messa in scena orchestrata dalla potente Fondazione Abstergo che fa segretamente trasferire Callum nel quartier generale sito in Spagna, a Madrid.

L’intenzione dell’Abstergo è quella di servirsi dell’uomo per fargli rivivere i ricordi di un suo antenato (Aguilar de Nerha) morto 500 anni prima, appartenente alla setta degli Assassini, e riuscire a scoprire dov’è stata nascosta la cosiddetta “Mela dell’Eden”, un aggeggio meccanico consegnato all’umanità da un’antica civiltà che dà il potere, a chi lo usa, di tenere sotto controllo la violenza insita negli uomini.

I Templari bramano da secoli tale manufatto e con la Abstergo al loro servizio sentono che il desiderio può presto avverarsi. Callum potrà rivivere e mostrare i suddetti ricordi venendo collegato a una macchina, l’Animus. La Dr.ssa Sophia Rikkin (Marion Cotillard), figlia del CEO della Abstergo Alan Rikkin (Jeremy Irons), è a capo del progetto e starà a lei dover convincere e poi guidare Callum alla ricerca della Mela nella Spagna dell’Inquisizione di fine 1400.

Dal videogioco al film

Qualunque forma avesse assunto il prodotto, Assassin’s Creed di Justin Kurzel avrebbe fatto comunque storcere il naso a parecchi. È arduo per un progetto così ambizioso provare a soddisfare allo stesso tempo due tipi di pubblico, in questo caso videogiocatori e non.

Purtroppo ancora in molti quelli non riescono a tenere separati i videogiochi dai film o, più comunemente, i libri dai film che, molto spesso o quasi sempre, riescono ad essere fedeli nel migliore dei casi solo in minima parte all’opera di partenza.

Cinema, libri, videogiochi viaggiano su diverse lunghezze d’onda, si basano su modi e schemi totalmente diversi di intrattenere il lettore – videogiocatore – spettatore. Non a caso per ogni prodotto il fruitore prende un nome diverso.

La pellicola di Justin Kurzel può essere vista da una prospettiva diversa da quella assunta dalla maggior parte della critica e può addirittura venir considerata coraggiosa. A ben vedere, Kurzel & company sono giovani (in pratica il blocco di Macbeth ha lavorato a questo film) e con voglia di sperimentare ed è evidente che volessero farlo al meglio.

Le buone intenzioni si percepiscono dall’inizio del film. È chiaro il tentativo di accontentare anche i videogiocatori accaniti attraverso le numerose sequenze legate al celebre videogame targato Ubisoft, verso cui è stato mostrato enorme rispetto e fedeltà nelle atmosfere, nelle scene d‘azione e nel girato ambientato tra presente e passato.

Citazioni infinite vengono inserite in un contesto storico nuovo, la Spagna dell’Inquisizione. Il regista ha voluto quindi dare un tocco personale ad un prodotto che fin dall’idea di volerlo portare sul grande schermo ha rischiato di diventare un lavoro detestabile. Al contrario, è molto coinvolgente, ad esempio, la prima sincronizzazione di Callum in un Animus che, inevitabilmente, non sarebbe potuto essere nella resa cinematografica un apparecchio che costringe alla staticità il protagonista.

Trattasi invece di un braccio meccanico dinamico grazie al quale Fassbender fluttua nell’aria come un’aquila e nei ricordi del suo antenato Aguilar creando quell’effetto, riuscito, di fusione tra due epoche, tra passato e presente, tanto caro al franchise.

Lo svolgersi dei ricordi non si discosta dalle modalità di gioco Ubisoft: ognuno di essi è una missione da compiere in contesti e situazioni che ricordano da vicino il videogame, fin nei dettagli: l’assassino, ripreso in semisoggettiva, che sposta con la mano le persone tra la folla, i balzi dall’alto con la lama celata, l’utilizzo di armi non proprie, le corse sui tetti. Insomma, di materiale coerente ce n’è.

È da apprezzare la scelta della lingua originale per i protagonisti spagnoli del 1400. Mentre nei primi minuti la decisione del regista potrebbe far storcere il naso, col susseguirsi degli eventi si riesce invece a valutarla positivamente per l’oculatezza e la misura con cui viene utilizzata. Aguilar e compagni non parlano molto, lasciano che le mani e le lame lo facciano per loro. Come nel gioco, dunque, la storia principale è quella che si svolge nel presente mentre la realtà passata viene sfruttata per scopi precisi da raggiungere nel mondo attuale.

Scene d’azione e di lotta in spazi affollati e/o stretti sono veramente ben realizzate. La macchina da presa sembra a momenti dover scansare parecchi colpi pur di riprendere da vicino i combattimenti. Spettacolo e fascino ammantano le riprese che coinvolgono l’aquila nei suoi voli panoramici.

La sceneggiatura di Micheal Lesslie e Adam Cooper (Exodus-Dei e Re) è un abito ben cucito addosso agli interpreti: nulla di eclatante certo, ma ben adattata al contesto e con battute, se non di altissimo impatto, quantomeno non banali. Lacune e buchi ci sono eccome nella trama (al momento, in parte, giustificabili nella speranza vengano colmati nel sequel) ma la storia, in toto, scorre agevolmente.

Alcune cose lasciano interdetti sia i videogiocatori che i vergini di Assassin’s Creed. Diverse questioni non vengono chiarite, spiattellate sullo schermo come se si parlasse di cose note. Al sequel si deve, pertanto, affidare la speranza che tutti i tasselli vadano messi al loro posto.

Alla fotografia Adam Arkapaw, abile nel far sentire lo spettatore parte delle atmosfere del Paese iberico grazie all’utilizzo di filtri che regalano alla vista immagini calde e polverose, ben distinte da quelle invece ambientate nel presente in cui predomina un clima asettico. Musiche di Jed Kurzel (Alien: Covenant), fratello del regista, che non ci regala nulla di indimenticabile o da annotare.

Ubisoft e Kurzel hanno lavorato praticamente a braccetto a questa realizzazione ed è inimmaginabile credere ad uno slalom su almeno tre questioni fondamentali:

1- “Coloro che vennero prima”;
2- la Mela non è l’unico oggetto sacro/magico esistente;
3- la secolare rivalità tra Assassini e Templari e i suoi motivi.

Il cast di Assassin’s Creed

Michael Fassbender. Un signor attore. L’interprete irlandese è pienamente a suo agio nei panni di Callum Lynch e del suo antenato spagnolo, entrambi personaggi dall’animo cupo. Voto. 7+

Marion Cotillard. La prova dell’attrice francese è molto opaca e a ciò si aggiunge un pessimo doppiaggio. Il personaggio di Sophia Rikkin riesce ad avere, comunque, un certo peso all’interno della pellicola. Voto. 6-

Jeremy Irons. Nei panni del padre di Sophia, Alan, l’attore britannico si destreggia con classe e nei panni del templare altolocato. Voto. 7

Dal sequel, a questo punto, ci si aspetta davvero tantissimo e forse anche di più rispetto a questo esordio che ha deluso molti. Il secondo episodio ci dirà se Assassin’s Creed è un prodotto cinematografo da buttare via e di cui dobbiamo dimenticarci in fretta.