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immagine da pixabay

Per la prima volta ospite in una trasmissione italiana, Barack Obama racconta a “Che tempo che fa” le sue riflessioni riguardo il ruolo da presidente degli USA, la natura ambigua della politica e il timore di sbagliare che accumuna tutti i grandi leader mondiali

Per la prima volta in assoluto, il 44° presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è stato ospite in una trasmissione italiana. In questo caso la scelta è ricaduta su “Che tempo che fa”, il programma televisivo condotto da Fabio Fazio. A causa dell’emergenza sanitaria, Obama è stato impossibilitato a recarsi in studio, e l’intervista si è svolta tramite collegamento telematico da Washington DC.

L’ospitata è stata uno degli eventi inerenti alla promozione della recente biografia pubblicata da Barack Obama, “Una terra Promessa”, che si è subito rivelata un successo editoriale straordinario. Nel suo libro Obama ha parlato del suo tumultuoso percorso, iniziato come figlio di madre originaria del Kansans e padre keniota. Dopo una difficile infanzia, dovuta prima al divorzio dei genitori e in seguito alla morte del padre per via di un incidente stradale; Obama viene cresciuto dai genitori materni, una famiglia bianca e borghese, e poi dalla madre a Honolulu. La dicotomia che caratterizzano le sue origini multirazziali, saranno motivo di conflitto e grande turbamento per il giovane Obama, in cerca di un proprio posto nel mondo, tanto da spingerlo all’uso di marijuana e cocaina. Un periodo della sua vita di cui si pentirà amaramente nel corso degli anni.

La passione per la legge e la politica spingono Barack a iscriversi alla Columbia University per prendere una laurea in scienze politiche, per poi studiare giurisprudenza ad Harvard.

La prima esperienza in politica di Barack avvenne nel 1992, quando aiutò il candidato democratico di allora, Bill Clinton, durante le elezioni presidenziali. Da lì la strada è dura e tutta in salita, che finalmente troverà il suo culmine nell’indimenticabile notte del 4 Novembre 2008, in cui Barack Obama divenne il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d’America. Anche senza condividerne l’attività politica, è innegabile che Obama sia ormai divenuto a tutti gli effetti una figura pop, uno dei presidenti più amati al mondo, la cui storia continua ad ispirare milioni di persone.

Il libro altro non è che un retroscena per portarci nella mente dell’ex presidente e capire “cosa pensava mentre nominava i suoi ministri, fronteggiava la crisi finanziaria globale, si confrontava con Vladimir Putin, superava difficoltà all’apparenza insormontabili per ottenere l’approvazione della riforma sanitaria, si scontrava con i generali sulla strategia militare in Afghanistan, intraprendeva la riforma di Wall Street, rispondeva al disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, e autorizzava l’operazione Neptune’s Spear, che ha portato alla morte di Osama bin Laden”.

Come Obama ha voluto far emergere nel suo discorso a inizio intervista, ciò che gli premeva durante la fase di scrittura, era quella di offrire alle persone l’opportunità di “aprire il sipario e vedere che tutti i grandi leader mondiali, non sono altro che essere umani che devono prendere delle decisioni, nel tentativo di affrontare al meglio queste prove da superare“. Siamo esseri umani che fanno errori e che devono imparare sulla base degli errori commessi“.

Volevo far capire ai giovani lettori”- continua l’ex presidente- “che è possibile occuparsi di politica e vita pubblica, pur mantenendo la propria integrità e i propri valori morali”.

“La politica è imperfetta come tutte le cose che fanno gli umani”

Non sono mancate riflessioni sulla natura contradditoria della politica-“La politica è imperfetta come tutte le cose che fanno gli umani”. Per Obama vi sono due alternative: “è possibile farla bene e dare un contributo positivo alla società, oppure può causare divisioni e conflitti tra le persone“. Quest’ultima dichiarazione sembrerebbe essere una frecciatina a Donald Trump, il cui operato è sempre stato disapprovato apertamente da parte di Obama.

E infatti non è mancata la domanda da parte di Fazio riguardo agli eventi di Capitol Hill. Non potremo mai cancellare quelle immagini. Dobbiamo ricordare che la democrazia non è un dono che viene dal cielo; ogni giorno dobbiamo lottare per non perderla. In ogni paese europeo si vede quello che è successo a Capitol Hill, c’è una gara in tutto il mondo fra chi crede nella democrazia e chi crede nella tensione. Dobbiamo darci da fare di più e credere nei nostri principi“.

Con molta ironia, Barack ha anche svelato qualche inedito dettaglio sulla sua vecchia vita da presidente. “E’ un grandissimo privilegio quello di essere presidente. Tuttavia, talvolta, si ha qualche impressione falsa“. Visibilmente divertito, ha aggiunto – “Si pensa che il presidente viva gratuitamente, ma anche noi dobbiamo fare la spesa. Non andavo io, ma ce la paghiamo noi“.

La cosa interessante della presidenza negli Stati uniti, rispetto ad altri Paesi europei, è proprio il fatto che bisogna traslocare dentro questo ambiente davvero strano. Per quanto grande è il privilegio di soggiornare alla Casa Bianca, bisogna pur sempre scontrarsi con l’altro lato della medaglia: “Nel mio libro la descrivo come un’ambiente a cinque stelle, è difficile andarsene proprio perché hai dei privilegi incredibili. Tuttavia, il senso di isolamento e prigionia è qualcosa alla quale non mi sono mai abituato.

Dopo questo momento di allegria, Obama torna a riflessioni più profonde riguardo al ruolo da presidente di quella che è la più importante potenza mondiale. “Il lavoro da presidente ti fa sentire potente, ma ci sono degli eventi nel mondo che non puoi controllare anche se sei davvero coscienzioso. Ci saranno delle cose che accadranno nel corso del mandato e che ti spezzeranno il cuore”. Quest’ultima affermazione è stata un riferimento alla Guerra civile in Siria. Ma allo stesso tempo, vi sono stati altri eventi che si sono potuti controllare e che hanno permesso di evitare grandi catastrofi, come l’intervento sulla crisi dell’ebola nell’Africa Occidentale. In questa occasione, si è riusciti ad impedire la diffusione di una malattia che si sarebbe potuta rivelare mortale

“Da presidente bisogna riconoscere che non si è in grado di fare tutto come si vorrebbe, ma si può fare molto”

Nell’ultima parte dell’intervista, non sono mancate parole amorevoli verso la moglie, Michelle Obama, e le sue due figlie Sasha e Malia. “Per via del Coronavirus, adesso viviamo insieme e cenano ogni sera con noi a casa. Loro se ne vorrebbero andare, ma per me è una gioia ascoltarle parlare e vedere che sono molto più brillanti e intelligenti di me”

Ha inoltre rivelato che sin da quando era bambino è un grande appassionato di basket: “ero interessato anche al basket ma di certo non ero Lebron James. Non ho mai avuto il sogno di diventare presidente. Io volevo essere un bravo ragazzo, i miei volevano che potessi dare un contributo alla società, avere un lavoro, pagare l’affitto. All’università mi sono sensibilizzato su alcune tematiche. Questo mi ha portato ad abbracciare la vita pubblica e ho pensato di essere abbastanza bravo da prendere la parola per gruppi più grandi della società.

Obama si è infine congedato con un caloroso saluto, ripromettendosi di tornare in studio di persona appena sarà possibile. L’intervista è ora disponibile in versione integrale su Raiplay.