14 Dicembre 2017 - 18:06

Somalia, una kamikaze si fa esplodere tra gli agenti di polizia. Rivendicazione islamista

Somalia

In Somalia durante una consueta esercitazione paramilitare, un kamikaze si infiltra nel campo addestramenti della polizia locale e si fa esplodere provocando ben 25 vittime, tra cui una donna

Numerosi sono stati gli attentati di matrice islamista che negli ultimi anni hanno macchiato col sangue l’avorio del Corno d’Africa, rendendo le regioni a ridosso della costa dell’Oceano Indiano tra le più pericolose del continente nero. Per l’ennesima volta è toccato a Mogadiscio, capitale della Somalia, territorio che una volta fu addirittura assegnato al controllo italiano durante le prime fasi della Seconda Guerra Mondiale. Da allora molte cose sono cambiante, prima fra tutte il Jihadismo.

Nella giornata di oggi, nel centro operativo delle forze di polizia della capitale somala, un kamikaze, dopo aver indossato l’uniforme paramilitare, si è infiltrato nel campo di addestramento delle forze dell’ordine locali e si è fatto esplodere, uccidendo sul colpo 25 agenti e provocando almeno altri 20 feriti. L’intruso è passato completamente inosservato, assieme all’enorme quantitativo di esplosivi che portava con sé, ed è riuscito a dirigersi senza problemi nell’area più popolosa del campo addestramento, laddove gli agenti erano completamente impegnati nello svolgere le consuete mansioni che comporta un’esercitazione di routine.

La deflagrazione è avvenuta sotto gli occhi di tutti, precisamente nell’Accademia d’addestramento di Kahiye, le vittime sono morte sul colpo; tra di esse anche una donna. Alcuni feriti sono stati immediatamente trasportati in ospedale, la maggior parte di questi è in condizioni gravi. Stando alle parole del portavoce della polizia locale, Mohamed Hussein, gli agenti in quel momento erano tutti impegnati nelle prove ufficiali della parata per la celebrazione del ”giorno della polizia”, che dovrebbe tenersi il 20 di Dicembre.

La rivendicazione Jihadista degli Shabaab e il terrorismo molecolare

L’attacco è stato immediatamente rivendicato dal gruppo terroristico degli Shabaab, indissolubilmente legato ad al-Qaeda, il quale avrebbe sin da subito confermato che il numero dei morti sarebbe stato pari a 25, anche durante le prime ore successive all’attentato, quando gli inquirenti pensavano che le vittime fossero solamente 17.

Al-Shabaab è un gruppo terroristico jihadista-sunnnita attivo ormai da molti anni sul territorio somalo, la cui nascita si colloca nell’anno 2006; a partire da allora il gruppo islamista non ha mai smesso di provocare vittime in nome della proprio ideologia fondamentalista, il cui obiettivo pragmatico rimane la cacciata delle forze armate straniere dal territorio, comprese le armate etiopi alleate del governo ufficiale e le organizzazioni pacifiste internazionali che portano aiuti sanitari sul territorio.

Le confusionarie e disparate scorribande di uno scellerato gruppo insurrezionalista, plasmate e modellate da una fanatica rivisitazione dell’ideale dello shari’a, si sono a poco a poco trasformate in una vera e propria organizzazione gerarchica che ha portato nel 2006 alla formazione di una cellula terroristica stabile in Somalia; pur essendo stato individuato negli ultimi anni un leader, Ayman al-Zawahiri, figura nella quale far convergere tutte le operazioni strategiche dell’organizzazione, è ormai chiaro che la struttura della cellula sta diventando sempre più decentralizzata a causa anche del crescente numero dei suoi adepti.

L’incubo del terrorismo molecolare, teorizzato già da qualche anno, in cui è impossibile rintracciare un centro nevralgico operativo, sembra qui essersi concretizzato.

La tragica storia di Mogadiscio, tra governo e terrorismo più di 4500 vittime

L’attentato di oggi si colloca solo al culmine di una lunga serie di attacchi terroristici che hanno sconvolto il Paese, tra i più virulenti quello dello scorso 14 ottobre, sempre nel centro urbano di Mogadiscio. Il numero delle vittime non è mai stato accertato definitivamente. L’ultimo bilancio effettuato ha sottoscritto che il camion bomba, che in quel giorno si sarebbe fatto esplodere a ridosso di un mercato, avrebbe provocato ben 500 morti, passando alla storia come il più sanguinoso attacco al Paese.

I dati forniti dalle Nazioni Unite sono sufficientemente eloquenti e dimostrano la criticità delle condizioni polito-sociali in cui la Somalia si è ritrovata a vivere negli ultimi decenni: tra Gennaio 2016 e 2017 più di 4500 civili sono stati uccisi e feriti in Somalia, più della metà di questi per mano degli Shabaab; la restante parte delle vittime sono cadute per mano del regolare esercito somalo, i caschi verdi dell’Unione africana dispiegati ormai da 10 anni sul territorio del Corno d’Africa.