Bambi, mentre l’uomo spara e la foresta brucia

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Bambi è il quinto film d’animazione dei Walt Disney Studios. Considerato l’ultimo capitolo a chiudere una serie della cosiddetta “Epoca d’Oro” dell’animazione targata Disney. Nel 1942, lo studio californiano subisce ancora danneggiamenti economici dalla guerra, ma realizza un altro grande film

C’è un motivo se la Disney riveste un’importanza storica nel mondo del cinema e dell’animazione. Ne va attribuito il merito, non solo per l’ideazione dei primi lungometraggi animati. Bensì la capacità di realizzarli, di far rientrare le spese, ma soprattutto, di riuscire a continuare.

Ma per progettare e produrre altri film d’animazione, i tempi tra gli anni ’30 e gli anni ’40, non erano certo i migliori. Una considerazione ex post che fa riflettere e fa apprezzare ancora di più il lavoro e la dedizione di Walt Disney e del suo ampio cerchio di animatori in cerca di rivoluzione.

Nonostante le difficoltà, soprattutto in ambito economico, la Disney riuscì comunque a distribuire 5 grandi Classici Disney. Un pentagono che sancisce l’alba dell’animazione, colorata come non mai.

Disney dopo aver stupito il mondo (più volte)

Bambi, nonostante l’uscita nel 1942 come quinto film della Disney, fu il primo a essere progettato dopo il grande successo di Biancaneve e i Sette Nani.

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Dopo la realizzazione della grande Follia Disney, l’animazione era pronta per altri capolavori? Cosa sarebbe servito adesso, per sorprendere nuovamente il mondo intero?

Disney non conosceva la risposta, ma seguì l’istinto. E il suo istinto lo spingeva a sperimentare sempre di più.

Non lo aveva fatto solo con Biancaneve e i Sette Nani, portando alla luce il primo lungometraggio animato nella storia del cinema. Pinocchio, nel suo adattamento cartoonesco, rappresentava una storia seppur semplice molto raffinata, bastò far finire la guerra per rendere il personaggio e il suo mondo un’icona nell’immaginario collettivo.

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Fantasia invece rappresentò l’innovazione fatta arte. Quella miscela e quel legame tra la musica e il movimento – già sperimentato con successo negli altri film e nei corti – che nel film del 1940 rende Topolino più famoso che mai e la Disney tra le aziende maggiormente riconosciute non solo a livello industriale, ma anche culturale e artistico.

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Poco prima di Bambi, nelle sale uscì un altro grande successo disneyano: Dumbo. Una storia semplice di un elefantino che sfida il proprio destino e i propri problemi per trovare la sua strada tra le nuvole, come l’immaginazione che fluttua nei cieli all’interno del cinema e dell’animazione.

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Il contatto con la natura

Cosa mai altro doveva inventarsi la Disney negli anni in cui la guerra distraeva il mondo da qualsiasi forma artistica e da qualsiasi meccanica del consumo? Una nuova rivoluzione artistica fatta cartone animato.

Bambi è tratto dal romanzo Bambi, la vita di un capriolo del 1923. La storia narra di un cerbiatto che, insieme ai suoi amici, compie un viaggio all’interno della foresta nel suo io interiore, da cucciolo inerme diverrà una figura fanciullesca indifesa, fino a diventare un grande cervo, coraggioso e protettivo.

Le difficoltà logistiche e soprattutto economiche costrinsero Walt Disney a spremere fino all’osso la produzione di Bambi, un progetto nato con alte aspettative ma che fu inevitabilmente ridimensionato dal suo supervisore. Questo evento segnerà un distacco eterno tra Walt e i suoi collaboratori, cambiando le sorti dell’animazione stessa.

Ma nonostante ciò, Bambi è un capolavoro, e lo è ancora oggi. Lo è grazie ai suoi personaggi, in primis il protagonista Bambi, protagonista oltresì di una crescita, da cerbiatto curioso e protetto a eroe coraggioso della foresta.

La sua nascita ci viene mostrata come introduzione del film, prima di esserci addentrati nella foresta, luogo in cui si terranno le vicende della pellicola. Un’apertura sancita dalla nascita e dalla nuova vita che rappresenta l’albore di un qualcosa di nuovo che tutti vorranno vedere, un’apertura ripetuta anche in altre pellicole storiche per l’animazione, vedi Il Re Leone o Spirit.

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È nei personaggi e nella loro potenziale capacità nel comunicare che gli animatori puntarono tutto. La Disney si discosta da figure dallo scopo e dall’aspetto coreografico per rappresentare gli animali nella loro intensità, nel loro rapporto con la natura e con gli altri esseri, fino alla paura dell’uomo visto come essere superiore.

Ciò che è da apprezzare in Bambi ancora oggi è l’impressionismo dato dai suoi sfondi. Non più sfondi curati nei minimi particolari, bensì una foresta che fa da contorno agli eventi che ci interessano. Una decisione artistica che si rileva vincente, la fotografia di Bambi è un tributo alla pittura, capace di comunicare attraverso l’essenziale.

Il taglio artistico naturale

Ed è proprio la natura a condividere il più grande ruolo in questa storia, oltre che il cerbiatto Bambi. La natura che solo alla fine del film capiamo essere la potenza più grande di tutte le altre, persino dell’uomo stesso, annientatosi da solo.

Le transizioni ci mostrano la varietà dei colori utilizzati nel rappresentare il passaggio delle stagioni. Quelle stagioni che battono il tempo all’interno del film, percorrendo la crescita di Bambi e del suo mondo.

Ma oltre alla dedizione artistica, Disney ancora una volta collega il tutto alla potenza della musica. Bambi infatti è un film di 70’ in cui le battute si contano sulle dita delle mani. Tutto viene comunicato attraverso gli effetti sonori – come lo sparo dell’uomo – e le musiche che accompagnano i movimenti e le emozioni dei personaggi.

Per la prima volta in un film Disney abbiamo anche un lutto. La madre di Bambi muore in una delle scene più drammatiche della storia dell’animazione. Bambi compie dunque una crescita, diventando responsabile e passando da protetto a protettore, come nella scena finale in cui salva Faline, la sua compagna.

Nonostante gli animatori Disney abbiamo rilasciato ufficialmente dichiarazioni in cui esprimevano il loro disappunto e il loro enorme dispiacere nei confronti dei tagli attuati ai danni del film, Bambi rappresenta comunque un capolavoro animato. Il film che chiude l’epoca d’oro della Disney.